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Smart building in Italia: perché è utile il SRI, l’indicatore di intelligenza

Scritto da
Andrea Ballocchi
Smart building in Italia: perché è utile il SRI, l’indicatore di intelligenza

Per sviluppare il mercato degli smart building in Italia può fornire un aiuto lo Smart Readiness Indicator (SRI). È lo standard europeo che servirà a classificare e a misurare il livello di intelligenza degli edifici. Uno strumento prezioso, specie in un mercato mondiale che si prospetta in grande crescita. Secondo Markets and Markets dovrebbe crescere da 66,3 miliardi di dollari nel 2020 a 108,9 miliardi di dollari entro il 2025.

Smart building in Italia e SRI

Come lo recepisce il mercato italiano lo si può comprendere dalla survey dell’Energy & Strategy Group interna allo Smart Building Report. Quasi l’80% dei partecipanti ritiene che questo strumento potrebbe promuovere soluzioni di efficienza energetica, favorire l’innovazione tecnologica nel settore dell’edilizia (72%), e quindi stimolare investimenti in tecnologie intelligenti (72%) e permettere una riduzione dei consumi energetici (quasi il 50%).

La stessa indagine mette anche in luce gli ostacoli di una sua diffusa adozione negli smart building in Italia. I principali motivi vanno dal problema di reperimento dei dati da fonti diverse alla poca chiarezza in merito ai benefici economici ottenibili da un aumento dell’intelligenza dell’edificio. C’è poi da considerare la lentezza a recepire le normative europee e il parco immobiliare nazionale, datato e per lo più in classi energetiche scarse.

«Nonostante tutto, c’è un grande entusiasmo rispetto ai possibili benefici che un impiego diffuso del SRI potrebbe arrecare», sottolinea Federico Frattini, vicedirettore dell’E&S Group del Politecnico di Milano. Vediamo allora quale sia la percezione di questo indicatore, in particolare nel contesto italiano.

Cos’è lo Smart Readiness Indicator per gli Smart Building

Lo Smart Readiness Indicator (SRI), l’indicatore del livello di “intelligenza” dell’edificio, è uno strumento introdotto dalla Commissione Europea con la Direttiva UE 2018/844. Esso intende definire una metodologia di calcolo, comune a livello Europeo, che servirà a classificare quanto effettivamente sia smart il building. L’indicatore, infatti, permetterà di determinare e quantificare il livello di smartness degli edifici, ossia la capacità di migliorarne l’efficienza energetica e la performance di comfort grazie all’adozione di tecnologie intelligenti.

Come specifica il think tank milanese nel report sugli smart building in Italia, lo SRI è stato predisposto per diverse finalità:

  • aumentare la consapevolezza in merito ai vantaggi delle smart technology e dei servizi digitali negli edifici dal punto di vista energetico e di comfort;
  • motivare i consumatori ad accelerare gli investimenti nelle tecnologie per l’edilizia intelligente;
  • sostenere l’adozione dell’innovazione tecnologica in edilizia.

Ci si attende che questo indicatore possa esercitare un’influenza positiva sulla diffusione del modello degli smart building perché capace di generare un effetto di tipo market pool e un altro demand push. Nel primo caso l’effetto provocato dalla valutazione del grado di intelligenza attraverso questo indicatore potrebbe portare a una maggiore sensibilizzazione di tutti gli stakeholder in merito all’impatto che le tecnologie intelligenti possano avere sul valore dell’immobile. «L’altro effetto sortito dalla possibilità di contare su un unico indicatore per definire il grado di intelligenza di un edificio potrebbe spingere i fornitori di tecnologia a strutturarsi per promuovere sul mercato soluzioni smart ready che siano in linea con i livelli previsti dall’indicatore stesso», specifica Frattini.

