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Efficienza energetica industriale: come accelerare il passo

Efficienza energetica industriale: come accelerare il passo

Cresce l’efficienza energetica industriale. Il segnale del mercato è arrivato, come registra il recente Digital Energy Efficiency Report di Energy & Strategy: nel 2021 la crescita è stata pari a +8%. L’incremento riguarda per lo più la parte hardware, mentre il software è ancora un argomento “di nicchia”. Seppure in crescita (+4%), si tratta di una somma contenuta, concentrata in prevalenza sui sistemi di raccolta e di monitoraggio dei dati energetici di processo (circa 74 milioni di euro nel 2021), pari al 47% dei volumi complessivi investiti in soluzioni digitali per l’efficienza energetica. «Serve investire in cultura» ha sottolineato Luca Pauletti, General Manager di Belimo Italia, ma serve anche puntare sulla formazione, ha evidenziato Massimo Catania, amministratore delegato di Trigenia. Entrambi sono intervenuti al webinar “Efficienza energetica: incentivi, soluzioni e tecnologie per accelerare il passo”, organizzato da LUMI lo scorso 16 Giugno.

Efficienza energetica industriale: luci e ombre

Sarebbe facile parlare delle ombre in un contesto come quello odierno, segnato da due anni di pandemia cui è seguito il conflitto in Ucraina e la successiva crisi energetica. Ma ci sono delle luci: le evidenzia Vittorio Cossarini, presidente di AssoEsco.

È vero, non si assiste a una convinta implementazione degli obiettivi fissati con il pacchetto Fit for 55, ma «negli ultimi tempi, stante anche il conflitto in Ucraina e le conseguenze in termini energetici, ci si è resi conto che non si tratta solo di centrare obiettivi: raggiungere i target UE riguarda la nostra stessa indipendenza energetica ed eviterebbe costi notevolmente rincarati».

Cossarini ha affermato di aver avuto diversi incontri, anche con GSE, ENEA e istituzioni politiche. «Mi è parso che ci sia una chiara volontà di correre tutti nella stessa direzione, finalmente consapevoli della situazione in cui si è».

Le spine: investimenti, incentivi e obiettivi

Occorre guardare avanti e per farlo occorrono anche investimenti. Questa è una nota dolente: «usciamo da un periodo che riguarda un calo di attenzione sull’efficienza energetica. Qualche cifra: nel periodo che va dal 2018 al 2022 – come mostrano sempre i dati E&S – si parla di un calo di 500 milioni di euro rispetto al corrispettivo precedente», ha rilevato il vertice AssoEsco. Se si guarda agli strumenti incentivanti, in primis i Certificati Bianchi, si è passati dai 5808 del 2017 ai 1121 del 2021.

Un’altra spina riguarda il PNIEC, non coerente con la strategia Fit For 55: «secondo stime Elemens, mancano 8 MTep di efficienza per raggiungere gli obiettivi, ma il punto reale non è quello. All’industria vengono chiesti risparmi per circa il 4% dei consumi mentre ai trasporti ed edilizia si richiedono rispettivamente -15 e -10%. Si tratta di una panoramica confusa che va allineata», rileva Cossarini.

Alcune questioni vanno chiarite: fare efficienza non vuol dire installare un impianto, significa usarlo e gestirlo correttamente. Da qui la necessità di amministrare al meglio e misurare processi, consumi e risparmi, con le migliori tecnologie sul campo e adatte allo scopo.

La necessità dei dati

Le migliori tecnologie per fare efficienza energetica, industriale e non solo, necessitano dei dati. «Il dato ha un valore essenziale perché è commisurato al fenomeno fisico, reale cui è legato che può avere un’importanza in sé oppure legato a un processo in evoluzione. La loro ottimizzazione è necessaria, per conseguire incentivi, ma anche per fornire una maggiore competitività alla stessa azienda», afferma Luca Pauletti.

