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Cos’è e come si calcola il Carbon Footprint di un’azienda

Cos’è e come si calcola il Carbon Footprint di un’azienda

Misurare il carbon footprint è fondamentale per avere una migliore consapevolezza dell’impatto ambientale generato da azioni, processi, prodotti. Lo sanno bene le aziende che lavorano per ridurre sensibilmente le proprie emissioni e adottare strategie più attente alla transizione ecologica. Ma misurare la propria impronta di carbonio (e quindi il proprio impatto ambientale) fa bene anche ai bilanci e alla stessa organizzazione aziendale, in quanto aiuta a identificare gli sprechi o le inefficienze all’interno di un’azienda in termini di consumo di energia e materie prime.

Per misurarlo bisogna ricorrere a metodologie di valutazione e calcolo e affrontare un percorso volto a un continuo miglioramento delle performance e a una certificazione dei risultati. Tale supporto può essere fornito da aziende specializzate, come Trigenia, ESCo piemontese che ha nella sostenibilità ambientale una delle sue attività principali.

Carbon footprint: cos’è e a cosa serve

Carbon footprint è una misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas a effetto serra (quali metano, protossido d’azoto, idrofluorocarburi, esafluoruro di zolfo e perfluorocarburi) associate direttamente o indirettamente a un prodotto, a un servizio o a un’organizzazione. Comprende le emissioni dirette, come quelle che risultano dall’impiego di combustibili fossili nella produzione, nel riscaldamento e nel trasporto, così come le emissioni necessarie per produrre l’elettricità associata a beni e servizi consumati.

L’impronta varia molto da contesto a contesto, da Paese a Paese: nel 2004 un abitante degli Stati Uniti aveva in media un’impronta di carbonio pro capite di 20,6 tonnellate di CO2 equivalente, circa cinque o sette volte la media globale; un abitante della Tanzania ne aveva una pari a 0,1 tonnellate.

Se ogni individuo può attuare una serie di passi per ridurre la propria impronta, contribuendo alla mitigazione del clima globale, allo stesso modo anche le aziende possono farlo. Per queste ultime ci sono interventi precisi per ridurre la propria carbon footprint.

Come si misura il carbon footprint

L’unità standard per misurare il carbon footprint è la CO2 equivalente (CO2e), espressa in parti per milione in volume. L’idea è di esprimere l’impatto di ogni diverso gas serra equiparandolo al volume di CO2 che creerebbe la stessa quantità di riscaldamento.

Per comparare gli impatti generati dai diversi gas si usa l’indice GWP (Global Warming Potential). Calcolato dall’IPCC, esso indica il potenziale specifico di riscaldamento globale attribuito ad ogni singolo gas, rapportato a quello della CO2che risulta essere pari a uno.

Per il calcolo della carbon footprint ci sono determinati standard: in termini di prodotto/servizio si utilizza la norma ISO 14067 – “Greenhouse gases – Carbon footprint of products – Requirements and guidelines for quantification and Communication”, che fornisce a tutte le organizzazioni un mezzo per calcolare l’impronta di carbonio dei loro prodotti (intesi come beni o servizi) e l’opportunità di comprendere meglio le modalità con cui ridurla.

Il calcolo dell’impronta di carbonio di un prodotto o di un servizio è realizzato sulla base del LCA (Life Cycle Assessment), in grado di esprimere l’impatto climatico generato da uno o l’altro durante l’intero loro ciclo di vita.

Le modalità di calcolo utilizzate per la carbon footprint di una organizzazione sono contenute all’interno della ISO 14064-1, che riporta specifiche e guida per quantificare e rendicontare le emissioni di gas ad effetto serra e della loro rimozione.

Che cosa è il carbon audit?

Il carbon audit è un servizio di aziende specializzate, come Trigenia, che permette di misurare e registrare le emissioni di gas serra di un’organizzazione. Il carbon audit è la base per poter pianificare le riduzioni future dell’impronta di carbonio di un’azienda. Isolando ogni fonte di emissione, il carbon audit infatti permette all’organizzazione di determinare e modellare le strategie di riduzione delle emissioni e la fattibilità.

Consente, per esempio, a un’azienda di comprendere il suo uso dell’energia, l’impatto di quest’ultima sulle proprie emissioni e i suoi costi, identificando così i modi per usare le risorse in modo più efficiente e a ridotto impatto ambientale. Definendo gli hotspot emissivi, focalizza le aree chiave su cui concentrarsi per ridurre le emissioni di anidride carbonica e le opportunità di sequestro.

Come diminuire l’impatto ambientale di un’azienda

Sono diverse le azioni da attuare per ridurre il proprio impatto in termini di emissioni. La prima, e fondamentale, è misurare e analizzare le emissioni di gas serra. Per questo, ci si può affidare a società che possono rendicontare i vari parametri e certificare il percorso condotto dall’azienda per ridurre il proprio impatto ambientale.