Smart building in Italia: cosa pensa il mercato dello SRI

Per comprendere l’effettivo impatto dello smart readiness index sul contesto italiano ed europeo, l’Energy & Strategy Group ha realizzato una survey. Hanno risposto 60 player attivi sul mercato degli smart building. Il primo risultato che emerge è il sostanziale interesse sullo strumento. Il 65% del campione lo dichiara uno strumento utile, mentre il restante 35% non lo conosce bene. Nel caso di chi lo ritiene utile, il 54% lo definisce un indicatore capace di identificare in modo standard e onnicomprensivo il grado di intelligenza di un edificio. Inoltre, lo considera uno strumento prezioso per effettuare attività di confronto tra edifici diversi, anche appartenenti a settori differenti. E ancora: buona parte di chi lo conosce e lo reputa utile (54%) evidenzia il fatto che lo SRI permette agli investitori o gestori di immobili di innovare il livello tecnologico degli edifici alla luce di benefici economici e anche in termini di servizi offerti. C’è anche chi (8%) lo considera un indicatore a oggi mancante nella classificazione degli edifici.

Tra i punti di forza dello SRI, il 72,2% dei sondati indica la possibilità di avere un approccio integrato nella valutazione di diversi domini e servizi, oltre che poter essere in grado di confrontare tra loro edifici diversi (66,7%).

A proposito della introduzione dell’SRI nel contesto nazionale, qui emerge il principale scoglio: il 55% del campione evidenzia una media difficoltà, ma il 30% ritiene che sia alta. È facile concludere, quindi, che lo Smart Readiness Indicator “non sarà di facile e immediata applicazione nel nostro Paese”, evidenziano gli analisti E&S Group.

Gli ostacoli alla diffusione dello Smart Readiness Indicator

Gli ostacoli alla sua diffusione sono vari: una limitata sensibilità e consapevolezza degli attori coinvolti; la scarsa conoscenza della normativa e della sua applicabilità; il parco edilizio italiano piuttosto datato e la scarsa valorizzazione del settore immobiliare, gli impatti economici del nuovo strumento; la burocrazia e le lunghe tempistiche del processo.

Nonostante tutto, «c’è un significativo livello di apertura di interesse e di curiosità rispetto a questo strumento – rileva ancora Frattini –. La maggioranza del campione intervistato lo ritiene molto utile per classificare in modo olistico il livello di smartness dell’edificio e consentire benchmarking con altri building simili o anche differenti. C’è anche una buona fetta di intervistati che lo ritiene abbia potenziali utilità e benefici in tutte le fasi del ciclo di vita dell’edificio, a partire dalla progettazione alla costruzione al suo utilizzo, nel senso di favorire decisioni di investimenti consapevoli e allineare le scelte tecnologiche in base all’uso che viene fatto del building».

I benefici dello SRI per gli smart building in Italia

In linea generale, anche nel contesto italiano c’è la sensazione diffusa che lo SRI possa portare a ottenere degli importanti benefici, soprattutto in termini di efficienza energetica.

In particolare per il nostro Paese, a proposito dei potenziali benefici, risulta forte la percezione che l’adozione dello SRI porterebbe all’introduzione e all’uso di soluzioni di efficientamento energetico. Come rileva lo Smart Building Report:

“Nel contesto europeo viene considerato di primaria importanza dal 56% degli intervistati, ma assume un ruolo ancor più centrale in Italia, dove circa l’78% del campione intervistato lo ritiene un beneficio significativo”.

Guardiamo allora al lato positivo: “lo Smart Readiness Indicator costituisce l’inizio di un cammino verso una sempre maggior consapevolezza rispetto alle opportunità tecniche e ai benefici offerti dal paradigma dello Smart Building” in Italia e non solo. L’introduzione dello SRI è il segnale di una forte intenzione da parte del legislatore di voler rendere tangibili i benefici associati a un edificio caratterizzato da un più alto livello di intelligenza. Nella prospettiva di riuscire a far riconoscere al mercato un valore economico più alto nel caso di un edificio smart rispetto ad uno tradizionale.

Ma la strada per un suo ampio impiego è ancora lunga e necessiterà di un significativo sforzo anche di tipo normativo, oltre che di un maggiore grado di conoscenza da parte del mercato.

Scritto da
Andrea Ballocchi