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Coronavirus e settore Energia, cosa cambia con la proroga del GSE

Scritto da
Gianluigi Torchiani
Coronavirus e settore Energia, cosa cambia con la proroga del GSE

L’emergenza Covid-19 sta impattando su tutte le filiere produttive nazionali, compresa quella dell’Energia, in particolar modo quella delle fonti rinnovabili che, in questa situazione, fatica a mantenere la piena operatività, dal momento che i cantieri per la realizzazione dei nuovi impianti sono ormai fermi da diverse settimane, così come tutte le altre attività edilizie.

Una situazione che è perfettamente nota al GSE – Gestore Servizi Energetici, l’Ente pubblico che sovrintende a tutta l’attività riguardante le fonti pulite, compresa la delicata fase di erogazione degli incentivi.

 

Coronavirus e settore Energia: le proroghe per i singoli comparti

Con l’obiettivo di limitare le possibili difficoltà degli operatori del settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, il Gestore Servizi Energetici è intervenuto su una delle leve più critiche di questo ambito, quella burocratica.

In particolare, il GSE ha sospeso fino al 30 aprile 2020 tutti i termini e le scadenze nell’ambito dei procedimenti relativi alle fonti rinnovabili e agli interventi di efficienza energetica. Più nel dettaglio è stata stabilita la sospensione dei termini dei procedimenti di verifica in corso su impianti alimentati a fonti rinnovabili e sugli interventi di efficienza energetica, inclusa la cogenerazione ad alto rendimento.

In ogni caso, la proroga non sarà applicata ai procedimenti amministrativi che il GSE, sulla base dei documenti già nella propria disponibilità, potrà concludere con esito positivo. Inoltre, è stata stabilita la proroga dei termini di tutti i procedimenti amministrativi, in relazione alle richieste di integrazione documentale. In realtà, la scadenza del 30 aprile non vale per tutti i settori produttivi: nei giorni successivi Il GSE, d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha puntualizzato sul proprio sito l’elenco dei procedimenti e dei connessi adempimenti prorogati.

Più nel dettaglio, i termini per la presentazione delle richieste per la Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR) e per i Certificati Bianchi slittano dal 31 marzo al 22 maggio 2020.

Per quanto riguarda gli obblighi in capo alle imprese di distribuzione di energia elettrica e di gas, in relazione agli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico, lo slittamento è dal 31 maggio al 22 luglio 2020.

Viene poi prorogata al 22 maggio 2020 la data di pubblicazione del bando previsto dall’articolo 40-ter della Legge 28 febbraio 2020, n. 8, relativo agli impianti a biogas. E sono state definite specifiche proroghe per la presentazione della documentazione a cura degli operatori, anche con riferimento alla conclusione dei lavori, del Conto Termico e del Biometano. Il GSE ha disposto la proroga fino al 30 aprile 2020 del termine per presentare osservazioni alla consultazione pubblica sulle nuove Guide settoriali.

Il Lockdown seguito all’emergenza sanitaria ha avuto delle conseguenze anche sul Decreto Fer 1, che a partire dall’agosto 2019 ha reintrodotto l’incentivazione diretta per le fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico. Tra le varie novità decise c’è la proroga della delicata fase della presentazione dell’istanza di accesso agli incentivi, che secondo il Decreto sarebbe dovuta intervenire entro 30 giorni dall’entrata in esercizio dell’impianto. Il GSE ha invece stabilito che se il termine dell’adempimento ricade nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 15 aprile 2020, i 30 giorni debbano essere conteggiati proprio a partire da questa ultima data. Il rispetto – per gli impianti iscritti in posizione utile del primo bando FER 1– del termine ultimo per entrare in esercizio, è stato poi prorogato fino al 5 febbraio 2021, proprio in considerazione dell’evento calamitoso.  Non solo: i proprietari di queste installazioni avranno inoltre tempo sino al 18 giugno per presentare le fideiussioni necessarie.

I problema della manutenzione degli impianti

È evidente, però, che la sola leva burocratica, nel lungo termine, non sarà sufficiente a sostenere un comporto, quello delle fonti pulite, che nei prossimi mesi rischia di essere sottoposto a un sostanziale fermo.

Un’indagine condotta dall’Associazione Italia Solare tra l’11 e il 13 marzo scorso (quando ancora le conseguenze economiche della crisi non erano ancora evidenti come oggi) – che ha coinvolto installatori di impianti fotovoltaici, progettisti, distributori, produttori di materiali, EPC- General Contractor – O&M e sviluppatori di impianti – ha evidenziato tutte le difficoltà della situazione: il 74% degli operatori ha registrato un calo degli ordini dall’inizio della crisi, con una riduzione che va dal 10 al 30% per il 40% degli intervistati, e c’è addirittura un 10,6 % che ha registrato una diminuzione tra il 70 e l’80%. Sull’arco temporale dei prossimi 4 mesi, lo scenario non è certo migliore: due intervistati su cinque prevedono un calo di oltre il 50% degli ordini prima dell’estate.

Ma oltre alle prospettive di medio termine, ci sono anche alcuni problemi estremamente attuali e contingenti. Ad esempio, gli operatori si trovano nella sostanziale impossibilità di effettuare una normale manutenzione degli impianti che, nei casi più gravi, può portare anche a un blocco della generazione energetica, con conseguente danno economico. Per questo motivo, alcune Associazioni di categoria invocano l’operatività dell’articolo 16 del Dm 18/12/2008, che prevede – nel caso di verificarsi di un motivo di forza maggiore che causa l’interruzione della produzione da fonti rinnovabili – un allungamento del periodo dell’incentivazione pari al fermo, incrementato del 20%.

Scritto da
Gianluigi Torchiani