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Energie rinnovabili: normativa, incentivi, fonti

Scritto da
Paola Cozzi
Energie rinnovabili: normativa, incentivi, fonti

Energie rinnovabili: definizione

Non è affatto semplice dare una definizione categorica di “energie rinnovabili”. Fare riferimento a forme di energia non esauribili, che si rinnovano, può risultare troppo generico e, dal punto di vista scientifico, poco puntuale.

Diciamo che sono considerate rinnovabili quelle fonti di energia il cui uso non ne compromette la disponibilità nel tempo, poiché in grado di rigenerarsi allo stesso ritmo con cui vengono utilizzate, a differenza delle fonti di energia “non rinnovabili” (combustibili fossili: petrolio, carbone e gas naturale; fonti nucleari: uranio e plutonio), le quali, invece, sono caratterizzate da lunghi periodi di formazione e la cui disponibilità risulta limitata nel lungo periodo.

In ambito europeo, è stata la Direttiva 2009/28/CE, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 28 del 03/03/2011, a fare chiarezza circa le effettive fonti considerate rinnovabili, ovvero il sole, il vento, le risorse idriche e geotermiche, le maree, il moto delle onde e le biomasse

fonti rinnovabili
È stata la Direttiva 2009/28/CE, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 28 del 03/03/2011, a fare chiarezza circa le effettive fonti considerate rinnovabili: sole, vento, risorse idriche e geotermiche, maree, moto delle onde e biomasse

Energie rinnovabili, energia sostenibile e fonti alternative di energia: sono la stessa cosa?

Incontriamo spesso le espressioni “energia sostenibile” e “fonti alternative di energia” come sinonimi di energie rinnovabili. Ma attenzione, perché esistono differenze molto sottili.

L’energia sostenibile rimanda a un tipo di produzione e di utilizzo dell’energia che ha a che vedere con lo sviluppo sostenibile, il cui obiettivo principe è dato dal non danneggiare l’ambiente.

Le fonti alternative di energia, invece, rimandano a quelle fonti alternative a combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturale) e all’energia nucleare da fissione e da fusione. Entrambe le locuzioni comprendendo, quindi, le energie rinnovabili. Ma non sono sinonimi.

Energie rinnovabili e impatto ambientale

Ma, oltre a essere in grado di rigenerarsi allo stesso ritmo con cui vengono utilizzate, le fonti di energie rinnovabili, rispetto alle non rinnovabili, presentano anche un’altra importante peculiarità: sono forme di energia pulita e, in quanto tali, non inquinano l’ambiente con emissioni nocive.

Le fonti di energie rinnovabili, in particolare, limitano le emissioni di CO2, la principale responsabile dell’effetto serra e del cambiamento climatico dell’intero pianeta.

Peculiarità, questa, sulla quale poggia la “rivoluzione sostenibile” dell’Unione Europea, che mira a trasformare il vecchio continente nel “primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

Energie rinnovabili: normativa

Il quadro normativo che regola la produzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, si inserisce in un più ampio piano di sostenibilità ambientale e decarbonizzazione. Un quadro complesso, scandito da piani e direttive UE, recepiti in Italia in tempi più o meno rapidi. Ma procediamo con ordine, prendendo in considerazione – in sequenza temporale – i provvedimenti chiave.

Pacchetto Clima-Energia 20-20-20: il post-Kioto

Risale a giugno del 2009 – ben undici anni fa – l’entrata in vigore del Piano 20-20-20, con validità da gennaio 2013 a dicembre 2020. Di che cosa si tratta? Dell’insieme di tutte quelle misure messe a punto dall’Unione Europea per il periodo successivo al termine del Protocollo di Kyoto, ovvero dicembre 2012.

Ricordiamo che il Protocollo di Kyoto – adottato a Kyoto, in Giappone, l’11 dicembre 1997 ed entrato in vigore il 16 febbraio 2005 – è, storicamente, il primo accordo internazionale tra i Paesi industrializzati volto a ridurre le emissioni di alcuni gas a effetto serra, responsabili del riscaldamento del pianeta.

Il Piano 20-20-20 è cosi denominato perché prevede la riduzione delle emissioni di gas serra del 20%, l’aumento del 20% della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e la riduzione dei consumi energetici del 20%. Il tutto entro il 2020

D.lgs 3 marzo 2011 e nuova Direttiva UE sull’efficienza energetica degli edifici

Il 29 marzo 2011 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 3 marzo 2011 n. 28 – “Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE”.

