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Transizione energetica: i protagonisti del mercato tracciano la rotta

Transizione energetica: i protagonisti del mercato tracciano la rotta

Durante la tre giorni del Forum Duezerocinquezero promosso da AssoESCo (Associazione italiana delle Energy Service Company e egli operatori dell’efficienza energetica) e dal Comune di Padova, dal 9 all’11 maggio, si sono susseguiti molteplici dibattiti e momenti di confronto sul tema dell’efficienza energetica, della decarbonizzazione, della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile alla presenza di relatori di spicco e rappresentanti di associazioni e istituzioni.

Ecco alcuni dei punti chiave trattatati durante l’evento attraverso le voci dei protagonisti del mercato.

Il ruolo dell’efficienza energetica

Vittorio Cossarini, presidente di AssoESCo:

“Per compiere la transizione energetica, possiamo agire sia sulla supply side (a livello di produzione di energia rinnovabile) sia sulla demand side (facendo efficienza energetica e riducendo i consumi).

L’efficienza energetica, in particolare, produce due effetti importanti: diminuisce il costo energetico e, in seconda battuta, riducendo i consumi, fa sì che le rinnovabili aumentino il loro peso sul mix energetico. L’efficienza energetica, quindi, ha come effetto secondario (ma di primaria importanza), quello di spostare i consumi verso le rinnovabili influenzando i costi totali.”

Servono regole più semplici e chiare

Andrea Brumgnach, vice presidente di Italia Solare:

“Le semplificazioni sono ben accette e sono necessarie per lo sviluppo del settore, ma è meglio farle senza fretta.
Servirebbero poche cose chiare e precise, anche lato incentivi. Se tu incentivi qualcosa e poi lo tassi il doppio provochi un corto circuito sul mercato. La tassazione sugli extra utili delle aziende energetiche, ad esempio, non ha senso.

Pensiamo anche alle Comunità energetiche, che in Europa esistono già e sono una realtà da tempo. In Italia, abbiamo recepito la RED II, ma ora dobbiamo anche attuarla bene. Il decreto attuativo è in ritardo (doveva avvenire entro 180 giorni). Servono regole pratiche semplici e implementabili.

Un altro esempio riguarda gli impianto fotovoltaici a tetto. Se un tempo il payback period era di 5-6 anni, oggi è di 3 anni. Quindi non servono incentivi per installare degli impianti a tetto, piuttosto ne servono per eliminare l’amianto, che è ancora una spina nel fianco.

Restando sul fotovoltaico, servono anche gli impianti a terra. La soluzione non può essere una sola, ma un insieme di soluzioni possibili. Gli impianti a tetto da soli non bastano, bisogna pensare anche ad altro.
Il concetto di aree idonee è fondamentale. I terreni agricoli non coltivati da decenni sono tantissimi e potrebbero essere utilizzati in questo senso. Il giusto mezzo e la concertazione dovrebbero essere il modo per andare avanti e trovare delle soluzioni.

In Italia, manca la certezza. In tutto. Serve dare una regola e poi dare anche il tempo adatto per implementarla senza cambiamenti repentini (pensiamo anche al 110%).
Servono incentivi sostenibili che vadano avanti nel tempo. Devono essere sostenibili perché altrimenti a un certo punto i soldi finiscono. “Meglio darci di meno ma per più tempo”: solo così ci si può strutturare e pensare a strategie di medio-lungo termine.”

Non esiste una transizione facile

Giuseppe Argirò, amministratore delegato CVA per Elettricità Futura:

“L’energia idroelettrica può dare uno straordinario contributo alla transizione energetica. Si tratta di una fonte di energia stabile e programmabile che può accompagnare la crescita delle altre FER.

In generale, occorre accelerare il passo. Non esiste una transizione facile, ma serve anche un approccio pragmatico e realista. La trasformazione avrà bisogno di tempi. Non dimentichiamoci che ci sono interessi in gioco molto importanti.

Alla Cop26 di Glasgow, i capi di Governo hanno detto, parlando di cambiamento climatico, che “siamo sull’orlo di un baratro”. È una presa di coscienza importante. Ora bisogna agire”.

Arturo Lorenzoni, professore di Economia dell’energia, Università degli Studi di Padova:

“Il tema delle comunità energetiche è centrale per compiere la transizione. Secondo le stime del GSE, attraverso le comunità energetiche rinnovabili sarà possibile attivare 7 GW di produzione di energia pulita entro il 2030.

Il tema è ancora più importante se pensiamo che, oggi, una scuola con impianto fotovoltaico sul tetto pagherebbe 7,5 cent a nord, 6 cent sud di energia elettrica contro 35 cent.”

Gestire meglio l’energia

Vittorio Cossarini, presidente di AssoESCo:

“Come lavorano le ESCo nell’industria? Dopo un investimento (che siano pompe di calore, impianto di cogenerazione o altro) deve esserci la gestione. La differenza di una buona gestione rappresenta anche un 2-4% di risparmi energetici. Le ESCo lavorano quindi essenzialmente su questo aspetto fondamentale, la gestione dell’energia.
Fino al 2018 c’erano anche i certificati bianchi che funzionavano bene. Dopo il loro crollo, l’efficienza energetica nell’industria è calata del 20-25%. Un meccanismo che sarebbe da riattivare, con forza e priorità.”

