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Il futuro della Smart City? Digitalizzazione e servizi a valore aggiunto

Scritto da
Laura Baronchelli
Il futuro della Smart City? Digitalizzazione e servizi a valore aggiunto

gianni pignatelli alosys

Innovazione e digital transformation sono da sempre nel DNA di Alosys, azienda specializzata in soluzioni e servizi del settore ICT che oggi punta su settori strategici come smart city, big data e industry 4.0.

Gianni Pignatelli, Amministratore Delegato della società, ci ha fornito la sua visione della città del futuro e delle tecnologie che abiliteranno la smart city a erogare nuovi servizi per migliorare la qualità della vita dei cittadini e, allo stesso tempo, semplificare la gestione da parte degli enti locali.

Qual è la missione di Alosys Communications?

Fin dalla sua costituzione, Alosys vuole essere un propulsore di idee innovative. Idee che si trasformano in prodotti e servizi da implementare nei diversi settori di interesse.
In buona sostanza, i cromosomi che ci caratterizzano guardano in avanti e sono sempre “curiosi” di esplorare nuove frontiere.

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Le faccio due esempi: Nel 1999 quando Alosys aveva appena 3 anni di vita fu tra i pochissimi operatori in grado di prendere in consegna la rete intercontinentale di Telecom Italia Sparkle con un servizio tecnico h 24. Allora si stavano introducendo i primi router Cisco e Alosys era diventato già uno dei Gold partner di Cisco stesso. Oggi, dopo oltre 20 anni, abbiamo all’attivo 5 brevetti di cui 1 internazionale e stiamo lavorando a un sesto brevetto.

Ecco, la nostra vera missione è quella di non fermarsi mai a pensare di aver raggiunto l’obiettivo. Tutte le nostre persone sanno che c’è almeno un’altra collina da superare e questo ci fa sentire sempre attuali in un mondo in continuo cambiamento.

Quali saranno, a suo avviso, le tecnologie che impatteranno maggiormente sulla trasformazione delle città?

Se intendiamo una visione a 3-4 anni direi senza dubbio l’ultra banda sia fissa che mobile per avere una connettività sempre e ovunque abbattendo definitivamente il digital divide.

Inoltre, vedo un diverso modo di mobilità cittadina. Certamente il settore automobilistico, con la strada ormai intrapresa di costruire esclusivamente automobili ibride o totalmente elettriche, farà decollare anche una diffusione capillare dei dispositivi di ricarica.

Personalmente, vedo una diffusione delle colonnine di ricarica elettrica sempre più distribuite lungo le grandi arterie di transito e non all’interno delle aree metropolitane, dove il problema del parcheggio potrà essere superato con un diverso concetto di mobilità individuale (e in parte micro-mobilità), fatta da moto, bici e monopattini elettrici, così come sta già avvenendo nei Paesi del Nord Europa.

D: Perché la rete di illuminazione pubblica gioca un ruolo centrale negli obiettivi di efficientamento energetico e miglioramento dei servizi della città?

Provo a rispondere per punti:

  • Perché è una infrastruttura già presente in ogni città, paese, strada comunale, provinciale e regionale.
  • Perché dover realizzare da zero una infrastruttura capillare alternativa e dedicata ai nuovi servizi è molto costoso.
  • Perché l’infrastruttura esistente unita all’efficientamento energetico legato all’introduzione delle lampade a LED produce un surplus di energia che l’impianto potrebbe gestire e mettere a disposizione di nuovi servizi.
  • Perché l’energia per l’illuminazione fluisce solo per una parte della giornata, mentre l’infrastruttura è sempre presente e potrebbe quindi essere disponibile per altri scopi.
  • Perché i costi di infrastruttura possono essere recuperati affittando i lampioni ad altri operatori di servizi.
  • Perché rappresenta la possibilità per ogni Comune, grande o piccolo che sia, di modificare il proprio conto economico mettendo a rendita l’asset dei lampioni di cui è proprietario.
  • Perché il manutentore dell’impianto diventa il punto focale di sviluppo e quindi potrebbe aprirsi a nuovi scenari.
  • Perché possono nascere nuove professionalità aggiungendo alle conoscenze tecniche dell’impianto elettrico quelle dei sistemi IP.

Potrei continuare, ma credo di aver trasmesso il senso.
In sostanza, perché la rete di illuminazione pubblica offre opportunità enormi in termini di miglioramento della gestione e dell’efficienza.

Come supporta questa trasformazione la soluzione Alosys Switch?

La Normativa dettata dal Piano d’Azione Nazionale sul Green Public Procurement (PAN GPP) definisce l’apparecchio di illuminazione come un apparecchio che distribuisce, filtra o trasforma la luce trasmessa da una o più sorgenti luminose e che include tutte le parti necessarie per sostenere, fissare e proteggere le sorgenti luminose e, ove necessario, i circuiti ausiliari e gli strumenti per collegarle all’alimentazione, ma non le sorgenti luminose stesse.

