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Rinnovabili e mercato: «Italia sia pronta al cambio di marcia»

Rinnovabili e mercato: «Italia sia pronta al cambio di marcia»

Il Direttore scientifico del Kyoto Club offre la sua opinione su rinnovabili e mercato, sul ruolo del PNRR e sul momento che vive l’Italia e il prossimo futuro. «Siamo all’inizio del guado»

È un momento d’oro per rinnovabili e mercato. Da una parte, la IEA ha presentato numeri decisamente incoraggianti, in termini di nuova potenza generata dall’energia rinnovabile pronta “a stabilire un altro record annuale nel 2021”, guidata dal fotovoltaico. Nell’anno che volge al termine saranno installati quasi 290 GW di nuova energia da FER, di cui ben 165 GW solari. A livello globale, si prevede che la potenza elettrica rinnovabile aumenterà di oltre il 60% tra il 2020 e il 2026, raggiungendo più di 4.800 GW. “Questo equivale all’attuale capacità energetica globale dei combustibili fossili e del nucleare messi insieme”, evidenzia l’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Gianni Silvestrini
Gianni Silvestrini

In Italia lo scenario è in fermento: il PNRR dovrebbe contribuire a stimolare il rilancio dell’energia green, ma ci sono molte decisioni prese e da prendere che potranno cambiare molto il panorama della transizione energetica. «Siamo all’inizio del guado che dovremmo affrontare per arrivare a un netto cambio di marcia sulle rinnovabili», afferma Gianni Silvestrini, Direttore scientifico del Kyoto Club, saggista, uomo di scienza, autore di più di 100 articoli scientifici e di vari libri. L’ultimo, che sarà pronto nella primavera 2022, vede ancora una volta protagoniste le fonti energetiche rinnovabili, di cui è convinto assertore. Un ruolo che gli è valso, tra l’altro, l’European Solar Prize di Eurosolar Italia per l’impegno rivolto alla loro promozione oltre che sulla mobilità sostenibile, su cui si è speso anche in veste di direttore generale del Ministero dell’Ambiente, all’epoca in cui era Ministro Edo Ronchi.

A proposito di rinnovabili e mercato, qual è oggi lo scenario internazionale?

La situazione è interessante e promettente. Nel 2020 abbiamo avuto un aumento di potenza rinnovabile di 256 GW che ha rappresentato l’83% della potenza elettrica totale installata nel mondo. Questo avviene ormai da nove anni: in termini di potenza, le nuove rinnovabili superano l’incremento dei fossili. In Europa per la prima volta la quota di elettricità da fotovoltaico, eolico & C. ha superato quella prodotta da carbone e gas. Il panorama è caratterizzato da una crescita significativa e rapida, ma non dappertutto. L’Italia, in questo senso, è un esempio di crescita molto lenta. Negli ultimi anni però, guardando a quanto accade nel mondo, il crollo dei prezzi delle fonti energetiche rinnovabili sta portando a una loro crescita straordinaria. La stessa IEA, che ha sempre sottostimato le rinnovabili, di recente, però, ha pubblicato un report secondo cui si assisterà a una fortissima crescita della potenza rinnovabile. Da qui al 2026 rappresenterà quasi il 95% dell’aumento della potenza energetica globale. Ciò significa che c’è sempre maggiore convenienza a costruire un nuovo impianto energetico da fotovoltaico o eolico principalmente, anche in Paesi caratterizzati da ricchezza di gas e petrolio.

Questo fa ben sperare, in chiave rinnovabili e mercato, ed è la base d’appoggio che si è data l’Unione Europea, per esempio, con gli ambiziosi obiettivi al 2030 e ancor più al 2050 con la neutralità climatica. È forte, quindi, e concreta la speranza che le rinnovabili possano arrivare a quote elevatissime della produzione elettrica. Secondo alcuni potranno sostituire pressoché in modo esclusivo i fossili.

