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La filiera italiana del fotovoltaico alla sfida della qualità

Scritto da
Gianluigi Torchiani
La filiera italiana del fotovoltaico alla sfida della qualità

Il fotovoltaico italiano, come abbiamo scritto di recente, è entrato nella sua quarta fase, in cui è chiamato ad accelerare per fornire il suo imprescindibile contributo per il raggiungimento degli obiettivi europei al 2030. Ma in che modo il solare riuscirà a raggiungere questi obiettivi? Quali saranno le evoluzioni necessarie per i diversi attori della filiera del fotovoltaico in Italia? Di questi temi si è parlato diffusamente nel corso della recente terza edizione della Energy Conference organizzata da Energia Italia, che ha visto confrontarsi numerosi operatori del settore, appartenenti a diversi segmenti della filiera (produttori, installatori, distributori, associazioni di categoria, ecc).

Il comparto, in linea di massima, può essere abbastanza confortato dalla risposta del mercato fotovoltaico nazionale alla pandemia da Covid-19: lo scorso anno stati installati circa 750 MW, ovvero più o meno come nel 2019. Tanto che oggi questa fonte garantisce circa 25,5 TWh di produzione annuale, pari a circa l’8,4% della domanda nazionale di elettricità. Numeri che sono senz’altro positivi, ma il cambio di passo è quanto mai necessario in vista del 2030: dagli attuali 21 GW di installato si dovrà arrivare a circa 55 GW. In buona sostanza questo significa che il comparto nel prossimo decennio dovrà viaggiare a una velocità di circa 3500 MW l’anno, pari a 4 volte e mezzo i ritmi attuali. Come arrivare a questo traguardo? Gli operatori del settore appaiono concordi: il residenziale è chiamato a svolgere un ruolo di primo piano, così come fatto tutti gli scorsi anni, ma per traguardare i target dovranno essere percorse anche tutte le altre strade.

Il ruolo del Ministero della Transizione ecologica

In particolare, a differenza del recente passato, un contributo importante dovrà arrivare dalla ripartenza del settore utility scale, per la quale dovranno essere rimossi necessariamente anche tutti gli ostacoli di natura autorizzativa che ancora oggi ne frenano il pieno sviluppo. Molte speranze in questo senso sono riposte nel neonato Ministero per la Transizione ecologica, voluto dal Governo Draghi e che proprio la scorsa settimana ha ricevuto dal Consiglio dei ministri le deleghe che ne consentiranno l’effettivo funzionamento. Oltre al nuovo ministero, però, servirà una maggiore uniformità normativa a livello nazionale: troppo spesso, infatti, secondo gli operatori della filiera, lo sviluppo del comparto è stato bloccato e paralizzato da norme e regolamenti troppo diversi tra di loro. Ulteriori spinte allo sviluppo del settore potranno arrivare dalle Comunità energetiche, ma anche dalla ripartenza del revamping: nel nostro Paese ci sono 9 GW che sono stati installati entro il 2011, quindi 10 anni fa, dunque molti impianti proprio in questi mesi alla fine della loro garanzia decennale.

L’impatto del Superbonus sul fotovoltaico

Per il momento, comunque, ad animare il settore sembra essere soprattutto l’impatto del Superbonus al 110%: nonostante lo strumento leghi l’installazione degli impianti ai cosiddetti interventi trainanti e a tutta un’altra serie di limiti, gli operatori ne hanno nitidamente avvertito la scossa sul mercato residenziale italiano. Che, in questa prima parte del 2021, sembra essere dunque il segmento più vivace dell’intero mercato fotovoltaico nazionale. Come ha chiarito Gianni Girotto, presidente della Commissione Industria del Senato, lo strumento del Superbonus ha ancora un consenso notevole da parte delle diverse forze politiche, dunque – al contrario delle voci circolate nei giorni scorsi – non dovrebbero essere all’orizzonte modifiche riduttive o peggiorative.

Al di là degli aspetti normativi, che hanno inevitabilmente influenzato il solare italiano in tutta la sua storia, il raggiungimento dei traguardi al 2030 dipenderà però anche da alcune dinamiche interne alla filiera. Ad esempio, in questa fase l’avanzata dei progetti rischia di essere rallentata dalla carenza di componenti (moduli, inverter, ecc) con cui il settore fa i conti dell’inizio della pandemia da Covid-19. Per superarla, servirà un forte impegno da parte di tutti gli operatori nell’ottimizzazione della catena logistica, lavorando con ancora più attenzione all’aspetto della qualità.

La rinascita di una produzione fotovoltaica Made in Italy

Più a lungo termine, come peraltro indicato nel PNNR, si potrebbe anche assistere alla rinascita della produzione industriale di moduli Made in Italy, diventata quasi irrilevante da un decennio a questa parte per effetto della concorrenza di prezzo asiatica. Ma l’abbassamento costante del prezzo medio dei moduli, unito alla sempre maggiore incidenza dei costi di trasporto e logistici da altri continenti, potrebbero ora davvero creare le condizioni per una rinascita di una industria nazionale del fotovoltaico. Che permetterebbe al Sistema Paese di beneficiare ancora di più dell’installazione di questi impianti, senza appaltare un pezzo importante del settore all’estero. Insomma, la sensazione che arriva dalla filiera è che – dopo anni di difficoltà e crescite ridotte all’osso – il fotovoltaico italiano abbia davanti a sé uno scenario ragionevolmente ottimista davanti.

Ma per centrare gli obiettivi al 2030 e non perdere il treno del Recovery Plan servirà uno sforzo congiunto verso la ricerca della qualità da parte di ciascun attore coinvolto in questa partita: dai produttori agli installatori, dai progettisti alle istituzioni, passando per il mondo bancario.

Scritto da
Gianluigi Torchiani