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Diagnosi energetica 2020: facciamo il punto

Scritto da
Paola Cozzi
Diagnosi energetica 2020: facciamo il punto

È il Decreto Legislativo 102/2014 – recepimento della direttiva europea EED 2012/27/UE – la legge italiana di riferimento in tema di efficienza energetica. Decreto il cui comma 1 dell’articolo 8 precisa che le grandi imprese – quelle con oltre 250 dipendenti, quelle con fatturato annuo al di sopra di 50 milioni di euro e le imprese energivore iscritte nell’elenco annuale istituito presso la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA) – hanno l’obbligo di effettuare la diagnosi energetica nei siti localizzati sul territorio nazionale.

 

Diagnosi energetica: prossima scadenza e sanzioni previste

La diagnosi energetica – detta anche “audit energetico” – va fatta ogni quattro anni. La prima scadenza prevista dalla Legge è coincisa con il 5 dicembre 2015 e l’ultima con il 5 dicembre 2019. La prossima scadenza – salvo eventuali diverse indicazioni e/o proroghe da parte degli organi competenti – è fissata entro dicembre del 2023.

Ricordiamo che le piccole e le medie imprese non eleggibili al riconoscimento del beneficio come energivore, non sono soggette all’obbligo di diagnosi, ma sono comunque chiamate ad adottare sistemi di gestione volontaria, a condizione che tale sistema includa una diagnosi energetica, realizzata in conformità con i criteri elencati all’allegato 2 al decreto legislativo 102/2014.

Che vi sia o non vi sia l’obbligo di diagnosi, resta comunque fermo il fatto di dovere obbligatoriamente comunicare a ENEA Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – l’esito della diagnosi condotta.

Per le imprese soggette all’obbligo che non eseguono per tempo la diagnosi energetica, ricordiamo che è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria dai 4.000 ai 40.000 Euro. E se la diagnosi svolta non è conforme al Decreto, si applica una sanzione amministrativa che va dai 2.000 ai 20.000 Euro.

Audit energetico: Italia tra i Paese UE più in linea con la Direttiva

Ma qual è il comportamento delle aziende italiane in merito all’obbligo della diagnosi energetica? Nel concreto, quanti rapporti di diagnosi sono stati trasmessi a ENEA a partire dal 2015, anno della prima scadenza per la comunicazione dei dati dell’audit?

Ebbene, presso ENEA esiste una banca dati contenente i dati relativi agli esiti delle diagnosi effettuate dalle aziende, dai quali emerge che l’Italia è in cima alla classifica UE dei Paesi più attenti e puntuali nell’attuazione della Direttiva europea sull’efficienza energetica.

Più nel dettaglio, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2018, sono state inviate ben 16.105 diagnosi energetiche da parte di 8.871 aziende, di cui 5.862 grandi imprese e 2.913 energivore, con un risparmio evidenziato di 896,3 Ktep (Ktep= un migliaio di TEP-Tonnellata Equivalente di Petrolio) l’anno. Di tali diagnosi, oltre il 45% è stato effettuato in ambito manifatturiero e oltre il 15% nel commercio.

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L’Italia è in cima alla classifica UE dei Paesi più attenti e puntuali nell’attuazione della Direttiva europea sull’efficienza energetica

Un “modello Italia”, dunque. Con, alla base, tavoli tecnici permanenti tra esperti di settore e Associazioni, con l’obiettivo di mettere a punto procedure da condividere con i soggetti interessati per l’attuazione dei punti più complessi della Direttiva.

Inoltre, tra gli strumenti rivelatisi efficaci a promuovere l’efficienza energetica nel nostro Paese, i Certificati Bianchi, le detrazioni fiscali per le riqualificazioni energetiche e, appunto, le misure previste dal Decreto Legislativo 102/2014 e dal Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica 2014, documento proposto da Enea che riporta gli obiettivi di efficienza energetica fissati dall’Italia al 2020 e le misure di policy attivate per il loro raggiungimento.

Diagnosi energetica o adesione alla ISO 50001: contributi dalla Regione Lombardia a favore delle PMI

Lo scorso 24 febbraio, la Regione Lombardia ha emanato un bando che finanzia il 50% a fondo perduto le spese sostenute dalle PMI per la realizzazione della diagnosi energetica o per l’adozione della norma ISO 50001 in ognuna delle sedi operative in cui svolgono la propria attività, fino a un massimo di dieci sedi.

Ricordiamo che la ISO 50001 sui “Sistemi di gestione dell’energia – Requisiti e linee guida per l’uso”, versione italiana della norma internazionale ISO 50001, specifica i requisiti per creare e mantenere un sistema di gestione dell’energia, con l’obiettivo di consentire all’azienda il miglioramento della propria prestazione energetica, compresi efficienza e consumo energetici.

Nello specifico, il bando stanzia 2,3 milioni di euro ed è destinato alle piccole e medie imprese che operano sul territorio lombardo, attive nei settori manifatturiero e delle estrazioni di minerali, dunque realtà aziendali la cui attività comporta elevati consumi energetici, pur senza rientrare nella definizione di energivore.

Queste aziende Potranno beneficiare di un contributo di 8.000 euro per le diagnosi energetiche e di 16.000 per l’adozione della norma ISO 50001. Le domande di partecipazione al bando possono essere presentate – obbligatoriamente in forma telematica, per mezzo del Sistema Informativo Bandi onlineentro le ore 16.00 del 31 marzo 2022.

Scritto da
Paola Cozzi