L’altra speranza è legata allo sviluppo della mobilità elettrica che sta modificando profondamente il modo in cui ci si sposta. Siamo quindi di fronte a due fattori disruptive, rinnovabili ed e-mobility, che hanno presupposti solidi di crescita, tanto da stimolare l’UE ad aumentare la quota di riduzione di emissioni CO2 rispetto al 1990 di almeno il 55% entro il 2030, rispetto al precedente obiettivo del 40%.

In questo scenario, come si sta muovendo l’Italia?

Il nostro Paese deve ancora adeguare gli obiettivi UE. In questo senso si prevedono, come ha prefigurato il ministro Cingolani in audizione al Senato, si punterà al -51% e a 60 GW di rinnovabili al 2030. C’è da dire, però, che – ricorda Ispra – rispetto al 2019 In Italia le emissioni totali di CO2 equivalente, erano diminuite del 19% rispetto al 1990. Servirà quindi un’accelerazione straordinaria, che conta già oggi sui buoni risultati del Superbonus 110% che hanno conseguito salti spesso ben superiori alle due classi energetiche attese per legge.

Anche sul fronte energetico ci aspetta una vera corsa. L’Italia dovrebbe arrivare a livelli di 6.000 MW annui di installazioni solari per centrare il traguardo del 72% di rinnovabili elettriche al 2030, contro il 39% circa di questi anni.

Le rinnovabili in Italia hanno conosciuto diverse traversie: dai veti incrociati alla sindrome Nimby fino alle aste andate deserte. Cosa aspettarsi in futuro?

Partiamo dalle aste: potremmo dire che si è voltato pagina. Vogliamo crederlo: il ministro Cingolani sa di giocarsi parte della propria reputazione sullo sblocco dei decreti autorizzativi. Alla presidenza del Consiglio ci sono 3 GW bloccati dal Ministero dei Beni culturali, ma approvati dalle Regioni. Proprio la settimana scorsa, però, sono stati autorizzati sei impianti eolici. Si è avuto, quindi, un primo piccolo risultato.

La strada è lunga, ma ci sono elementi positivi rappresentati dalla consapevolezza da parte delle principali associazioni ambientaliste, di fronte all’emergenza climatica, si deve andare avanti privilegiando sì la generazione distribuita ma realizzando anche grandi impianti.

È probabile che si arriverà anche a livello governativo a decisioni capaci di sciogliere i nodi amministrativi sui futuri impianti i cui progetti oggi sono fermi.

Quindi negli ultimi sei mesi la situazione è cambiata. Attendiamo almeno altri sei mesi per vedere se gli interventi di semplificazione e le decisioni che prenderà la nuova commissione speciale PNRR-PNIEC daranno risultati.

Il PNRR come si pone nel quadro complessivo di sostegno alla transizione energetica? Quali sono gli elementi positivi e quali quelli contraddittori?

Sulle rinnovabili il Piano nazionale apparentemente sembra incida poco. Infatti, stanzia risorse principalmente per l’agrivoltaico e sulle comunità energetiche per i Comuni sotto i 5mila abitanti. Sono però due soluzioni innovative e di spessore che hanno bisogno di essere incentivate.

Però c’è da dire che se è vero che le rinnovabili hanno un costo così basso, il problema è di tipo autorizzativo. Quindi, da questo punto di vista il PNRR è intervenuto per stimolare alcuni settori chiave, in altri si affida al mercato, supportato dal meccanismo delle aste e sperando che venga  sgombrato il campo sulle autorizzazioni.

C’è poi un’attenzione, purtroppo limitata, agli investimenti sull’industrializzazione. Un segnale in questo settore proviene dal progetto 3Sun a Catania per la produzione fotovoltaica (in cui Enel intende passare dalla produzione attuale di 200 MW a oltre 3 GW l’anno e su cui pare siano pronti fondi UE). È un segnale importante cui guardare perché a mio avviso il PNRR in questi cinque anni dovrebbe creare le condizioni per avviare e irrobustire un sistema italiano industriale capace di attuare un’infrastruttura green fatta di produzioni di componenti per il fotovoltaico e l’eolico, per gli elettrolizzatori, per le batterie d’accumulo, per gli autobus elettrici.