Lo stesso Ceo di Belimo ha delineato tre importanti aspetti relativi ai dati: «il primo ha a che fare con la loro congruità rispetto al processo esaminato; il secondo riguarda l’affidabilità e il terzo la disponibilità. In quest’ultimo caso, i dati misurati – una volta stabilito che sono congruenti al fenomeno e affidabili – devono essere facilmente disponibili rispetto a chi poi si deve occupare di gestirli e servirsene per comprendere l’effettiva efficienza energetica e gli interventi necessari per stimarne le migliorie».

Per Belimo, che si occupa di strumenti di misura, la sfida è legata a questi tre punti. «Noi facciamo soluzioni, possibili solo presupponendo la conoscenza del processo cui la soluzione è destinata. Oggi più che mai gli strumenti devono essere trasparenti, aperti». Lo stesso Pauletti ha portato, a esempio, l’intervento di riqualificazione ambientale e risparmio energetico per il Porto Piccolo di Sistiana, in Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di un complesso di circa 500 unità abitative cui è stato installato un impianto per riscaldamento e raffrescamento da 4,5 MW di potenza, la cui produzione di acqua calda e fredda e la climatizzazione estiva e invernale sono affidate a centrali alimentate a energia elettrica con sfruttamento/utilizzo termico dell’acqua di mare e di falda. Un impianto evoluto che ha richiesto per il suo funzionamento l’impiego dei dati non solo per la contabilizzazione del calore, ma anche per vari altri servizi, con innegabili vantaggi: «il solo passaggio dalla portata costante a quella variabile dell’acqua ha conseguito un risparmio superiore al 60%», ha sottolineato Pauletti.

Le priorità per fare efficienza energetica industriale e non solo

Quali sono allora, in sintesi, le priorità per sviluppare in modo proficuo l’efficienza energetica? Secondo lo stesso General Manager di Belimo Italia «è una questione culturale: occorre svolgere una profonda e ampia azione di disseminazione sul tema. Si tratta di una sfida essenziale per gli addetti ai lavori, irrinunciabile». Ricorda anche il valore del fare efficienza energetica industriale, in un Paese come l’Italia a forte vocazione manifatturiera (siamo il secondo Paese UE) che esporta soprattutto tecnologia e che ancora oggi è il più grande produttore di valvole d’Europa.

C’è bisogno di fare efficienza energetica nell’industria, ma non solo: il più grande utente energivoro è la Pubblica Amministrazione e i suoi asset.

Sulla questione culturale concorda Massimo Catania: «occorre promuovere la cultura dell’efficienza energetica e, insieme, la formazione. Deve radicarsi la consapevolezza che l’efficienza è parte integrante della vita quotidiana e fondamentale. Per questo serve definire un piano d’azione di medio-lungo termine per implementare piani di sostenibilità e di efficienza». In questo senso, il controllo e quindi il monitoraggio dati è uno strumento imprescindibile per dare valore agli interventi e diffondere questa cultura.

Per Cossarini, la priorità – lato istituzioni – sono almeno tre: «semplificare e colpire gli abusi prima e appena si manifestano. Inoltre, deve essere chiaro che l’efficienza energetica non la fa l’impianto, bensì la sua conduzione. Quindi si deve porre attenzione a chi gestisce il servizio, come si deve fare attenzione, lato aziende, ai comportamenti d’acquisto». Infine, un pensiero al revamping, un’occasione importante per produrre efficienza energetica, «ma va fatto con criterio e tendendo conto dei processi, specie nel termico».

Secondo Samuele Da Ros, direttore marketing commercial & residential solutions di Emerson, «consumare meno è un’azione che dovrebbe essere strategica e ad altissima priorità. Questo espone meno l’azienda ai cambiamenti dell’ambiente circostante». Ha ricordato che spesso il problema non è questione di dati – spesso ce ne sono molti –, «ma di frequente le decisioni non sono prese su di essi». Serve quindi «un’azione sistematica, oggettiva, periodica, standardizzata: esse pagano bene nel tempo specie nell’energia».

 

Giornalista freelance specializzato in tecnologia e in modo particolare in tematiche che hanno un impatto significativo sulla vita quotidiana e su quella futura: smart energy, smart building, smart city.