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Gli smart building trainano gli investimenti in efficienza energetica

Scritto da
Andrea Ballocchi
Gli smart building trainano gli investimenti in efficienza energetica

Fare efficienza energetica in edilizia è una priorità. Metterla in pratica mediante soluzioni smart è un’opportunità che il mercato sta imparando a cogliere. L’intelligenza, quindi, gioca un ruolo sempre più significativo e lo ricorda anche la direttiva UE 2018/844 che prevede lo Smart Readness Indicator, ovvero l’indicatore per la predisposizione”

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all’intelligenza” degli edifici. Un concetto impiegato, ricorda la Commissione Europea, per misurare la loro capacità di utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e i sistemi elettronici per meglio rispondere alle esigenze degli occupanti e della rete e migliorare l’efficienza energetica e le prestazioni complessive. La stessa Commissione ha avviato di recente una consultazione per dare la possibilità alle parti interessate di contribuire al processo di sviluppo dell’indice, fornendo informazioni pertinenti.

Per migliorare l’efficienza trovano spazio anche i sistemi smart legati all’ambito edilizio, la cui domanda rappresenta la fetta più consistente degli investimenti in efficienza energetica in Italia. Lo certifica l’Energy Efficiency Report 2019, realizzato dall’Energy & Strategy group, evidenziando come sul totale complessivo degli investimenti in energy efficiency realizzati nel 2018 in Italia (circa 7,1 miliardi di euro), ben il 65% sia di dominio dell’home & building. Dato il forte contributo dei sistemi smart nell’efficienza energetica il think tank del Politecnico di Milano ha anticipato che nel 2020 uscirà con un report appositamente dedicato agli smart building.

Gli investimenti in efficienza energetica in Italia e gli edifici intelligenti

La domanda è: ci dobbiamo quindi attendere un sempre maggiore contributo dell’intelligenza nell’edificio? «Di sicuro, abbiamo sensibili differenze tra città metropolitana e provinciale – risponde Davide Chiaroni, vice direttore Energy & Strategy Group – Se si guarda al trend della realtà urbana più grande è così: l’edificio è molto più smart ed efficiente, proprio grazie a una maggiore infrastruttura tecnologica e informatica, dall’Internet of Things alle app e in generale ai sistemi di gestione da remoto che stanno diventando ormai presupposti consueti della domotica diffusa grazie a una sempre maggiore disponibilità di strumenti a interconnessione semplificati, più user friendly di cui gli assistenti vocali sono ottimi esempi».

Quando usciamo dai grandi contesti urbani questo fenomeno tende a calare sensibilmente. «Il mercato immobiliare delle grandi città ha cominciato a dare un valore a ristrutturazioni che puntano su un certo grado di efficienza energetica e quindi un maggior controllo dell’edificio e in questo senso una grossa mano l’ha data la crescita dell’interoperabilità in tutti i sistemi di security: accesso, videocamere di controllo e tutte le soluzioni riguardanti la vita della casa (smart tv ecc.)».

Ed è qui che entra in gioco il tema degli edifici intelligenti e la loro vocazione al risparmio energetico, soprattutto per le potenzialità di un mercato che in Italia è enorme se guardiamo al patrimonio immobiliare esistente. Come ricorda la proposta di piano nazionale Energia e Clima, nel nostro Paese si contano, stando all’ultimo censimento Istat (2011), circa 14,5 milioni di edifici e complessi dei quali l’84,3% del totale è a uso residenziale.

Le tecnologie a sostegno dell’efficientamento energetico negli smart building

 

C’è bisogno di una profonda riqualificazione energetica, a ridotto fabbisogno energetico: da qui la necessità di edifici nZEB, a energia quasi zero e la conseguente richiesta del mercato di determinate soluzioni: «i sistemi HVAC costituiscono ancora il grosso traino dell’efficientamento del mercato residenziale seguiti dall’illuminazione. C’è ancora molta impiantistica, meno soluzioni legate all’isolamento come il cappotto termico», spiega Chiaroni.

A proposito di digitalizzazione nel residenziale e immobiliare, e di un più sensibile contributo dell’Intelligenza Artificiale in combinazione con sistemi Internet of Things per una fruizione concreta dei dati, lo stesso vice presidente prevede che si ci possa attendere un loro maggiore apporto. «I grandi operatori stanno lavorando proprio in questa direzione, perché l’apprendimento possa svilupparsi non solo al singolo edificio, ma anche sugli altri. Quello su cui ancora c’è ancora da ragionare è se e come si possa dare valore a questi sistemi. Posto che già contando su sistemi di smart home, la gestione del dato sia una naturale conseguenza, oggi serve ragionare sul modello di business legato alla capacità di un sistema in grado di comprendere come l’edificio reagisce alle sollecitazioni e si adatti. Pensiamo, per esempio, alla possibilità di ottimizzare il riscaldamento, grazie a un sistema adattivo che apprende dalle abitudini e dalle variazioni nell’ambiente. Si deve quindi comprendere se ci sia qualcuno disposto a pagare questo tipo di servizio, ossia immaginare forme di remunerazione».

Il modello space as a service per gli edifici smart

Quindi è il business model che può fare la differenza: la tecnologia già c’è, i dati pure come anche sistemi di Intelligenza Artificiale capaci di creare molte possibilità su di essi. Stiamo parlando quindi di creare smart spaces, un modello che sta cominciando a farsi spazio. Resta da capire se è applicabile il modello di space as a service. «Proprio così. Ha un potenziale enorme, ma resta l’incognita legata alla capacità del mercato, anche il più evoluto, se sia in grado di dare un valore economico a questa tipologia di servizi», conclude Chiaroni. Le stime di mercato prevedono un incremento significativo, come testimoniano le analisi di mercato.

La necessità di coniugare efficienza energetica e intelligenza è uno dei temi al centro di LUMI Expo.

Scritto da
Andrea Ballocchi