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Rinnovabili e carbon-neutrality: il lungo percorso dell’Italia

Scritto da
Laura Baronchelli
Rinnovabili e carbon-neutrality: il lungo percorso dell’Italia

Da tempo si parla di transizione energetica, di tagli alle emissioni di CO2, di rinnovabili, di obiettivi di efficienza e sostenibilità ambientale. Ma come si sta comportando l’Italia in concreto rispetto ai target fissati dall’Europa al 2030 che prevedono una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica del 40%? E cosa succederebbe se, come è stato ventilato, questi stessi obiettivi venissero innalzati al 55%?
Riusciremo a diventare un Paese carbon-neutral entro il 2050?

Durante Key Energy 2020, l’evento dedicato al settore delle energie rinnovabili e dell’energy efficiency, si è tenuto un momento di confronto per cercare di dare una risposta a queste domande.

“Passare da un taglio di emissioni di CO2 di -40% a -55% rappresenta un salto enorme – ha commentato durante il webinar Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club – e, anche se quest’anno abbiamo vissuto una forte accelerazione in questa direzione, siamo ancora molto lontani dal traguardo.”

Rinnovabili ed efficienza energetica: il quadro della situazione

Il quadro della situazione è stato fornito attraverso il puntuale rapporto dell’Energy & Strategy Group presentato per l’occasione dal Direttore del MIP-Politecnico di Milano, Vittorio Chiesa.

“Le emissioni in Italia sono state di circa 428 Mton di CO2 nel 2018 e di circa 408 Mton nel 2020 seguendo un andamento stabile, in linea con quello del PIL – ha spiegato Chiesa –. Gli obiettivi attuali prevedono di raggiungere emissioni pari a 328 Mton entro il 2030 o, nel caso di un inasprimento degli obiettivi, addirittura di 234 Mton.”
Vediamo questo cosa significa e soprattutto cosa dovrebbe accadere per poter raggiungere degli obiettivi così sfidanti.

Fotovoltaico ed eolico trainano le energie rinnovabili

Grafico: energie rinnovabili trend mercato Italia

Stando al rapporto dell’Energy&Strategy Group, le fonti di energia rinnovabile è cresciuta dell’1,2 TW nel 2019 con un ruolo dominante di eolico e fotovoltaico. Pur essendo interessante, il tasso di crescita mostrato rispetto agli anni precedenti è ancora insufficiente al raggiungimento degli obiettivi europei. In questo momento, le rinnovabili rappresentano 55,2 GW di potenza installata, di cui gran parte generata dalle fonti idroelettriche.

“Per raggiungere gli obiettivi del PNIEC – ha detto Chiesa – il fotovoltaico dovrebbe rappresentare da solo almeno 28 GW entro il 2025 e 52 GW al 2030. E se innalzassero gli obiettivi, dovrebbe addirittura raggiungere i 68 GW. Questo significa che siamo ancora molto indietro”.

Grafico: energie rinnovabili fotovoltaico eolico trend mercato Italia 2030

Rinnovabili: servono semplificazioni e schemi di supporto

Siamo quindi in ritardo nello sviluppo delle rinnovabili. In particolare, occorrerebbe snellire procedure autorizzative troppo lente: ad oggi ci sono circa 8GW di nuovi impianti fotovoltaici che aspettano di essere autorizzati. Ed è paradossale che un terzo dell’obiettivo al 2030 sia “bloccato” da autorizzazioni che non arrivano…

Lo stesso discorso vale per l’eolico. Come evidenziato da un altro relatore, Alessandro Marangoni di Althesys, più della metà degli impianti italiani sono in attesa di autorizzazione. “Nel 2019, su 28 richieste di VIA presentate per l’eolico, solo 8 sono state accolte – ha detto Marangoni – In più, l’ultima asta FER1 è andata deserta per 2/3 della capacità…”. Il che indica evidentemente un senso di sfiducia nella burocrazia e nei processi autorizzativi.

Secondo lo stesso Marangoni, occorre rimuovere gli ostacoli che oggi frenano gli investimenti. Serve quindi creare un fast-track autorizzativo per le opere strategiche, così come servono maggiori risorse e competenze da parte degli uffici pubblici coinvolti e occorre velocizzare le procedure attraverso una riforma incisiva che porti un cambiamento nel mercato elettrico. Ancora, servono schemi di supporto differenziati per tipologia di tecnologia (fotovoltaico o eolico), mentre diventa importante riflettere sui meccanismi di formazione dei prezzi.

cta efficienza energetica PA

Non si investe a sufficienza in efficienza energetica

Guardando a quanto c’è ancora da fare nell’efficienza energetica, è importante sottolineare il ruolo (positivo) che sta avendo l’industria. Riprendendo la presentazione dell’Energy & Strategy Group, l’industria rappresenta il 33% degli investimenti in efficienza energetica su un totale di 7,2 miliardi di euro. Rappresenta inoltre un mercato in forte crescita con interventi che riguardano soprattutto il processo produttivo e gli impianti di cogenerazione (sebbene in calo), ma anche software e sistemi di combustione più efficiente.

Interessante, nel settore del terziario e del residenziale, che rappresenta circa il 65% degli investimenti in efficienza energetica, il ruolo che sta avendo la building automation che segnala come il settore stia procedendo nel processo di digital transformation.

Siamo però distanti dagli obiettivi, perché il grosso dello sforzo è legato al terziario e al residenziale, in cui rientra anche la Pubblica Amministrazione, che attualmente pesa soltanto per un 2% degli investimenti. Il settore civile dovrebbe infatti contribuire alla riduzione dei consumi per circa 5,7 Mtep: 3,3 Mtep nel settore residenziale e 2,4 Mtep in quello terziario.

schema obiettivi PNIEC 2030 efficienza energetica

Rinnovabili e mobilità elettrica daranno un contributo decisivo

“Se vogliamo raggiungere gli obiettivi fissati dal PNIEC, dobbiamo cambiare passo radicalmente – ha dichiarato Vittorio Chiesa a chiusura della sua presentazione sull’efficienza energetica – dovremo cambiare passo anche nei trasporti dove la mobilità elettrica potrebbe dare una spinta fondamentale in questa direzione”.

Scritto da
Laura Baronchelli