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Energy manager: luci (e ombre) sui professionisti dell’efficienza energetica

Scritto da
Andrea Ballocchi
Energy manager: luci (e ombre) sui professionisti dell’efficienza energetica

Che importanza e spazio hanno oggi gli energy manager nel mondo industriale e pubblico? È una domanda importante, riguardante i professionisti dell’efficienza energetica, cui il “Rapporto sugli energy manager in Italia” presentato da FIRE offre diverse risposte. La Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia ha svolto un’indagine riferita alle nomine 2019, mostrando anche l’evoluzione del ruolo.

La prima buona notizia è che il loro numero è aumentato: l’anno scorso sono stati nominati 2.391 energy manager in Italia. Di questi, 1.633 sono gli energy manager nominati da soggetti obbligati e 758 da soggetti non obbligati; per quanto riguarda i primi, la crescita è sensibile: +11% in sei anni. È aumentata anche la percentuale di nomine volontarie, con il settore industriale a primeggiare.

Ma il report contiene anche un’indagine, realizzata tra aprile e agosto 2020, che aggiorna e si confronta con quella realizzata nel corso del 2015. Da qui escono diversi aspetti interessanti.

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Energy manager, EGE ed efficienza energetica: gli aspetti positivi dell’indagine

Un primo elemento importante riguarda la crescita del numero di energy manager che ha conseguito la certificazione EGE – Esperto di Gestione dell’Energia. Più della metà di loro l’ha ottenuta (52%) a differenza dell’indagine svolta nel 2015.

Come rileva Livio De Chicchis, energy policy analyst di FIRE, «non solo è incrementata la quota di EGE, ma ci si aspetta un’ulteriore crescita nel corso dei prossimi anni perché tra coloro che non hanno ancora conseguito una certificazione, il 30% intende farlo a breve».

Un altro aspetto positivo riguarda l’attenzione alla propria formazione: «gli energy manager si sono dimostrati molto attenti all’aggiornamento professionale: infatti, l’82% del campione nell’ultimo anno ha approfondito o si è aggiornato su almeno un tema specifico», spiega ancora, ricordando che l’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo pari al 5% del totale: si parla di 121 manager energetici di cui una decina afferente alla Pubblica Amministrazione.

Rispetto al 2015, i  professionisti mostrano un’attenzione ancora più forte all’efficienza energetica che passa naturalmente dalla ricerca di misura dei dati. Per valutare gli effettivi benefici derivanti da un intervento di efficientamento energetico è necessario disporre di un efficace sistema di misura delle performance e indicatori di prestazione energetica (EnPI). Bene, dall’indagine si rileva come il 70% circa degli energy manager ha predisposto un sistema simile, di cui quasi la metà monitora sistematicamente gli EnPI e li confronta con il piano energetico aziendale. Nell’indagine precedente la percentuale dei soggetti che aveva predisposto un sistema di misura delle performance era del 58%.

Per quanto riguarda l’adozione di soluzioni per monitoraggio, «in generale, più del 60% del campione degli energy manager del settore industriale ha realizzato azioni finalizzate all’eliminazione degli sprechi, basilari per fare poi interventi di efficienza energetica – rileva l’energy policy analyst di FIRE – Ciò dimostra da una parte quanto ci sia sempre possibilità per ottimizzare la gestione e ridurre ulteriormente gli sprechi. Dall’altra, si nota come anche chi opera all’energy management nella PA faccia maggiore attenzione a questi aspetti: infatti, sono cresciute tutte le voci positive riguardanti l’eliminazione degli sprechi, ma anche gli investimenti per efficientare i servizi. Un segno che anche i professionisti operanti nel mondo pubblico interpreta al meglio il proprio ruolo».

interventi di efficienza energetica
Interventi di efficienza energetica realizzati nei settori: industry, trasporti, terziario, agricolo

Efficienza energetica e incentivi: il calo dei Certificati bianchi, la crescita degli altri

Un altro dato interessante, presente nell’indagine, riguarda l’utilizzo degli incentivi. «È leggermente aumentata la quota di soggetti che li ha richiesti, ma si è assistito al crollo dei  Certificati Bianchi: il numero di coloro che ne ha usufruito, nel settore aziendale, si è praticamente dimezzato rispetto al 2015», rileva De Chicchis.

Proprio così: tra chi ha fatto ricorso agli incentivi, la metà si è rivolto ai Titoli di Efficienza Energetica, ma si è quasi dimezzata la percentuale di coloro i quali hanno presentato progetti per ottenere i TEE, in linea con la fase di mercato corto che sta attanagliando il meccanismo in questi ultimi anni.

Tuttavia si registra una discreta percentuale di sfruttamento anche del conto termico: «è cresciuto il numero di quanti hanno utilizzato questo sistema incentivante, aumentato del 5-6% rispetto al 2015, raggiungendo una quota del 9% sul totale degli incentivi sfruttati. Altro strumento di cui hanno approfittato ampiamente gli energy manager è l’iperammortamento (5%) e il superammortamento (7%), misure previste nel precedente Piano Industria 4.0».

È aumentato, inoltre, il numero di coloro che hanno ritenuto l’incentivo determinante per realizzare l’investimento: era il 27% nel 2015, oggi è il 32%.

L’indagine ha considerato anche la diagnosi energetica: «alla domanda se avessero partecipato o meno alla diagnosi energetica obbligatoria recente, l’80% del campione ha detto di sì. Lo ha fatto o internamente supportato dal proprio team o esternamente tramite soggetti terzi».

energy manager incentivi
Gli incentivi sfruttati dagli energy manager

Energy manager e criticità: i lati oscuri di un ruolo ancora da scoprire

L’indagine ha messo in evidenza anche le difficoltà nello svolgimento del ruolo di energy manager. «Dal punto di vista della comunicazione sono emerse, invece, criticità maggiori rispetto al 2015. La percentuale di coloro che lamentano problemi di questo genere nei rapporti interni aziendali è aumentata dal 31% al 39%», rileva ancora l’energy analyst di FIRE, sottolineando che di questi, il 25% mostra problemi sia verso l’alta direzione che verso gli altri uffici.

Altro “lato oscuro” riscontrato riguarda le finalità del mestiere. Un terzo degli energy manager ammette di operare senza avere obiettivi aziendali ben definiti. «Ma tra coloro che invece dichiarano di averne, rispetto al 2015 è salita la quota di coloro che hanno obiettivi energetici, rispetto a quelli economici. Cresce, quindi, l’importanza del valore dell’efficienza energetica che va al di fuori del mero contesto economico». Sempre parlando dell’aspetto economico, l’indagine mette in luce come spesso gli energy manager non abbiano a disposizione un budget dedicato all’efficienza energetica: l’80% non ce l’ha per operare investimenti specifici nel settore, ma deve condividerlo con altre aree. «È una percentuale in crescita del 9%», rileva De Chicchis.

Ma in generale come è cambiata la figura dell’energy manager e la sua reputazione? Parlando del suo ruolo e professionalità, circa il 60% del campione ritiene che il suo ruolo sia stabile, il 36% lo reputa in crescita mentre l’8% in diminuzione. In questi ultimi quattro anni il ruolo dell’energy manager sembra, quindi, essersi stabilizzato e avere un potenziale di crescita inferiore rispetto al passato, almeno secondo chi ha risposto all’indagine. Su questo può aver giocato un ruolo la corrente crisi da Covid-19, una verifica potrà avvenire nel prossimo periodo.

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Scritto da
Andrea Ballocchi