Il provvedimento definisce, per la prima volta, gli strumenti, i meccanismi, gli incentivi e il quadro istituzionale, finanziario e giuridico, necessari al raggiungimento degli obiettivi, fino al 2020, in materia di energia da fonti rinnovabili.

E, nel 2018, viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la Direttiva (UE) 2018/844 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia e la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.

Obiettivo della Direttiva, entrata in vigore il 9 luglio 2018, è arrivare, entro il 2050, alla realizzazione di edifici pubblici e privati a consumo di energia vicino allo zero (NZEB – Nearly Zero Energy Building), assicurare la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto al 1990 e, aspetto importante, aumentare la quota di consumo di energia da fonti rinnovabili e migliorare il risparmio energetico.

energia verde trasporti
La Direttiva 2018/2001 (detta anche Direttiva RED II) riguarda, in particolare, l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili nel settore dei trasporti

Direttiva RED II: l’accelerazione UE verso la transizione energetica

Procedendo in ordine cronologico, il 13 novembre 2018 il Parlamento Europeo vota la Direttiva 2018/2001 (detta anche Direttiva RED II – Renewable Energy Directive) sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’UE l’11 dicembre 2018.

Tale Direttiva – che deve essere recepita dagli Stati Membri entro il 30 giugno 2021 riguarda, in particolare, l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili nel settore dei trasporti e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per i biocarburanti, i bioliquidi e i combustibili da biomasse.

Ha lo scopo di accelerare la transizione dalle fonti fossili e fissa, al 2030, un obiettivo preciso in materia di energie rinnovabili, che devono arrivare raggiungere almeno il 32% del consumo totale di energia.

Se, prima del 2018, al centro delle politiche energetiche dell’Unione vi era la produzione di elettricità da fonti rinnovabili, la RED II assegna un ruolo cardine al riscaldamento da fonti rinnovabili.

Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC): l’Italia cambia politica

Entro il 2030, il 30% dell’energia consumata in Italia dovrà provenire da fonti rinnovabili: è uno degli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima – PNIEC, presentato dal Ministero dello Sviluppo Economico alla Commissione Europea a gennaio 2019.

Il documento – il cui testo definitivo è stato pubblicato il 21 gennaio 2020 – raccoglie le linee guida da seguire e gliobiettivi da raggiungere nel nostro Paese in materia di energia e tutela dell’ambiente, per il periodo 2021-2030.

Segna l’inizio di un cambiamento strategico nella politica energetica e ambientale dell’Italia, che si avvia così verso la decarbonizzazione. Nello specifico, le linee di intervento prevedono la decarbonizzazione, l’efficienza e la sicurezza energetica, lo sviluppo del mercato interno dell’energia, della ricerca, dell’innovazione e della competitività.

Il Green New Deal europeo

Dopo il Green New Deal americano – un pacchetto di misure proposto, nel 2019, dalla legislazione degli Stati Uniti per fare fronte ai cambiamenti climatici – anche l’Europa ha il suo “patto verde”.

Il Parlamento UE, infatti, il 14 gennaio 2020, ha approvato un imponente piano di investimenti volto a trasformare l’Europa in un Paese a “impatto climatico zero” entro il 2050.

Il Green New Deal europeo punta a decarbonizzare il settore energetico di tutto il continente, a ristrutturare gliedifici, a sostenere l’industria in un processo di economia verde e a rendere il sistema dei trasporti più pulito.

Tutti gli Stati UE riceveranno un pacchetto di aiuti finanziari per mettere in moto la transizione: gli investimenti totali si aggirano attorno ai 1.000 miliardi di euro in dieci anni. Saranno, inoltre, attivati diversi fondi, necessari agli Stati membri per iniziare la riconversione economica, produttiva e del mondo del lavoro.

Incentivi energie rinnovabili

In Italia, gli incentivi pubblici a favore dell‘installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili sono caratterizzati da meccanismi diversi, che tengono conto, ad esempio, della tipologia della fonte, della dimensione dell’impianto o della data di costruzione. Vediamo insieme i principali.