Sono le persone a fare la differenza

Dario Di Santo, Direttore di FIRE:

“Il punto di partenza per compiere la transizione energetica sono le persone, ancor prima degli strumenti. Persone che devono avere le giuste competenze. Di qui il ruolo centrale degli energy manager all’interno delle imprese che invece, oggi, hanno ancora troppo poco impatto sulle scelte e le decisioni aziendali.

Eppure l’energia ha un valore strategico e deve far parte del core business.
Se non c’è una strategia interna non può esserci un vero cambiamento
Quindi, servono persone con le giuste competenze, pianificazione e strategia. Gli strumenti da soli, senza una vision, purtroppo non bastano.”

L’efficienza energetica è core business

Giuseppe Pastorino, presidente AICEP (Associazione Italiana Consumatori Energia di Processo):

“L’impresa industriale ha l’obiettivo di estrarre il maggior valore possibile dalle risorse che utilizza. E l’efficienza energetica, per un’impresa energivora, è quindi il centro delle sue azioni e delle sue politiche.

Oggi manca una reale indirizzo politico strutturato per lavorare seriamente sull’efficienza energetica.
Il messaggio della politica verso le rinnovabili è stato chiaro, ma di efficienza energetica non se ne parla. Non è una novità, ma, se prima si poteva parlare di dimenticanza, oggi dovrebbe rappresentare una priorità per il Paese.
Serve un messaggio chiaro con una volontà politica forte di portarla avanti.
Per aiutare un’impresa energivora ci sono interventi misurabili che possono portare vantaggi nel breve termine.

Dobbiamo creare nelle nostre aziende la cultura dell’efficienza che passa attraverso un processo di certificazione strutturata e una valorizzazione della figura dell’energy manager.”

Ottimizzare l’energia per valorizzare i risultati

Davide Chiaroni, Energy & Strategy Group:

“Riprendo il concetto di gestione. Perché per farla servono persone e strumenti (e quindi anche tecnologie digitali). C’è una cosa che rende le rinnovabili semplici da comunicare: si misurano in quantità installata e ogni giorno il GSE ci dice quanto hanno prodotto. L’efficienza energetica è più complicata da misurare in quantità. Manca la possibilità di dire quanto abbiamo risparmiato oggi rispetto agli interventi fatti.

Dai nostri dati, oggi investe sul monitoraggio energetico e sulla gestione solo 1 azienda su 4. E meno di un terzo delle imprese che hanno un sistema di monitoraggio lo usa realmente per attivare processi e interventi di efficienza energia.
Quanto i dati possono servire per pianificare e ottimizzare l’energia? Oggi sono pochissime le aziende, anche tra le energivore, che ci stanno pensando.

Il termine efficienza energetica forse non è esatto e dovremmo parlare di ottimizzazione energetica. L’efficienza nasce infatti dall’idea che ci sia uno spreco.
Faccio un esempio: il settore delle comunicazioni ha il problema di capire come risparmiare energia perché il mercato spinge verso il 5G richiedendo quindi un aumento dei consumi. Il tema è ottimizzare l’energia che utilizzo, gestirla al meglio.

Per fare questo, nella maggior parte dei casi bisognerebbe riconfigurare il sistema produttivo dell’azienda e per fare questo servono competenze. La consulenza energetica non è solo lettura di bolletta e di dati, ma una analisi che deve entrare nei processi. E quindi ha un forte impatto sul core business.”

Verso una nuova sostenibilità urbana

Il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini:

Pianificazione, investimenti e riforme sono i tre pilastri su cui si deve basare il cambio di paradigma verso una riduzione delle emissioni prima e poi la decarbonizzazione e il passaggio a una mobilità sostenibile e a un miglioramento del sistema paese.

Due aspetti sono stati evidenziati:

  • L’importanza di avere un Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica – CITE per lavorare in modo coordinato e integrato anche sulle politiche urbane e sui vari aspetti di competenza di diversi Ministeri
  • Il tema della mobilità locale sostenibile (MLS) che include anche il TPL ovvero il trasporto pubblico locale, ma non solo. Si tratta di una visione più ampia che deve comprendere, oltre al trasporto pubblico, anche i servizi di sharing, la mobilità ciclistica e altre attività e forme di mobilità urbana con una maggiore integrazione.
Giornalista e communication manager è stato collaboratore, capo redattore e direttore di riviste specializzate con focus su smart technologies, industria elettronica, LED e illuminazione e sostenibilità ambientale. Laureata in Lingue, ha acquisito nel corso degli anni forti competenze in ambito Smart City e Smart building. Da oltre 10 anni, segue progetti editoriali speciali in tema di città sostenibili e intelligenti e promuove e organizza il premio Ecohitech Award. Negli ultimi 8 anni si è specializza in content marketing, editoria online e scrittura SEO-oriented. Oggi è Direttore editoriale di LUMI4innovation.it