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Big Data e privacy nelle smart city: l’esempio di Roma

Scritto da
Martina Pugno
Big Data e privacy nelle smart city: l’esempio di Roma

Oggi più che mai abbiamo la consapevolezza del fatto che l’evoluzione da città a smart city è un processo ormai essenziale per garantire i servizi ai cittadini e a tutti i city user, siano essi residenti, pendolari o turisti.

Con la necessità, da parte di ogni amministrazione locale, di rispondere ognuna a modo proprio alle esigenze e alle peculiarità del proprio ecosistema, tutte le città che intraprendono questo percorso si trovano anche a fare i conti con uno dei temi più complessi che si alla digital transformation: Big Data e privacy, ovvero come gestire quella grande mole di informazioni prodotte quotidianamente che sono il cuore stesso della smart city.

Per conoscere meglio le esigenze della PA su questi aspetti, lo scorso 31 luglio la redazione di LUMI4Innovation [che fa parte del gruppo TECNO] ha organizzato un Live Talk e un momento di confronto con alcuni decisori della Governance locali. Tra i relatori, spicca l’intervento  di Raffaele Gareri, Direttore Trasformazione Digitale e Sviluppo Economico Urbano di Roma, di cui riportiamo qualche estratto ma che vi invitiamo ad ascoltare per intero nel video online.

Come è nato e come sta evolvendo il progetto Roma Smart City? Quali sono le complessità che l’amministrazione pubblica ha dovuto affrontare (e sta continuando ad affrontare)?

La prima sfida che una pubblica amministrazione deve affrontare in un percorso di questo tipo è riuscire a evolvere e maturare delle competenze che non siano solo digitali in senso stretto, ma anche gestionali, comunicative e relazionali, perché ci si trova sempre di più a dover lavorare in gruppi multidisciplinari e con background culturali diversi come enti locali, università, aziende private o piccole o grossa corporation.

Raffaele Gareri, Roma smart city
Raffaele Gareri,  Roma

Spesso il trend che vediamo è che lo sviluppo dei servizi intelligenti della città avviene attraverso dei modelli di cooperazione tra questi soggetti, che dal punto di vista operativo traggono beneficio dalla specializzazione di ciascun attore.

Attualmente, nell’ottica di continuare a sviluppare Roma Smart City, stiamo lavorando su una serie di nuovi incontri interni, stiamo facendo una mappatura dei progetti e una loro classificazione rispetto alla presenza di quelle voci che riteniamo indispensabili in un piano smart city: il concetto della sostenibilità, della coerenza con le infrastrutture, della partecipazione, dei modelli di business, del coinvolgimento del privato. É un percorso molto complesso, ma allo stesso tempo motivante per il personale stesso e per i partner esterni che, nel momento in cui sono chiamati alla costruzione di un percorso più ambizioso, spesso reagiscono in maniera costruttiva in ottica di servizi alla città.

In che modo viene orchestrata questa sinergia?

Noi abbiamo iniziato un percorso di sviluppo di quello che chiamiamo una City Data Platform, nata in concomitanza con il piano strategico di sviluppo economico urbano. Si tratta di una piattaforma costruita su una tecnologia dell’Unione Europea, già utilizzata in molte altre città poiché ha il vantaggio di essere una piattaforma open, ma soprattutto di avere dietro una community e di essere facilmente contestualizzabile in diverse realtà.

Leggi l’approfondimento: L’ecosistema smart city, tra competenze specializzate e interoperabilità

Quali sono le prime applicazioni rese possibili, anche grazie all’utilizzo dei Big Data?

Inizialmente abbiamo iniziato a lavorare sul comparto economico, ma la pandemia ci ha poi guidati verso ulteriori possibilità.Ci siamo accorti che attraverso la disponibilità di alcuni dati anonimizzati messi a disposizione di operatori telefonici riuscivamo a effettuare controlli delle disposizioni governative o del Comune stesso in termini di mobilità urbana. Oggi, aggiungendo informazioni dall’ambito della mobilità e instaurando nuovi rapporti con soggetti importanti stiamo costruendo dei cruscotti che cambiano anche un po’ le logiche di analisi dei fenomeni da parte dei responsabili dei servizi.
È un percorso in itinere e molto centrato anche sul coinvolgimento dei colleghi e sulla graduale acquisizione di input anche da parte loro, per ridisegnare a loro volta la struttura.

Un altro aspetto che è emerso è che questo processo diviene anche uno strumento di costruzione dell’ecosistema sul territorio, perché quello della governance dei dati non è un layer storicamente presidiato. Avendo tutti noi un po’ meno storia alle spalle in questo ambito rispetto ad altri, si riesce più agilmente a mettere insieme le forze e convergere più di quanto si riesca a fare invece su tecnologie più mature o su progettualità che ognuno di noi istintivamente tende un po’ a tutelare e a proporre agli altri in forma già strutturata.

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Governance dei Big Data: quali sono le criticità e le opportunità incontrate fino ad oggi?

Il tema della governance dei dati è uno dei tasselli centrali del nostro piano strategico.
Attraverso l’esplosione di queste nuove tecnologie (IoT, AI e Big Data) abbiamo la possibilità di ridisegnare quasi in tempo reale un’erogazione di servizi che non esisteva fino a pochi anni fa. Questo traguardo è raggiungibile soltanto attraverso una raccolta di questi dati strutturata, che comporta un assetto organizzativo non solo da parte degli specialisti, ma anche un’attenzione particolare per quanto riguarda la gestione degli attuali servizi ordinari, rimodulati.

La tutela della privacy diviene, in questo quadro complesso, una necessità che richiede crescente attenzione…

Ritengo che la governance dei dati oggi vada un po’ rafforzata, in generale, rispetto alla rispondenza dei principi del GDPR.

A Roma stiamo investendo su un’unità di economia comportamentale, perché dalle prime sperimentazioni i ritorni economici sono stati interessanti, però è chiaro che l’applicazione di queste metodologie richiede una disponibilità di dati, non sempre anonimizzati. Di conseguenza è fondamentale essere ben attenti ad applicare le procedure giuste nel rispetto della normativa, sapendo anche che le tecnologie ci offrono grosse potenzialità.

Sfruttare al meglio i Big Data e garantire la privacy ai cittadini non è un equilibrio banale, è piuttosto un percorso di crescita che si ottiene mettendo insieme i punti di vista del mondo IoT con quello giuridico, comunicativo, ma anche economista.

É un percorso molto affascinate per certi aspetti, che è in grado di dare un ritorno economico nel momento in cui le informazioni estrapolate vengono applicate per ridefinire le strategie e offrire, in sinergia con tutti gli attori coinvolti, servizi ottimali ai cittadini.

Il caso virtuoso di Roma sarà presentato all’Ecohitech Award, in programma il 4 novembre a RiminiFiere all’interno di Key Energy, la manifestazione di riferimento sul settore dell’energy e delle città sostenibili e intelligenti.

Scritto da
Martina Pugno