Conto Energia 2020

Il Conto Energia è stato introdotto con il recepimento della direttiva comunitaria 2001/77/CE, attraverso il Decreto legislativo 387/2003. Suo obiettivo è quello di migliorare le prestazioni energetiche di edifici, locali e abitazioni mediante l’installazione di impianti fotovoltaici: chi produce energia elettrica sfruttando l’energia solare, riceve una somma in denaro derivante dall’energia elettrica prodotta dal proprio impianto. Il premio, l’incentivo, che lo Stato eroga si basa su un periodo di vent’anni.

Al 2020, la normativa in materia si rifà al Decreto Ministeriale del 4 luglio 2019, detto anche Decreto FER (Fonti Energia Rinnovabile), nel quale viene stabilito che possono accedere agli incentivi solo alcune tipologie di impianti: quelli i cui componenti utilizzati sono di nuova costruzione e quelli la cui potenza nominale non è inferiore a 1 kW. Condizione imprescindibile è che gli impianti fotovoltaici installati siano collegati alla rete elettrica o a piccole reti isolate.

pannelli solari
il Fondo Nazionale Efficienza Energetica supporta economicamente gli interventi di efficienza energetica portati a termine da imprese – comprese le ESCo – e Pubblica Amministrazione, su immobili, impianti e processi produttivi

Conto Termico 2020

Il Conto Termico 2020 – il cui fondo è gestito dal GSE, Gestore Servizi Energetici – stanzia contributi economici per il miglioramento dell’efficienza energetica attraverso la produzione di energia termica da fonti rinnovabili.

Prevede bonus economici pari al 65% della spesa sostenuta per il miglioramento dell’efficienza e del risparmio energetico degli edifici e per la produzione di energia rinnovabile, per Pubbliche Amministrazioni e soggetti privati (imprese o residenze).

Lo Stato mette a disposizione 900 milioni di euro all’anno: 200 destinati alle Pubbliche Amministrazioni, 700 a soggetti privati. Il GSE rimborsa il 65% della spesa sostenuta entro due mesi dalla stipula della convenzione.

I privati possono presentare le richieste di rimborso spese alla fine dei lavori. Le Pubbliche Amministrazioni, invece, possono ricorrere anche alla modalità cosiddetta “a prenotazione”, usufruendo degli incentivi prima dell’avvio dei lavori.

Decreto FER 1

In vigore dal 10 agosto 2019, il Decreto FER 1 (Fonti Energie Rinnovabili) prevede requisiti per l’accesso ai meccanismi di incentivazione a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili. In particolare, agevola i piccoli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (fino a un megawatt di energia prodotta) quali impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e a gas di depurazione.

Le tariffe incentivanti arrivano fino a 150 euro a MWh per l’eolico, a 155 euro per l’idroelettrico, a 110 euro per i gas prodotti da processi di depurazione e a 90 euro per i piccoli impianti di solare fotovoltaico. Per le istanze di agevolazione, ci saranno trenta giorni di tempo a partire dalla data di pubblicazione del bando. La graduatoria verrà pubblicata sul sito del GSE – Gestore Servizi Energetici entro novanta giorni dalla data di chiusura dei bandi.

Fondo Nazionale Efficienza Energetica

Istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, il Fondo Nazionale Efficienza Energetica è regolato dal Decreto interministeriale 22 dicembre 2017. Supporta economicamente gli interventi di efficienza energetica portati a termine dalle imprese – comprese le Energy Service Company – e dalla Pubblica Amministrazione, su immobili, impianti e processi produttivi

Le risorse finanziarie erogate ammontano a 310 milioni di euro, suddivise in questo modo: 30% garanzie, 70% finanziamenti agevolati. Le agevolazioni concesse alle imprese possono essere cumulabili con agevolazioni contributive o finanziarie previste da altre normative comunitarie, nazionali e regionali. Mentre, le agevolazioni concesse alla Pubblica Amministrazione sono cumulabili con altri incentivi, nei limiti di un finanziamento complessivo massimo pari al 100 per cento dei costi ammissibili.

centrale idroelettrica
La qualifica IAFR – Impianti Alimentati da Fonti Rinnovabili, rilasciata dal GSE, indica non solo gli impianti fotovoltaici ma, più in generale, tutti quegli impianti che sfruttano le fonti rinnovabili per la produzione di energia 

Incentivo ex Certificati Verdi

Dal 2016, il meccanismo dei Certificati Verdi è stato sostituito da una nuova forma di incentivo. Si chiama GRIN – Gestione Riconoscimento Incentivo il nuovo applicativo che consente di accedere ai nuovi incentivi previsti dal D.M. 06/07/2012 per tutti gli impianti qualificati IAFR – Impianti Alimentati da Fonti Rinnovabili.

