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Certificati Bianchi: gli abilitatori della transizione energetica

Scritto da
Andrea Ballocchi
Certificati Bianchi: gli abilitatori della transizione energetica

I Certificati Bianchi possono essere un meccanismo capace di abilitare gli investimenti nella transizione energetica. Uno strumento capace di aiutare a centrare gli obiettivi al 2030 e al 2050 in tema di efficienza energetica, produzione da fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni. A 15 anni dalla nascita del meccanismo incentivante più “antico” e più redditizio per l’efficientamento energetico, cosa si attende per il prossimo futuro? Una risposta passa da quanto emerso da quanto detto alla Conferenza FIRE – Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia – dedicata al tema. Nell’occasione, gli attori più rappresentativi dello scenario legato ai Titoli di Efficienza Energetica hanno fornito una chiave di lettura di quanto attende operatori e parti interessate.

La buona notizia, emersa durante il convegno, è che entro gennaio si dovrebbe avere il nuovo decreto con cui si concretizzerà il rilancio del meccanismo dei TEE. Si tratta di qualcosa di più di un auspicio.

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Certificati Bianchi: il contesto europeo e le novità italiane

Prima di addentrarsi nel contesto nazionale, è importante capire cosa accade in Europa. Pur ricordando che l’Italia è il primo Paese al mondo ad avere applicato questo meccanismo per incentivare l’efficienza energetica negli usi finali, vari Paesi UE hanno messo in atto schemi d’obbligo «che coprono a oggi il 58% del consumo d’energia finale d’energia dell’Unione Europea». Lo ha affermato Livio de Chicchis, energy management analyst di FIRE. «Nessuno schema nasce già ottimizzato, tutti sono perfettibili. Risulta quindi importante verificare i risultati di un cambio di policy, valutare il rapporto costo/efficacia e gli impatti dello schema sul settore su cui agisce».

Su questi e altri punti dovrà fornire una risposta il nuovo decreto che rilancerà il meccanismo dei Certificati bianchi, «oggi in concertazione e, auspicabilmente, emanato a gennaio», ha fatto sapere Mauro Mallone, dirigente del Ministero dello Sviluppo economico. Tale decreto «avrà una duplice finalità: la prima definire obiettivi nel periodo 2021-2024 coerenti col PNIEC; la seconda sarà il rilancio del meccanismo. Sono state individuate delle misure per incrementare l’offerta dei certificati bianchi, per migliorare il funzionamento del mercato».

È un decreto particolarmente atteso. Ma a oggi, ha illustrato Luca Barberis, responsabile della direzione Efficienza Energetica del GSE, «lo stato dell’arte dei TEE fa pensare a un semaforo con i tre fari tutti accesi. A partire da quello rosso relativo all’accesso al meccanismo, a causa dell’evoluzione normativa del 2017 che ha generato un gap tra il livello di certezza richiesto dal sistema e quello atteso dagli investitori con conseguente perdita di fiducia nel meccanismo. Eppure questo meccanismo ha ampi ambiti di applicazione, quindi si rivolge a tutti i settori in cui c’è un fabbisogno energetico e premia allo stesso tempo sia l’innovazione che il risparmio energetico (segnale arancione di attenzione). Quello verde è costituito dal contesto favorevole, dati gli obiettivi sfidanti del PNIEC e data la percezione crescente del carattere di necessità degli investimenti in rinnovabili, efficienza e riduzione emissioni».

Certificati bianchi, risultati e obiettivi: l’opinione del GSE

Ma quali sono le azioni di supporto agli operatori, già esistenti e che verranno amplificate dal decreto? «Prima di parlare dei risultati occorre parlare degli obiettivi. Il principale è accelerare la realizzazione di investimenti utili al perseguimento degli obiettivi di transizione energetica».

Cosa occorre fare? Lo stesso Barberis ha fornito una risposta: «aumentare l’attività interlocutoria, con referenti tecnici. Serve anche maggiore condivisione per ridurre il gap» tra quanto disposto e le aspettative degli operatori, «un maggiore supporto che verrà fornito dal completamento del processo di digitalizzazione della gestione istanze tramite il portale dedicato ai Certificati Bianchi. Infine, è necessario un maggiore sviluppo con l’aggiornamento della tabella degli interventi e la sistematizzazione delle esigenze degli operatori per aggiornamento normativo».

Lo stesso dirigente GSE ha sottolineato l’importanza di meccanismi come quello dei TEE abbiano la funzione di abilitare gli investimenti. «Occorre mettere operatori/investitori nelle condizione migliori di potere fare quegli investimenti necessari per contrastare i cambiamento climatico».

Energie rinnovabili
i Certificati bianchi possono sostenere la transizione energetica

Le opportunità di incentivazione aperte dai TEE: dall’idrogeno verde alla digitalizzazione

Le opportunità già aperte con i Certificati Bianchi sono diverse. Dall’efficientamento energetico nel settore industriale, a partire dai soggetti obbligati (imprese energivore e non solo), ai TEE per la Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR) alle nuove opportunità legate, per esempio, a incentivare le flotte aziendali di auto elettriche, le possibilità sono aperte. Anche «la produzione di idrogeno verde può essere incentivata con i Certificati Bianchi», ha ipotizzato Claudio Palmieri, energy manager del Gruppo Hera. Mentre Pasquale Monti di Enel X ha sottolineato come i certificati bianchi siano lo strumento principe per incentivare la decarbonizzazione, lo sviluppo di elettrotecnologie efficienti e della digitalizzazione del comparto industriale.

Certificati bianchi, limiti e opportunità: parlano le associazioni e FIRE

Tuttavia vanno perfezionati molti aspetti che hanno contribuito alla perdita di interesse per il meccanismo, come hanno sottolineato Massimo Beccarello (Confindustria), Nicola Cipicini (Assistal), Michele Santovito (Assoege), indicando alcuni elementi ritenuti importanti per garantire il rilancio dello schema: per esempio la retroattività per la cumulabilità con le detrazioni di imposta per le imprese, flessibilità sui temi della misura e delle tempistiche di presentazione dei progetti, rafforzamento del dialogo con le Istituzioni.

La percezione diffusa è che, data la scarsità di risorse scarse quanto ambiziosi e sfidanti gli obiettivi posti dal PNIEC e dall’UEschemi di mercato, come i certificati bianchi, saranno fondamentali per garantire l’efficacia e la sostenibilità delle politiche adottate per la decarbonizzazione e per supportare un settore, come quello industriale, che potrà continuare a giocare un ruolo primario nella direzione della decarbonizzazione.

Lo stesso managing director FIRE, Dario Di Santo, a conclusione dei lavori, ha rilevato un sostanziale ottimismo nella direzione verso cui si va per la prossima release dei Certificati Bianchi, « frutto di un approccio collaborativo e costruttivo fra le Istituzioni e le associazioni degli operatori » ha auspicato il superamento in tempi rapidi dei contenziosi «in modo da poter procedere spediti nella direzione della crescita, e l’importanza di definire le nuove regole avendo in mente gli obiettivi al 2030, rafforzati dalla decisione del Consiglio Europeo di portare al 55% il target sulla riduzione delle emissioni. Serve un cambio di passo nelle politiche, privilegiando quelle in grado di garantire la massima efficacia nell’uso delle risorse».

Scritto da
Andrea Ballocchi