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Transizione energetica dei Comuni rinnovabili: rivoluzione dal basso

Scritto da
Andrea Ballocchi
Transizione energetica dei Comuni rinnovabili: rivoluzione dal basso

Cresce il contributo alla transizione energetica dei Comuni rinnovabili. Lo conferma il report Comunità Rinnovabili 2021 in cui si forniscono numeri lusinghieri, a partire da 1,1 milione di impianti da fonti rinnovabili in grado di soddisfare 37,6% dei consumi elettrici italiani e 19% dei consumi energetici complessivi.

Al centro del rapporto è lo sviluppo dei nuovi modelli energetici nei territori in attesa del completo recepimento della Direttiva europea. Soprattutto, esso illustra gli svariati esempi virtuosi diffusi in tutta Italia, che raccontano di come la generazione distribuita nel territorio italiano sia una realtà diffusa e concreta. Lo scenario non potrà che trovare nuove esperienze, grazie al contesto normativo che promuove e incentiva la nascita di comunità energetiche e di autoconsumo collettivo.

Comunità energetiche e autoconsumo: basi per la crescita

Il report evidenzia che c’è grande interesse verso queste nuove opportunità arrivate con la sperimentazione consentita con la Legge Milleproroghe, approvata a marzo 2020. Ci sono le condizioni per una “rivoluzione energetica dal basso”, come comprovata dalle oltre 300 storie raccolte nella mappa delle buone pratiche. Alle comunità energetiche quest’anno è dedicata una applicazione web. Intanto però il report vuole ricordare i 3.493 Comuni già 100% elettrici e i i 40 Comuni 100% rinnovabili dove il mix delle fonti rinnovabili è in grado di coprire sia i fabbisogni elettrici che termici delle famiglie residenti.

Questi sono alcuni dei numeri che raccontano bene la transizione energetica dei Comuni rinnovabili e che si arricchisce con:

  • 7.832 Comuni in cui è presente almeno un impianto fotovoltaico;
  • 7.549 che dispongono di impianti solari termici;
  • 1.874 in cui si conta almeno un impianto mini idroelettrico;
  • 1.056 dove è presente almeno un impianto eolico.
distribuzione comuni rinnovabili
La distribuzione di Comuni 100% rinnovabili

A questi si aggiungono i 7.662 impianti di bioenergie, con una forte incidenza dei piccoli impianti a biomassa solida finalizzati alla sola produzione di energia termica, e i 601 Comuni della geotermia.

“Numeri importanti che si accompagnano a quelli delle installazioni: 828.487 impianti fotovoltaici, oltre 3.369 mini idroelettrici, 4.950 impianti eolici, oltre 187mila a bioenergie (di cui 185mila sono da biomasse solide termiche), oltre 30mila geotermici tra alta e bassa entalpia, a cui aggiungere 4,4 milioni di metri quadri di impianti solari termici.”

Di comunità energetiche, rinnovabili e Comuni virtuosi si parlerà in un webinar dedicato in programma l’8 giugno, dal titolo “Rinnovabili, Comunità energetiche e Smart grid: strategie di energy transition per la città sostenibile”. L’evento è promosso da LUMI in partnership con Key Energy.

Transizione energetica dei Comuni rinnovabili: gli esempi

Sono svariati gli esempi virtuosi, che illustrano il contributo per la transizione energetica dei Comuni rinnovabili. Si parte dalla Comunità Energetica rinnovabile e solidale di Napoli Est, la prima del Sud Italia. Ubicata nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, la prima comunità energetica rinnovabile e solidale del Belpaese è un progetto per cui sono stati investiti circa 100mila euro. Ha come protagoniste 40 famiglie con disagi sociali. A servizio della comunità energetica provvede un impianto fotovoltaico da 53 kW in grado di produrre circa 65mila kWh/a di energia elettrica. Si stima, inoltre, in grado di generare un ri­sparmio reale, in termini di minor energia elettrica consumata da tutti gli aderenti alla CER, pari a circa 300mila euro in 25 anni.

Da Meridione a Settentrione, anche la prima comunità energetica del Nord Italia, a Magliano Alpi (Cuneo) conta su un impianto solare fotovoltaico (20 kW), in­stallato sul tetto del Palazzo comunale. Esso è collegato al POD del Municipio ed è finalizzato a ga­rantire l’autosufficienza dell’edificio stesso, della biblioteca, della palestra e delle scuole comunali. Inoltre va a scambiare l’energia in surplus con cinque famiglie partecipanti “al fine di soddisfare il 40% circa dei consumi elettrici, oltre ad alimentare anche una colonnina di ricarica per auto elettriche, gratuita per i soci della Comunità Energetica Rinnovabile”.