Una volta misurate e analizzate, occorre pianificare interventi per ridurre le emissioni. A livello energetico, si può lavorare su due fronti: fare efficienza energetica e produrre energia da fonti rinnovabili. Un altro passo per ridurre il carbon footprint è diminuire la produzione di rifiuti e ottimizzare i trasporti aziendali. In quest’ultimo senso, è pensabile promuovere forme di mobilità sostenibile e, ancor più, pensare a comprendere nel proprio staff aziendale la figura di un mobility manager.

Anche l’adozione di attrezzature e impianti a ridotte emissioni è certamente un passo importante, come pure coinvolgere tutta la supply chain e sensibilizzare i propri dipendenti, promuovendo attività di formazione e informazione per renderli più consapevoli dei passi fatti e da fare per ridurre l’impatto ambientale.

La stessa Commissione Europea, a proposito di Green Deal e Industria, presentando la nuova strategia industriale per l’Europa che “guiderà la doppia transizione verde e digitale e diventerà ancora più competitiva a livello globale”, segnala che essa aiuterà l’industria a ridurre il proprio carbon footprint “fornendo soluzioni tecnologiche pulite e accessibili e sviluppando nuovi modelli di business”.

Carbon footprint e carbon audit: a chi rivolgersi

Per migliorare la propria impronta ambientale e la propria carbon footprint, le aziende possono anche rivolgersi a un importante attore: l’Energy Service Company.

Un esempio è Trigenia, ESCo torinese che supporta le aziende nell’intraprendere una strategia di crescita sostenibile e di ottimizzare il percorso di riduzione dei consumi e delle emissioni grazie a uno specifico percorso di consulenza.

L’azienda propone una serie di attività in questo ambito, quali ad esempio: carbon audit; piani di sostenibilità per definire target e obiettivi di riduzione delle emissioni; analisi e pianificazione di progetti di riduzione e/o compensazione delle emissioni. Tra le altre cose, Trigenia è in grado di aiutare il cliente nel certificare il percorso di sostenibilità intrapreso: carbon footprint (ISO 14064 – ISO 14067); LCA- Life Cycle Assessment; Science Based Target; Carbon Disclosure Program, applicazione del Global Reporting Initiative per il proprio ESG Report.
Una ESCo, dunque, che punta fortemente sul green e sulla sostenibilità ambientale e che può affiancare Pmi e altre realtà nel loro percorso di transizione ecologica ed energetica ad ampio spettro. Oltre ai servizi di carattere ambientale, Trigenia offre soluzioni di efficientamento energetico, realizzazione e gestione di impianti, misurazione digitale dei consumi energetici, diagnosi energetica e supporto in materia di finanza agevolata.

I benefici aziendali del carbon footprint

Grazie a interventi mirati è possibile intraprendere azioni di riduzione delle emissioni e consumi e migliorare il processo di gestione aziendale arrivando a traguardare gli obblighi europei di riduzione delle emissioni del 55% al 2030 e di diventare Net -Zero entro il 2050.

C’è già chi ha intrapreso questa strada o ha dichiarato questo obiettivo vincolante: un esempio, la Net-Zero Banking Alliance, nata sotto l’egida delle Nazioni Unite, che riunisce a livello mondiale le banche impegnate al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi sul clima. Con più di 75 membri in 35 Paesi e 54mila miliardi di dollari di attività totali, la Net-Zero Banking Alliance rappresenta un terzo degli asset bancari globali.

Ma in molti spingono al taglio delle emissioni e a un’impronta ambientale più verde: Larry Fink, CEO di BlackRock (la più grande società di investimento nel mondo), nella sua lettera annuale alle imprese USA ha avvertito che le aziende che non riescono a ridurre il loro carbon footprint rischiano di essere lasciate indietro mentre miliardi di dollari vengono versati nella lotta ai cambiamenti climatici.

Ci sono almeno 500 aziende nel mondo (venti delle quali italiane) che si sono impegnate a essere Net -Zero entro il 2030 con un impegno preso già nel 2019, in occasione della conferenza Onu di Madrid sul clima.

Molte imprese hanno compreso che perseguire obiettivi di sostenibilità non fa solo bene all’ambiente, ma anche alla loro stessa economia. La multinazionale Kimberly Clark ha previsto che risparmierà fino a 424mila dollari nei prossimi cinque anni grazie a un aggiornamento dell’illuminazione a LED nel proprio stabilimento in Australia. Advocate Health Care, azienda sanitaria con sede in Illinois, ha ridotto il proprio consumo energetico del 23% tra il 2008 e il 2015, riducendo le proprie emissioni di CO2 di 203mila tonnellate equivalenti, conseguendo un risparmio energetico complessivo per 23 milioni di dollari.

Giornalista freelance specializzato in tecnologia e in modo particolare in tematiche che hanno un impatto significativo sulla vita quotidiana e su quella futura: smart energy, smart building, smart city.