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Sfide e opportunità dell’innovazione digitale nella PA

Scritto da
Martina Pugno
Sfide e opportunità dell’innovazione digitale nella PA

Due sono i principali scenari che si delineano in merito alle città e al loro rapporto con l’innovazione: i processi di digitalizzazione vengono adottati in modo rapido e organizzato laddove vi è una particolare attenzione al tema oppure quando intervengono fattori esogeni a fare della digitalizzazione una necessità.

Se fino a pochi mesi fa l’innovazione digitale veniva ancora percepita come un bisogno in qualche modo non troppo impellente, gli ultimi otto mesi hanno ribaltato questa visione, rendendo la digitalizzazione una priorità per le pubbliche amministrazioni.

Oggi la digital transformation è un fattore pervasivo, che pone le PA di fronte a nuove sfide, ma anche a nuove opportunità. Uno dei più evidenti segnali di questo fenomeno è stata l’impennata di richieste di attività documentali in modalità digitale, per limitare gli spostamenti e ridurre il più possibile la mobilità.

Molte delle iniziative nate per rispondere a una situazione di emergenza, come la messa a disposizione di servizi di trasporto gratuito di beni di prima necessità, hanno dato origine a dinamiche che spingono oggi a sviluppare considerazioni più ad ampio raggio legate all’economia e ai processi decisionali, che sono sempre più data driven, da parte delle pubbliche amministrazioni.

Sono questi alcuni degli aspetti emersi durante lo scorso Ecohitech Award, riconoscimento alle smart city e alla digitalizzazione delle PA svoltosi durante Key Energy 2020, la manifestazione di riferimento sull’energia e le città sostenibili.

Quali opportunità per le pubbliche amministrazioni che scommettono sulla digitalizzazione e sull’innovazione?

Tra gli ambiti applicativi che oggi sono maggiormente oggetto di attenzione da parte delle pubbliche amministrazioni nell’ottica di sviluppo delle smart city, non possiamo non citare la mobilità, l’efficientamento energetico e la sicurezza, che possono contare su reti di sensori convergenti per lo sviluppo di dati che aiutano i centri decisionali a intervenire o a monitorare determinate dinamiche in tempo reale.

Scommettere sull’innovazione digitale significa anche far emergere nuove opportunità di business. È il caso di Torino Reshoring, programma lanciato dal capoluogo piemontese con l’obiettivo di riavvicinare al territorio aziende italiane e straniere con un focus sulle attività di ricerca e sviluppo.

Con il progetto Torino Reshoring, vogliamo creare le migliori condizioni affinché aziende e imprenditori possano tornare in Italia e accelerare il processo d’innovazione”, ha spiegato Nicola Farronato, Head of Innovation Team di Torino City Lab (Comune di Torino), nel corso della XXI edizione dell’Ecohitech Award. “Attrarre competenze e talenti ha ricadute positive sul territorio, ma è un percorso che necessita di un’infrastruttura creata anche tramite la trasformazione digitale, che coinvolge hardware, software, competenze e cultura”.

ecohitech award 2020

I requisiti per sviluppare modelli virtuosi di digitalizzazione e di attuazione della smart city

Le smart city che attraverso un percorso di innovazione digitale sviluppano modelli sempre più fondati sui dati, devono poterne garantire la sicurezza: svolge quindi un ruolo fondamentale il tema della cybersecurity, ma anche quello della compliance alle norme per la tutela della privacy.

Un secondo tema fondamentale è quello della public acceptance, come evidenziato da Nicola Farronato: “Non è possibile lasciare che una grande fetta della popolazione non sia consapevole di ciò che sta accadendo. C’è bisogno di sviluppare un allineamento coerente tra tutti gli stakeholder coinvolti nel percorso”.

In questo modo è possibile creare un modello d’innovazione virtuoso, una sorta di circolarità: “È fondamentale – prosegue Farronato – ragionare su come allungare il più possibile il ciclo dell’innovazione in maniera virtuosa, come fare in modo che i risultati di una sperimentazione vengano poi trasposti su altre verticalità, altri settori, generando una contaminazione positiva che interessi tutta la smart city”.

Si può dunque arrivare a parlare di un vero e proprio ecosistema, nel quale “attori pubblico privati di ricerca, business e terzo settore accompagnino la città a cavalcare le sfide tecnologiche e le sfide emergenti. La smart city è sempre più la casa delle tecnologie emergenti: è fondamentale riuscire a costruire e nutrire questo ecosistema”.

Scritto da
Martina Pugno