C’è anche il caso del Porto di Savona, anche in questo caso un avanguardia. Si tratta del primo fra i grandi porti italiani ad aver concretizzato un progetto dedicato all’autosufficienza energetica da fonti rinnovabili utilizzando il modello energetico della CER.

Non mancano anche centri di ricerca (il polo tecnologico NOI Techpark di Bolzano) atenei (Università D’Annunzio di Chieti), proposte per combattere la povertà energetica (nel Comune di Villanovaforru, 680 abitanti della provincia del Sud Sardegna) o comunità alpine: in questo caso si segnala il caso della Comunità energetica attuata dai Comuni di Tirano e Sernio, che si preparano a diventare la prima Comunità Energetica Rinnovabile Alpina d’Italia, producendo energia termica ed elettrica a partire dalla gestione sostenibile del patrimonio boschivo, oltre a mettere a sistema le fonti rinnovabili già presenti nei due territori.

L’innovazione tecnologica: dalla smart grid ai progetti anti spopolamento

L’innovazione tecnologica è di casa a Serrenti, Comune anch’esso della provincia del Sud Sardegna, riconosciuto e pluripremiato per le proprie iniziative che mettono in luce come una smart city non debba per forza nascere in una grande metropoli. In questo centro di meno di 5mila abitanti, si è iniziato a parlare di smart grid quando in Italia ben pochi sapevano cosa fosse. In particolare qui si sono create microgrid, dislocate nel territorio comunale, la prima delle quali è stata realizzata nel 2010, grazie alla condivisone dell’energia prodotta dal primo impianto fotovoltaico da 19,8 kW realizzato sul tetto della scuola media. I flussi energetici e la loro distribuzione otti­mizzata e smart all’interno delle micro-reti sono gestiti dalle cosiddette “Case dell’Energia”.

La prima di esse è operativa dal 2018 grazie a fondi della Regione Sardegna e ha visto l’instal­lazione di uno specifico sistema di accumulo da 43 kWh e l’implementazione di un sistema intelligente che tramite Intelligenza Artificiale permette una gestione ottimale dell’energia all’in­terno della prima microgrid.

Smart grid e innovazione tecnologica sono parte integrante del progetto della Comunità Energetica di Roseto Valfortore (Foggia): qui fotovoltaico ed eolico sono uniti, grazie a una infrastruttura che combina smart meter, nanogrid e servizi  di powercloud, nati dalla sinergia tra la Friendly Power e Creta Energie Speciali, spin off dell’Università della Calabria. Sono coinvolti attivamente i cittadini, come le PMI, oltre allo stesso Comune di Roseto Valfortore.

crescita dei Comuni Rinnovabili
La crescita dei Comuni Rinnovabili in Italia

Si torna ancora a Nord, nei due mini-Comuni di Chamois e Le Magdeleine, in Valle D’Aosta. Insieme contano poco più di 200 abitanti e da anni collaborano insieme per sensibilizzare culturalmente i cittadini affinché ci sia uno sviluppo economico e sociale del tettorio, per combattere il fenomeno dello spopolamento che grava su queste aree. In questo contesto, Chamois e Le Magdeleine hanno deciso di promuovere sul territorio la creazione di una comunità di energia rinnovabile i cui “motori” saranno costituiti da sistemi micro: idroelettrico, fotovoltaico, eolico e cogenerazione a biomassa per la produzione di idrogeno.

Non mancano casi di rigenerazione energetica: nel caso, va citato il progetto RE(Y), Retail Efficiency Venezia primo progetto, in fase di sviluppo, di riqualificazione energetica che vede protagonista un centro commerciale. Il progetto è stato promosso grazie a un’operazione di equity crowdfunding attraverso la piattaforma Ecomill, combina riqualificazione energetica, comprendendo efficienza energetica e sistemi di illuminazione LED, fino al “cuore energetico” che parte dalla sostituzione delle due caldaie a gas esistenti con una pompa di calore da 240 kW e all’installazione sul tetto dell’edificio e sulle pensiline dei parcheggi di un impianto fotovoltaico da 249 kWp in grado di produrre circa 312 MWh/anno di energia. Non solo: verranno installate anche colonnine per la ricarica delle auto elettriche.

Scritto da
Andrea Ballocchi