Da qui ai prossimi cinque anni, quale scenario immagina per l’Italia alle prese con la transizione energetica?

Io prevedo un avvio lento motivato da diversi fattori. Pensiamo, per esempio, alle comunità energetiche: è stata recepita la Direttiva, ma ora il Ministero deve mettere a punto i vari strumenti applicativi che rendono fattibile la loro diffusione. Molte cose si metteranno in moto, ma non possiamo attenderci un boom improvviso. Sarei già contento se nel 2022 passassimo da 1 GW a 2 GW nel solare, come pure vedere già attuati primi progetti di agrivoltaico.

Qualcosa si sta muovendo, attendiamo di vedere nel nuovo anno sia per quanto riguarda le reali installazioni che lo sblocco di progetti. Poi sarà interessante capire se questo modello di semplificazioni avrà seguito e quale sarà il ruolo delle Regioni per accelerare il processo attuativo.

Fortunatamente, l’Europa ci stimola a essere ambiziosi e a porre obiettivi sfidanti, ma necessari.
Inoltre, come ho avuto già modo di dire, il raggiungimento degli obiettivi climatici può rappresentare lo stimolo per una rapida conversione ecologica dell’economia, con benefici anche occupazionali.

Certo, se avessimo accelerato già qualche anno fa non saremmo oggi a dover risentire così fortemente della dipendenza del gas e dei rischi di costi lievitati per le bollette.
Ma gli elementi di positività ci sono, in termini di rinnovabili e mercato, per pensare a un 2022 di cauta crescita e a un 2023 caratterizzato da una forte accelerazione.

Il PNRR ha una valenza anche per la decarbonizzazione in edilizia e nei trasporti. Le misure previste sono efficaci in questo senso?

Sull’edilizia si assiste allo sforzo notevolissimo costituito dal Superbonus (Secondo i dati Enea, al 30 novembre 2021, erano in corso 69.390 interventi edilizi incentivati, per circa 11,9 miliardi di investimenti che porteranno a detrazioni per oltre 13,1 miliardi – nda). A proposito di efficienza energetica in edilizia, abbiamo letto della nuova proposta di direttiva EPBD che propone di realizzare i nuovi edifici al 2030 a emissioni zero, termine anticipato al 2027 per gli edifici pubblici.

Credo sia necessario accentuare l’importanza di interventi di deep renovation e in questo senso, il PNRR stanzia risorse importanti.

Sul versante trasporti, non ci sono grandi progressi. Riguardo alle piste ciclabili se n’è prima parlato, ma poi sono state stanziate risorse non adeguate. Idem dicasi per il settore automotive. Riguardo il trasporto pubblico, invece, ci sono risorse anche se sul fronte elettrico c’è molto da fare. Pensiamo, a questo proposito, che solo di recente è stato annunciato il primo e-bus made in Italy.

Sempre in tema di rinnovabili e mercato, e di prospettive per uno sviluppo stabile, c’è un aspetto su cui vale la pena soffermarsi in particolare?

Certamente: sono le batterie per l’accumulo, un tema strategico. Le soluzioni per l’energy storage residenziali oggi presenti in Italia collegate al fotovoltaico sono oltre 80mila. Sono importanti, ma occorre guardare ancora più avanti in tema di stoccaggio d’energia a lungo termine tanto più se si hanno obiettivi ambiziosi, come se li dovrebbe porre l’Italia e se li è sicuramente posti la Germania con l’80% di energia elettrica da rinnovabili al 2030. Bisogna puntare quindi su soluzioni long term energy storage. Queste sono tecnologie capaci di creare condizioni per una transizione energetica stabile.

Gli obiettivi ambiziosi su rinnovabili e mercato si possono raggiungere, ma occorre proporre grande attenzione a soluzioni di accumuli decentrati e centralizzati in modo da contare nei prossimi 10-20 anni su uno scenario credibile a proposito di FER.

Giornalista freelance specializzato in tecnologia e in modo particolare in tematiche che hanno un impatto significativo sulla vita quotidiana e su quella futura: smart energy, smart building, smart city.