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Energy manager per la transizione energetica: ruolo, norme e prospettive

Energy manager per la transizione energetica: ruolo, norme e prospettive

Serviranno sempre più energy manager per la transizione energetica. Se ne stanno accorgendo anche aziende ed enti pubblici. Dal 2014 a oggi le nomine del responsabile della gestione e dell’efficienza energetica fanno segnare un +18%. Lo riporta l’ultimo rapporto 2021 “Gli Energy Manager in Italia” di FIRE – Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia.

Nel 2020 il loro numero è cresciuto del 4%: in questo senso si notano gli incrementi nell’industria (+2%) come nella Pubblica Amministrazione (+5%), nelle forniture (+31%), nei trasporti (+1,5%) e nel terziario (+ 1,4%).

Dario di Santo FIRE
Dario di Santo FIRE

Le sfide oggi per i professionisti dell’energy management sono aumentate. Lo ha rilevato Dario Di Santo, managing director FIRE nel corso della terza conferenza “Enermanagement 2021”: il contesto è complesso, in cui efficienza energetica e fonti rinnovabili sono due pilastri della decarbonizzazione.

Rispetto alla gestione e al risparmio energetico, obiettivo prioritario per cui è nata la figura dell’energy manager, oggi sono mutate le ragioni dell’attività. Fanno parte integrante dello scenario l’accordo sul clima di Parigi e i 17 goal SDG. Ma non solo: la capitalizzazione delle imprese è sempre più legata al riconoscimento del mercato a chi tende a investire nella sostenibilità. Il taglio delle bollette resta un presupposto essenziale e lo sarà sempre di più pensando all’aumento del costo dell’energia, un problema che rischia di essere una costante anche nei prossimi anni.

Tuttavia l’efficienza resta materia complessa e le politiche sfidanti. Di Santo ha ricordato, a quest’ultimo proposito, il pacchetto Fit for 55, avviato lo scorso luglio dalla Commissione europea che richiede il taglio delle emissioni del 55% da qui al 2030 e che ha quali punti forti il rafforzamento del meccanismo dello scambio delle emissioni ETS. A questo proposito Sebastiano Serra, della Segreteria Tecnica del ministero della Transizione ecologica ha ricordato che in Italia nella quarta fase (2021-2025) di applicazione della Direttiva 2003/87/CE dedicata all’Emission Trading abbiamo circa 1100 impianti che ricadono in ETS, di cui circa 250 sono piccoli emettitori, sottoposti a un regime semplificato.

Le sfide dell’energy manager per la transizione energetica

Lo stesso segretario FIRE ha illustrato le altre politiche sfidanti che si parano davanti agli energy manager per la transizione energetica e per conseguire gli obiettivi di efficienza e decarbonizzazione. Queste riguardano l’assegnazione di obiettivi sulle emissioni e sul LULUCF, riguardanti l’uso del suolo e la silvicoltura, i nuovi target per efficienza (36-39% in più) e produzione da Fonti Energetiche Rinnovabili (+40%). Ci sono anche aspetti quali l’introduzione del prezzo del carbonio per importazioni (il cosiddetto CBAM, meccanismo di adeguamento delle emissioni importate), il rafforzamento dell’ecodesign, per puntare sempre di più su economia circolare e sostenibilità, la revisione della tassazione dell’energia e nuovi fondi di supporto, che comprendono, oltre ai già citati ETS, anche innovazione e modernizzazione. Sono tante le sfide aperte, quindi, che si aggiungono a quelle dell’energy management. «Pensiamo solo all’approvvigionamento energetico. Vent’anni fa bastava acquistare energia facendo una semplice moltiplicazione per ottimizzare il contratto, oggi le variabili sono numerose: l’acquisto a prezzo fisso o indicizzato, la possibilità di rivolgersi a più fornitori, il demande response, le comunità energetiche. Ci sono poi le questioni della produzione e accumulo, dell’impiego di Big Data e Intelligenza artificiale per ottimizzare il processo di efficienza e di gestione». Tra queste, è compresa la questione degli investimenti sull’energia green, le emissioni ormai fondanti per i processi di carbon neutrality, di sostenibilità, di accesso al credito, di risparmio energetico.

Energy management e competenze

È fondamentale, in questo percorso, creare i presupposti adeguati e questi si possono creare puntando sulle persone. «La sostenibilità stessa si costruisce sulle persone. È richiesta alle imprese l’adozione di piani di sostenibilità che rispondano alle varie dimensioni di questo concetto. La collaborazione fra funzioni aziendali e profili diversi diventa fondamentale; in questo senso occorre favorire l’analisi multibenefici è uno strumento utile per collegare più obiettivi fra loro».

C’è molto da fare, ma servono professionisti sul campo. La crescita c’è stata, come detto, e oggi gli energy manager nominati sono 2463, tra quelli fatti da soggetti obbligati e volontari. Cresce anche la presenza femminile: tra i 1777 energy manager nominati, 221 sono donne, che costituiscono il 9% del totale. Tuttavia, nel complesso, c’è da valorizzare le competenze: «l’inquadramento, sia come livello sia come area funzionale, non è sempre adeguato alle sfide», sottolinea di Santo.