Ricordiamo che la qualifica IAFR – Impianti Alimentati da Fonti Rinnovabili indica non solo gli impianti fotovoltaici ma, più in generale, tutti quegli impianti che sfruttano le fonti rinnovabili per la produzione di energia pulita, ovvero sole, vento, calore della terra, fino al biogas e al moto ondoso del mare.

La qualifica IAFR è un’attestazione rilasciata dal GSE – Gestore dei Servizi Energetici che attesta, appunto, il possesso, per un impianto energetico, dei requisiti per poter accedere agli incentivi statali. Il nuovo meccanismo garantisce, sulla produzione netta di energia, il versamento di una somma in Euro da parte del GSE, aggiuntiva ai ricavi derivanti dalla valorizzazione dell’energia.

Fonti rinnovabili: quali sono?

In ambito europeo – lo ricordiamo – è stata la Direttiva 2009/28/CE, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 28 del 03/03/2011, a fare chiarezza circa le effettive fonti di energie rinnovabili, vale a dire sole, vento, risorse idriche e geotermiche, maree, moto delle onde e biomasse.

Dovendone dare una definizione, diremmo che le “fonti” di energia rinnovabile sono quelle fonti ricavate da risorse energetiche il cui uso non ne compromette la disponibilità nel tempo, poiché in grado di rigenerarsi allo stesso ritmo con cui vengono utilizzate.

Le fonti di energia rinnovabile sono impiegate principalmente per la produzione di energia elettrica, per il riscaldamento e raffreddamento ad aria e acqua, nei trasporti e nei servizi energetici rurali. Vediamole, in breve sintesi, una ad una.

Energia idroelettrica

Le risorse idriche rappresentano le fonti di energia pulita più diffuse a livello mondiale. Gli impianti idroelettrici possono essere di due tipi: il primo sfrutta il moto naturale di fiumi e corsi d’acqua, il secondo prevede, invece, la realizzazione di ampi bacini d’acqua da cui poter attingere.

Energia solare

L’energia del sole può essere incanalata e sfruttata attraverso impianti costruiti ad hoc, di cui il fotovoltaico è il principale. Ma esiste anche un’altra tipologia di impianto – basato sulla tecnologia “solare a concentrazione” – che, attraverso l’utilizzo di grandi specchi che convogliano il calore in caldaie, è in grado di mettere in moto un impianto termoelettrico.

energia eolica e fotovoltaica
Le fonti di energia rinnovabili sono ricavate da risorse energetiche il cui uso non ne compromette la disponibilità nel tempo

Energia Eolica

Fra le prime a essere sfruttata dall’uomo (pensiamo alle pale dei “mulini a vento”), oggi questo tipo di energia produce prevalentemente elettricità. Per funzionare in maniera ottimale, però, gli impianti eolici devono essere installatiti in aree particolarmente ventose.

Energia geotermica e biomasse

L’energia geotermica si ricava dal calore della terra, che scalda l’acqua presente nel sottosuolo e la fa fuoriuscire sotto forma di vapore. Le biomasse, invece, rappresentano una forma di energia prodotta per mezzo di sostanze organiche, tramite processi di combustione.

Energia marina

I mari e gli oceani sono fonti di energia il cui utilizzo passa attraverso tecniche complesse. Ad essere sfruttati, il moto ondoso, il movimento dell’aria al di sopra delle onde, le maree e la differenza di temperatura tra il fondo e la superficie

Energia idroelettrica

L’acqua è la prima fonte di energia rinnovabile del pianeta. Fonte che possiede due proprietà basilari per la produzione di energia elettrica: l’energia potenziale e l’energia cinetica.

Se l’energia potenziale dell’acqua è legata al fenomeno dell’evaporazione dei mari, che – attraverso pioggia, neve e grandine – ne fa ricadere l’acqua sulla terraferma, il percorso che l’acqua compie dalla sorgente alla foce, trasforma la sua energia potenziale in cinetica. Nella produzione di energia idroelettrica, viene sfruttato il corso d’acqua dei fiumi, per trasformare il movimento dell’acqua in elettricità.

