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Smart Mobility e Sharing Mobility al centro della città sostenibile

Scritto da
Gianluigi Torchiani
Smart Mobility e Sharing Mobility al centro della città sostenibile

Perché parole come Smart Mobility e Sharing Mobility sono entrate nel linguaggio comune, tanto da essere spesso citate nei programmi politici e in numerosi progetti relativi alle Smart City? Per rispondere a questa domanda, occorre fare una premessa fondamentale, ovvero riconoscere l’importanza della mobilità (di merci e persone) nelle moderne società. Infatti, è impossibile immaginare il funzionamento della nostra vita quotidiana senza l’impiego di mezzi di trasporto capaci di spostarci (insieme ai nostri carichi più o meno grandi) da un punto A sino a uno B, nel tempo più rapido possibile. Tali spostamenti, a partire dal secondo dopoguerra a oggi, sono stati dominati dall’utilizzo delle vetture private che, oggettivamente, garantiscono dei notevoli vantaggi individuali: a differenza dei mezzi condivisi classici (tram, treni, pullman), i mezzi privati non necessitano di acquisto di biglietti o ticket. Inoltre, mentre per i mezzi pubblici occorre aspettare gli orari prestabiliti dalle aziende di trasporto e recarsi fisicamente alle apposite fermate, quelli privati sono sempre pronti all’uso nelle immediate vicinanze delle abitazioni. Il problema è che questi vantaggi individuali presentano delle ricadute negative dal punto di vista della collettività: traffico e congestione dei centri urbani, inquinamento atmosferico e ambientale, incidenti stradali, ecc.

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Cos’è la Smart Mobility

Questo spiega perché, almeno da 20 anni a questa parte, il mondo stia cercando di cambiare rotta, puntando verso una mobilità di tipo intelligente o Smart Mobility. Quest’ultima può essere definita come un modo nuovo di concepire e organizzare la mobilità, così da rispondere ai nuovi bisogni cercando di soddisfare le mutevoli esigenze di trasporto di persone e merci in maniera efficace, efficiente, sicura e sostenibile, ottimizzando l’uso e lo sviluppo delle risorse economiche, umane ed ambientali, liberando tempo e aumentando la qualità della vita. Messa in altri termini le politiche di Smart mobility si propongono di gestire in maniera innovativa i flussi di mobilità per ridurne congestioni, tempi morti, disservizi e rischi, agendo al contempo sulla domanda di mobilità per eliminare gli spostamenti inutili e renderli più semplici e accessibili.

Di Smart Mobility si parlerà in maniera diffusa in occasione della quattordicesima edizione della fiera Key Energy di Rimini, in programma dal 3 al 6 novembre 2020, dove sarà presente un’area dedicata con nuove soluzioni per la città sostenibile e per la mobilità intelligente.

Cosa significa la Sharing Mobility

All’interno della Smart mobility, di particolare rilevanza è il segmento della Sharing mobility: in particolare, come tutti gli altri servizi on demand tradizionali di mobilità come taxi, noleggio con e senza conducente, tutti i servizi di Sharing mobility sono caratterizzati dall’essere disponibili su richiesta dei trasportati, secondo itinerari e orari stabiliti per ogni caso specifico. L’aspetto che contraddistingue però i servizi di Sharing mobility è quello di essere abilitati dalle nuove tecnologie digitali, in particolare dalle applicazioni disponibili sui device mobili.  L’innovazione tecnologica consente ai servizi di Sharing mobility di garantire prestazioni confrontabili rispetto a quelle offerte dai servizi on demand tradizionali, ma a costi più accessibili e spesso con performance migliori.

Una mobilità sempre più sostenibile

In realtà l’intero paradigma della Smart Mobility passa in buona parte dall’impiego delle moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT): queste ultime, infatti, permettono un’adeguata valorizzazione dei dati e delle informazioni, anche attraverso sistemi di rete che consentono un’integrazione ed elaborazione in tempo reale dei dati relativa alla mobilità. Secondo gli Osservatori del Politecnico di Milano, più di di un comune su tre con popolazione oltre i 25mila abitanti ha avviato almeno un progetto di Smart Mobility (36%) nel triennio 2017-2019, e questi si aggiungono al 39% che lo aveva già attivato prima del 2017. Solo un comune su quattro non è interessato al tema, appena il 9% fra quelli con più di 80mila abitanti. Per quanto riguarda la Sharing Mobility, invece, prima della crisi Covid-19 – che a lungo termine potrebbe impattare non poco sulla condivisione dei mezzi di trasporto – erano presenti in tutta Italia ben 363 diversi servizi, con oltre 5 milioni di utilizzatori (dati 2018, fonte Osservatorio Sharing Mobility). Milano, ad esempio, nel 2019 ha festeggiato il decimo compleanno del servizio BikeMi, ovvero il servizio di bike sharing caratterizzato dal noleggio station based di bici molte piazze e vie di interesse della città.

Un progetto classico di Smart Mobility è, invece, Cagliari 2020, un’iniziativa promossa da una partnership di enti e aziende del Sud Sardegna che si propone di sviluppare di soluzioni innovative per la mobilità urbana a basso impatto ambientale (ed eventualmente metropolitana) a basso impatto ambientale. In particolare si punta a creare una urban information grid, abilitando l’integrazione sensoriale delle apparecchiature distribuite e la trasformazione dei mezzi pubblici e di trasporto pubblico in “piattaforme mobili” di monitoraggio della viabilità cittadina, permettendo così l’acquisizione continua di dati relativi al traffico, alle emissioni, ai livelli di pressione sonora.

Il ruolo dei mobility manager

La Smart Mobility ha molto a che fare con le scelte politiche e delle amministrazioni, ma anche le organizzazioni non possono chiamarsi indietro da questa sfida. In particolare il Decreto Rilancio del 19 maggio 2020 obbliga le imprese e le pubbliche amministrazioni con più di 100 dipendenti (in precedenza il limite era 300) ad adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL), così da ottimizzare gli spostamenti sistematici dei dipendenti. Piano che dovrà essere stilato dal Mobility Manager aziendale, ovvero dal responsabile della mobilità di una azienda.

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Scritto da
Gianluigi Torchiani