Sistemi di Gestione dell’Energia: il quadro, i benefici e l’evoluzione normativa

Importante elemento nel percorso stesso degli energy manager per la transizione energetica e, soprattutto nel complesso quadro dell’energy management è il Sistema di Gestione dell’Energia (SGE) un ottimo strumento per promuovere l’efficienza energetica presso i consumatori di media e grande dimensione. Tali sistemi sono energy manager. A tale proposito, Livio de Chicchis, energy management analyst di FIRE, ha illustrato la loro evoluzione e ha messo in luce i vantaggi possibili grazie a essi. «Grazie ai sistemi SGE si identificano le opportunità di miglioramento nell’uso dell’energia». Un Sistema di Gestione dell’Energia può conseguire vari benefici: «innanzitutto permette di avere ottenere un approccio olistico, sistemico nella definizione di obiettivi energetici e di individuare gli strumenti e le procedure adeguati per soddisfare i target. Inoltre consente di identificare le opportunità di miglioramento nell’uso dell’energia, di garantire il rispetto di tutti i requisiti di legge e regolamentari, di ridurre i costi legati al consumo di energia. Se correttamente applicato, nel tempo produce benefici a livello di collegamento tra il core business e l’uso delle risorse».

La sua adozione avvia un cambiamento consistente nell’impresa a partire da una volontà dei decisori chiaramente espressa. «Il sistema facilita l’analisi sui benefici multipli e avvia un percorso di partecipazione condivisa alle politiche e alle azioni energetiche aziendali».

risparmi conseguiti con adozione ISO 50001
risparmi conseguiti con adozione ISO 50001

È un sistema puramente volontario ma che cresce: si contano più di 3000 siti certificati e più di 1100 aziende (per lo più nel settore industriale). Si registra anche un incremento dei soggetti in possesso della certificazione ISO 50001 che hanno nominato un energy manager (+10% tra 2019 e 2020). Come si nota dai risultati ottenuti dalle aziende, si notano i risparmi energetici: l’8% ha riscontrato risparmi cumulati dall’11% al 20% mentre più del 10% delle aziende addirittura oltre il 20%.

Non mancano le criticità, come mette in luce l’indagine 2021 dedicata di FIRE. Ma nel complesso sono diversi i benefici. A proposito, invece dell’impatto delle modifiche apportate nella nuova versione della ISO 50001 entrata in vigore nel 2018. In particolare, su questa norma, De Chicchis si è soffermato sul concetto di prestazione energetica e i benefici indiretti che la nuova edizione sembra escludere. «Questi aspetti rappresentano una leva del cambiamento e sul quale è alta l’attenzione: il nostro consiglio è considerare sia l’intensità energetica sia gli altri parametri utili all’interno del concetto di prestazione energetica», ha consigliato De Chicchis.

Il ruolo della diagnosi energetica per l’efficienza e la decarbonizzazione

Sempre a proposito della ISO 50001 Antonio Panvini, general manager del CTI, ha delineato le novità normative tra cui la possibilità di applicare la ISO 50001 a soggetti diversi (organizzazioni multiple), come indicato dalla UNI ISO 50009:21. Ma non solo: ha segnalato anche un’altra norma utile come strumento integrativo, ovvero la ISO 50005:21Linee guida per l’applicazione modulare della ISO 50001” e ha illustrato anche la ISO 50011 – “Misurazione dei progressi del SGE”.

Tra l’altro ha segnalato che è stata avviata la revisione della ISO 50002:14 sulle Diagnosi energetiche, non adottata in Europa in quanto risulta in contrasto con la serie UNI CEI EN 16247 e con l’allegato della Direttiva 2012/27/CE sull’Efficienza Energetica riguardante i “Criteri minimi per gli audit energetici, compresi quelli realizzati nel quadro dei sistemi di gestione dell’energia”. «In futuro è probabile avere la sola serie ISO 50002 a livello internazionale ed europeo».

Proprio sulla diagnosi energetica e sulla sua importanza si è soffermato Davide Mariani, direttore tecnico di Alens, realtà specializzata nella consulenza in campo ambientale ed energetico. Lo stesso ha messo in luce come la diagnosi energetica sia il primo, indispensabile passo per qualsiasi percorso di carbon neutrality. I motivi sono chiari: essa è «una procedura strutturata di analisi energetica e di identificazione di interventi di miglioramento. Il raggiungimento dell’obiettivo produce ulteriori ricadute positive, come la conoscenza delle attuali modalità di uso dell’energia e i relativi profili di prelievo, la riqualificazione di impianti e strutture edilizie, con aumento del valore del contesto risanato». Sapere quanto incide la spesa energetica annuale sul proprio fatturato, individuando azioni di risparmio significa anche intervenire con prontezza ed efficacia, riducendo anche le emissioni e aumentando la propria efficienza energetica. Non solo: conoscere la propria “identità energetica” comporta poi la possibilità di individuare non solo le tecnologie più mirate per il risparmio ma anche per la scelta e l’uso di fonti rinnovabili.

Giornalista freelance specializzato in tecnologia e in modo particolare in tematiche che hanno un impatto significativo sulla vita quotidiana e su quella futura: smart energy, smart building, smart city.