In questo senso, Alosys Switch è un dispositivo che è intrinsecamente collegato all’alimentazione assolvendo al compito primario di portare energia elettrica alla base di ogni lampione e accendere la lampada collegata al lampione dove è installato non appena l’impianto di illuminazione viene comandato ad attivarsi. Questo vale per qualsiasi tipo di impianto di illuminazione trifase e cioè per oltre il 90% degli impianti esistenti nel mondo.

Per questo motivo, una rete capillare distribuita lungo le città e le aree rurali diventa facilmente il back bone per nuovi servizi a valore aggiunto (come sistemi di videosorveglianza, colonnine di ricarica per la micro mobilità, per la connettività emergente per IoT e il 5G).

Come risolve la problematica dei carichi esogeni?

Alosys Switch supera il problema dell’energia a base palo h 24, ma da solo non basta a oltrepassare l’ostacolo normativo sui carichi esogeni, contenuto nella raccomandazione PAN GPP.

Detto in poche parole: l’energia alla base di ogni lampione deve essere differenziata per una corretta contabilizzazione. Il concetto di dover contabilizzare in maniera separata ci ha portato a pensare all’utilizzo di un doppio contatore, uno dedicato all’energia trifase dell’impianto di pubblica illuminazione e uno monofase dedicato ai carichi esogeni.

Tuttavia, rimaneva da risolvere il problema di non poter utilizzare la stessa energia. Allora abbiamo pensato all’utilizzo di batterie. L’uso congiunto di Alosys Switch distribuiti lungo l’impianto e di batterie alla base dei soli lampioni che devono supportare carichi esogeni ci ha dato la chiave di volta.

Il resto è stato abbastanza semplice da progettare e realizzare.
Ora abbiamo una soluzione completa che mantiene inalterata la sicurezza dell’impianto, offrendo la possibilità di utilizzare ogni singolo punto della rete di illuminazione come un potenziale asset per qualsiasi dispositivo. Sostenibilità, modularità, flessibilità ed economia di scala sono i nostri fattori critici di successo.

Quali sono le sanzioni e i rischi per PA e manutentori che non adeguano il proprio impianto di illuminazione?

Il rispetto della normativa PAN GGP caratterizza tutti gli appalti della pubblica amministrazione. L’illuminazione pubblica è uno dei settori a cui si applica il PAN GPP. Quindi il non rispetto di quanto determinato all’interno della norma inibisce totalmente la possibilità di partecipare a qualsiasi gara pubblica.

La società che intende partecipare a gare pubbliche deve soddisfare i requisiti minimi determinati nel PAN GPP e questo vale a livello europeo.

Cosa ritiene manchi ancora nella visione della Pubblica Amministrazione?

Non credo che manchi una visione alla Pubblica Amministrazione quanto piuttosto programmi che facciano realmente scendere a terra nei modi e nei tempi più opportuni quanto definito nella visione.

Prendiamo ad esempio il rispetto della normativa PAN GPP, accolta nel 2006 dall’Italia. Quanto realmente è stato fatto in questi anni e specificatamente nell’ambito dei sistemi di pubblica illuminazione?

Un altro esempio recente: la gara CONSIP Luce 4, ultima in ordine di tempo, è partita il 16/12/2015 e ad oggi non vede ancora assegnati tutti i lotti. C’è bisogno di una accelerazione e tutti confidiamo che i fondi del Recovery Plan (PNRR) rappresentino l’occasione giusta.

La soluzione Alosys Switch ha ricevuto due riconoscimenti all’innovazione. Cosa hanno rappresentato per lei questi due premi?

I due riconoscimenti (ndr. Ecohitech Award e Digital Transformation Award) ricevuti ci hanno fatto prendere una maggiore coscienza del fatto che il nostro dispositivo, protetto da brevetto, riscuota grande attenzione. Aver vinto il premio nell’ambito dei dispositivi di infrastruttura ci ha lusingato, ma ancor di più essere stati riconosciuti come ideatori di un dispositivo che ha raccolto il massimo plauso tra tutti quelli presentati nelle varie categorie. Tante persone con ruoli di prestigio all’interno delle più grandi aziende italiane, pubbliche o private, hanno votato il nostro progetto come il più interessante per la sua semplicità di applicazione e manutenzione. Questo è stato certamente motivo di orgoglio e ci ripaga di tutte le energie profuse negli anni passati.

Ora siamo tutti più convinti di stare dalla parte giusta e vogliamo spingere le nostre soluzioni perché sono praticabili e danno un riscontro concreto alla necessità di accelerazione che tutti ci aspettiamo.

Su cosa state puntando a livello di nuove soluzioni per il futuro?

In questo momento ci stiamo occupando di un argomento correlato alla diffusione dei sistemi/servizi a valore aggiunto e cioè garantire la centralità del dato proveniente dalle diverse fonti collegate. Stiamo lavorando a una applicazione software di sicurezza mobile specifica per il mondo IoT. 

Crediamo di avere individuato una chiave di volta su questo argomento e contiamo in un riscontro tecnico di terze parti nelle prossime settimane.

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Laura Baronchelli