Centrale idroelettrica: come avviene la produzione di energia elettrica

La produzione di energia elettrica avviene all’interno delle centrali idroelettriche, il cui funzionamento poggia sull’utilizzo dell’acqua come fonte primaria. Presenti soprattutto in quelle zone particolarmente ricche di bacini idrici, il loro funzionamento si deve alla presenza di una turbina idraulica che viene azionata dal movimento dell’acqua. La spinta dell’acqua sulla turbina ne provoca la rotazione. E quest’ultima, funzionando da alternatore, genera energia elettrica.

Esistono tre tipologie di centrali idroelettriche. Quelle “ad acqua fluente” sfruttano la portata naturale di un corso d’acqua, posto su due livelli differenti. L’acqua viene prelevata e fatta confluire in un bacino di carico e, tramite un sistema di condotte, raggiunge la centrale. Dopodiché viene scaricata attraverso un canale di scarico e immessa nuovamente nel corso d’acqua.

Gli impianti idroelettrici “a bacino”, invece, funzionano grazie sull’utilizzo di un bacino idrico (serbatoio), di origine naturale – come i laghi – o artificiale, talvolta caratterizzati dalla presenza di sbarramenti (dighe). L’acqua viene convogliata dalla diga alle turbine idrauliche che, ruotando, generano energia elettrica.

Una terza tipologia di impianto idroelettrico è quello di “pompaggio”, il quale prevede l’utilizzo di un serbatoio posto a monte e di un serbatoio a valle. Attraverso un sistema di pompaggio, durante le ore in cui la richiesta di energia è minore (ad esempio, durante le ore notturne), l’acqua viene trasferita dal bacino di valle al bacino di monte, facendo così fronte in sicurezza alla maggiore richiesta di energia durante le ore diurne.

impianto termoidraulico
Acqua che, dalla diga, viene convogliata alle turbine idrauliche che, a loro volta, ruotando, generano energia elettrica

L’energia idroelettrica in Italia

In base al Rapporto statistico 2018 sull’energia da fonti rinnovabili in Italia, a cura del GSE – Gestore Servizi Energetici (pubblicato il 30 dicembre 2019), la potenza degli impianti idroelettrici rappresenta il 35% di quella relativa all’intero parco impianti rinnovabili installato in Italia.

Escludendo gli impianti di pompaggio puro, alla fine del 2018, nel nostro Paese, risultavano in esercizio 4.331 impianti idroelettrici. Nel corso del 2018, la produzione da fonte idraulica ammonta a 48.786 GWh, pari al 42,6% della produzione totale da fonti rinnovabili.

A fine del 2018 la maggior parte degli impianti idroelettrici si trova nelle regioni settentrionali (80,9%) e, in particolar modo, in Piemonte (930 impianti), in Trentino Alto Adige (549 nella provincia di Bolzano, 270 nella provincia di Trento) e in Lombardia (661).

Nelle medesime regioni, si osserva la maggiore concentrazione della potenza (76,0%): i valori più elevati sono rilevati in Lombardia (5.152 MW), in Piemonte (2.760 MW) e nelle province di Trento e Bolzano (rispettivamente 1.633 MW e 1.730 MW), ovvero le regioni in cui sono localizzati alcuni degli impianti idroelettrici più grandi del Paese.

Le regioni del Centro-Sud che, nel 2018, si sono distinte per maggiore impiego della fonte idraulica sono l’Abruzzo, con 1.014 MW di potenza installata, e la Calabria (773 MW).

Negli ultimi anni, la distribuzione degli impianti è rimasta sostanzialmente invariata; in Piemonte, Lombardia e nelle province di Trento e Bolzano sono installati oltre il 55% degli impianti totali del Paese.

A fine 2018, nelle province di Sondrio e Brescia si concentra la maggior parte della potenza idroelettrica del Paese (entrambe con l’11,9% della potenza totale installata); anche le altre province caratterizzate da elevate concentrazioni di impianti sono ubicate al Nord: Bolzano (9,1%), Trento (8,6%), Torino (5,8%) e Aosta (5,2%).

Scritto da
Paola Cozzi