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Da classe G a smart building NZEB: come deve cambiare l’edilizia

Da classe G a smart building NZEB: come deve cambiare l’edilizia

Prima di parlare di nuovi edifici, la vera partita si gioca sulla rigenerazione del parco immobiliare italiano, che consta di oltre 12 milioni di edifici, il 65% dei quali realizzato precedentemente al 1976, anno della prima legge che introduceva criteri per il risparmio energetico. Il dato ISTAT, è stato messo nuovamente in luce in occasione del convegno “Dall’efficienza energetica alla decarbonizzazione nell’edilizia” organizzato da Green Building Council Italia, il cui primo relatore è stato Giuliano Dall’O’, presidente GBC Italia e docente di Fisica tecnica Ambientale presso il Politecnico di Milano.

Giuliano Dall'O'
Professor Giuliano Dall’O’

Autore di vari libri tra i quali “Smart city. La rivoluzione intelligente delle città” è stato uno dei precursori in Italia di temi relativi allo smart building e agli edifici a energia quasi zero. In quest’ultimo ambito, è stato responsabile scientifico dell’attività di ricerca sui near zero energy building in Regione Lombardia, la prima in Italia ad aver anticipato, già nel 2016 con una specifica legge, gli obblighi di progetto degli edifici nZEB.

Da energivori a net zero, il modello deep retrofit

Partiamo proprio dalla necessità di centrare gli obiettivi 2050, di contare su un patrimonio edilizio a consumo zero o quasi di energia. Uno dei possibili interventi per raggiungere tali risultati passa da un nuovo modo di concepire la progettazione e l’intervento edilizio, possibile per esempio attraverso un modello di deep retrofit. Ideato nei Paesi Bassi con un certo profitto, può trovare sviluppo in Italia per l’industrializzazione del processo edilizio?

«Premesso che il patrimonio immobiliare olandese, per caratteristiche, è differente da quello italiano, molto più variegato e quindi le tecnologie per industrializzare il processo di retrofit sono più facilmente replicabili, l’elemento dirompente è dato dall’avvio di una filiera di sistemi e competenze a livello industriale con un grande beneficio in termini economici – spiega Dall’O’ – Il settore edilizio farebbe un enorme passo in avanti.

Noi ci crediamo molto in questo modello di efficientamento spinto dell’edificio, con un processo che non va solo a rigenerare profondamente l’edificio, mediante anche l’integrazione tecnologica, ma interessa anche una maggior consapevolezza dei residenti in modo che tutto il sistema, statico e dinamico, partecipino al raggiungimento di determinati obiettivi. Sarebbe davvero un ottimo strumento anche per riuscire a raggiungere i target fissati al 2050 in termini di decarbonizzazione.

L’industria incontra così il settore edilizio: immaginiamoci le sinergie che possono nascere e che beneficerebbe in particolare il social housing, un bacino su cui lavorare più facilmente e che potrebbe costituire il volano per far avviare questo grande mercato e opportunità.

La maggior intelligenza ed efficienza degli edifici potrebbe passare anche attraverso uno sviluppo più significativo della building automation, oggi applicata marginalmente. Quali potrebbero essere le leve utili?

Non c’è una ricetta specifica. Uno degli strumenti oggi utili per svolgere ruolo di traino potrebbero essere gli smart speaker. Il loro sviluppo potrebbe combinarsi con strumenti di automatizzazione dell’efficienza energetica, ma soprattutto mette al centro il cittadino che si rende attore nel gestire i consumi e ottimizzarli. La consapevolezza è certamente uno strumento straordinario.

Iniziative per trasformare edifici energivori in smart building NZEB ci sono, come mostra il progetto HEART. Cosa serve oggi per trasformare progetti di ricerca in soluzioni ad ampio raggio?

Se si interviene su residenze mono e bifamiliari il discorso è – meglio, sarebbe – più facile. Nel contesto invece di strutture plurifamiliari c’è da affrontare la barriera della pluralità di utenti e delle loro differenti vedute sull’attuazione di iniziative esemplari di efficienza energetica.

Nel caso dei progetti di ricerca, in base alla mia esperienza di ricerca del Politecnico, una collaborazione positiva è possibile instaurarla con realtà quali l’Aler (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale). Avere un interlocutore unico aiuta nello sviluppo di progetti avanzati. Un ruolo importante nella possibilità di cambiamento ce l’hanno le utility: il passaggio dalla fornitura di energia a quella di servizi offre una grande opportunità, in questo senso, che si spera possa essere sfruttata. Penso inoltre, alla grande potenzialità di traino che potrebbe avere l’ambito pubblico, rigenerando gli stabili di proprietà.

Ma su tutto, per trasformare un parco immobiliare da altamente energivoro a efficiente occorrono investimenti notevoli specie per cercare di raggiungere gli obiettivi net zero fissati al 2050.

Quanto è importante il valore dei dati per riuscire a operare interventi di efficienza energetica importanti?

Ritengo che lavorare su progetti che permettono di monitorare costantemente i consumi reali sia fondamentale. Poter misurare gli effettivi consumi, contare su indicatori precisi e operare efficacemente e tempestivamente diventa imprescindibile per un vero cambiamento. Sarebbe auspicabile contare su una banca dati dei consumi reali mediante cui elaborare una strategia efficace nella riduzione dei consumi, non solo negli edifici energivori, ma anche in quelli NZEB.

Nella direttiva EPBD si cita spesso il valore dell’intelligenza e della potenziale applicazione di tecnologie dedicate, facendo esplicito riferimento a un indicatore di smartness. Quanto c’è ancora da fare per rendere effettivamente smart il costruito?

Credo che in questo ambito specifico si assisterà a una decisa accelerazione perché qui si ragiona su sistemi di regolazione, di monitoraggio, di sensibilizzazione e si nota un’attenzione crescente. Pensiamo all’Internet of Things e alla sua importanza. Sono fiducioso di un cambiamento nel prossimo futuro nel mondo del costruito.

Ma, su tutto, sarà fondamentale la consapevolezza del cittadino nel cambiare mentalità nel percorso di un reale efficientamento energetico.

 

 

 

Scritto da
Andrea Ballocchi