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Fotovoltaico nella PA: la transizione passa da Comuni e comunità energetiche

Scritto da
Andrea Ballocchi
Fotovoltaico nella PA: la transizione passa da Comuni e comunità energetiche
impianti fotovoltaici installati nei comuni
Presenza impianti fotovoltaici nei Comuni italiani (fonte: GSE)

L’Amministrazione pubblica italiana può fornire un contributo fondamentale alla transizione energetica, a partire dalla diffusione del fotovoltaico nella PA. Già oggi, sono 7.776 i Comuni italiani dove è installato almeno un impianto. Se si contano le 7.223 amministrazioni municipali che dispongono di un impianto di solare termico, si può ben dire che nella sfera pubblica, specie nella PA locale l’energia solare è di casa. Lo evidenzia il report Comuni Rinnovabili di Legambiente.

Lo conferma anche il GSE, secondo cui nel corso del 2019 si sono aggiunti 72 Comuni all’insieme delle unità amministrative con un impianto fotovoltaico in almeno uno dei tre settori, per una copertura complessiva alla fine dell’anno sul territorio nazionale pari al 72% dei Comuni italiani.

Nel complesso, il mondo pubblico mostra un significativo numero di impianti fotovoltaici. Se si considera quanto registrato nel Rapporto statistico del Gestore dei Servizi energetici,  sono 20.652 gli impianti sul territorio appartenenti alla Pubblica Amministrazione, compresi gli edifici adibiti all’Istruzione e alla Sanità  (dati 2019), per una potenza di 864 MW (il 4,1% di quella totale).

Fotovoltaico nella PA per un futuro sostenibile

Il fotovoltaico nella PA è da incentivare. Come ha spiegato la stessa Legambiente nel documento dedicato alle proposte sul PNRR, nel quale tra i punti forti trova posto tra i progetti sulle rinnovabili la promozione delle le comunità energetiche partendo dal fotovoltaico sui tetti pubblici.

La possibilità di aumentare l’installato di fotovoltaico sugli edifici, tra cui quelli della PA, lo ha messo in luce uno studio di due ricercatori del CNR, da poco pubblicato su Nature. Partendo dalla necessità di evitare di occupare suolo, dato l’annoso problema del consumo, occorre comunque arrivare a produrre almeno 100 TWh/a di energia elettrica dal fotovoltaico nel 2030. Ciò significa quadruplicare quanto prodotto rispetto al 2020. Tutto questo, per rispondere agli obiettivi del PNIEC, adeguatamente rivisti verso l’alto per renderli coerenti con i più recenti obiettivi del Green Deal europeo.

Ma la seconda e più efficace alternativa al consumo di suolo è il Fotovoltaico integrato nelle infrastrutture (IIPV). Gli edifici, per esempio, rappresentano circa il 40% del consumo totale di energia nei paesi industrializzati. Generare energia in loco è essenziale per renderli energeticamente neutri o addirittura produttori netti. Contando che L’Italia dispone di un milione di immobili pubblici, è facile prevedere quanto possa contribuire il pubblico in termini di diffusione del fotovoltaico nella PA.

Le possibilità di crescita: dalle Comunità energetiche alla Lombardia

Legambiente ha giustamente segnalato le comunità energetiche tra i possibili stimoli per lo sviluppo del fotovoltaico nella PA. Le amministrazioni pubbliche, specie quelle Comunali, possono contare sulla possibilità di creare comunità energetiche. Possono diventare azionisti o membri persone fisiche, piccole e medie imprese, ma anche enti territoriali (quindi Stato, le Regioni, le Province, le Unioni di Comuni, le Comunità montane e isolane e le città metropolitane) e le amministrazioni comunali.

Sempre a proposito di Comunità Energetiche Rinnovabili, molte Regioni hanno promosso normative specifiche per fornire contributi ai Comuni che intendono realizzarle. Quanto potranno contribuire a favorire lo sviluppo del fotovoltaico nella PA?
«Consideriamo che oggi le CER godono di un contributo sull’energia condivisa pari a tre volte il valore all’ingrosso dell’energia. In più se sono realizzate su edifici possono contare su detrazioni fiscale. Se solo impiegano la detrazione ordinaria del 50%, contando anche sullo sconto in fattura risparmiano il 40% circa sul costo dell’investimento. Inoltre, se gli impianti sono installati direttamente su proprietà del Comune che li mette a disposizione della comunità può anche beneficiare di fondi regionali o statali a fondo perduto: quindi avrà un beneficio sia sotto forma di costo dell’impianto ridotto sia contando su un incentivo in conto produzione pari a tre volte il valore dell’energia. Il contesto è decisamente favorevole, contando anche sul fatto che il Comune stesso può essere parte della stessa CER», spiega Emilio Sani, consigliere di Italia Solare.

Ma ci sono altre misure per incrementare il peso specifico del solare nella PA. Proprio per questo, Regione Lombardia ha destinato 8 milioni di euro per impianti fotovoltaici negli edifici residenziali pubblici. Grazie a questo stanziamento si vuole arrivare a installare tra il 2021 e il 2022 impianti fotovoltaici di 4 MW di potenza totale sulle coperture degli edifici adibiti a Servizi abitativi pubblici. Inoltre, dove si rende necessario, i tetti verranno sottoposti a riqualificazione energetica.

Non solo: dallo scorso gennaio la stessa Regione Lombardia ha disposto che gli enti locali lombardi possano far domanda per partecipare al bando che mette a disposizione contributi a fondo perduto per realizzar impianti fotovoltaici e sistemi di energy storage negli edifici pubblici.

Scritto da
Andrea Ballocchi