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ESCo: obiettivi e prospettive delle energy service company nel 2021

Scritto da
Andrea Ballocchi
ESCo: obiettivi e prospettive delle energy service company nel 2021

Digitalizzazione e transizione ecologica sono i due più importanti capitoli di spesa, o missioni, nel PNRR, cui saranno convogliati più della metà dei fondi previsti dal Recovery Plan.

In entrambi i campi possono giocare e contribuire in modo significativo le ESCo – Energy Service Company, attori dell’efficienza energetica. Si apre per loro, oltre che naturalmente per l’Italia, una partita da oltre 230 miliardi di euro, tanti sono i soldi che tra Recovery Fund e risorse verranno destinate al nostro Paese.

Energy Service Company e gli obiettivi di digital e green transition

«L’efficienza energetica nel PNRR, che rappresenta un pilastro del processo di decarbonizzazione per gli operatori e per AssoESCo, costituisce un fattore di primaria importanza nel rilancio della competitività e anche nel contributo apportabile al benessere sociale oltre che ambientale», ha ricordato Leonardo Santi, vicepresidente AssoESCo in occasione dell’ESCo Tech Forum promosso dall’Associazione italiana delle aziende ESCo e degli Operatori dell’Efficienza Energetica. Un incontro importante, giunto alla settima edizione, che è servito per comprendere la situazione attuale e le tendenze successive verso cui si muoverà il comparto dell’efficienza energetica ma non solo.

I prossimi anni saranno fondamentali per riuscire a concretizzare la transizione energetica per decarbonizzare interi settori, per centrare gli obiettivi attesi al 2030 e per porre le basi per rispettare la carbon neutrality fissata dall’UE al 2050. Saremo pronti e capaci di raggiungere gli obiettivi e di sfruttare l’opportunità enorme e unica fornita dall’Europa e che l’Italia ha formalizzato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?

ESCo ed efficienza energetica: quali prospettive

Prima di parlare di digitalizzazione e transizione ecologica, è importante comprendere come è andato fino a oggi il mercato dell’efficienza energetica in Italia e come andrà da qui al 2030. Perché, come ha ricordato Santi, l’efficienza energetica nel PNRR «che già rappresenta un pilastro del processo di decarbonizzazione per gli operatori e per Asso ESCo, costituisce un fattore di primaria importanza nel rilancio della competitività e anche nel contributo apportabile al benessere sociale oltre che ambientale».

Per riuscire a capire stato dell’arte e trend futuri la stessa Associazione ha commissionato a Elemens una ricerca, avviata da poco e che si concluderà in estate. Le prime anticipazioni sono state fornite da Tommaso Barbetti, partner della società di consulenza specializzata nel settore energia. È partito da una considerazione sugli ultimi 5 anni anni del mercato dell’efficienza e della sua sensibile trasformazione: «è un settore cambiato tanto rispetto solo a 10 anni fa, ancora centrale anche dal punto di vista strategico e lo sarà molto di più nel momento in cui si andranno ad aumentare gli obiettivi legati alla decarbonizzazione».

Oggi l’efficienza ha come riferimento il PNIEC, documento in cui l’Italia ha stilato la propria strategia energetica al 2030. Pur nei fatti superato da un quadro di regole previste in UE nel 2018, che ponevano la riduzione delle emissioni al 40% da qui a 9 anni – oggi si punta al 55% –. Tutto questo inciderà anche sulle fonti rinnovabili oltre che sulla riduzione dei consumi di energia primaria e finale. «La nuova versione del Piano Nazionale conterrà ragionevolmente un obiettivo sull’efficienza energetica più sfidante rispetto a quello attuale di 9 Mtep al 2030».

Per comprendere dove si potrà arrivare, occorre valutare a che velocità l’Italia si stia muovendo. «Ritornando al settore dell’efficienza energetica, se all’inizio c’è stato uno sforzo importante, specie a livello industriale, se però se si guarda al suo contributo nel comparto dell’industria finora è stato ben al di sotto delle attese – evidenzia Barbetti – Il PNIEC conferma una visione di sviluppo dell’efficienza nel settore industriale del tutto marginale».

Se si considera il discusso schema di decreto sui TEE – principale strumento dell’efficientamento energetico nel mondo industriale – «c’è una forte riduzione dello strumento e dei relativi target». La revisione del Piano deve essere occasione per mettere in discussione questo punto, ovvero la marginalità del settore industriale? «Crediamo che ci sia una quota di efficienza potenziale ancora inesplorata».

Efficienza energetica e Certificati Bianchi: un legame controverso

Intanto, ha proseguito il partner Elemens, è possibile già tratteggiare la penetrazione nei diversi settori dell’efficienza energetica. A contribuire in modo significativo è il settore dell’edilizia residenziale. Ha superato il risparmio atteso al 2020 già a partire dal 2017 grazie in particolare all’ampia diffusione degli interventi di efficientamento supportati dalle misure fiscali. Il terziario è fortemente in ritardo, l’industria evidenzia un gap di quasi 2 Mtep rispetto al target 2020. In questo caso hanno pesato le criticità relative al meccanismo dei Certificati bianchi, principale volano per gli interventi di efficientamento nell’industria. Il settore più in ritardo, però, è quello dei trasporti: esso rileva un gap di poco meno di 3 Mtep rispetto agli obiettivi 2020.

I Certificati Bianchi e meccanismi incentivanti rappresentano una sezione dello studio in lavorazione da parte di Elemens. Il meccanismo dei TEE costituisce il principale strumento per l’efficientamento energetico nel settore industriale; tuttavia, esso ha presentato diverse criticità nel corso degli anni, tra cui il continuo cambiamento normativo, l’assenza di stabilità e di visibilità sui ricavi per gli operatori, la forte incertezza sul fronte dei rilasci e l’elevato contenzioso. La ricerca, quindi, verificherà se il meccanismo presenti problemi strutturali tali da richiedere il suo superamento, se sia possibile individuare correttivi per migliorarlo, e quali possano essere dispositivi incentivanti alternativi in grado di catturare comunque il segmento strategico dell’efficienza energetica nell’industria.

PNRR, digitalizzazione e transizione ecologica: il ruolo delle ESCo

Se questo è lo scenario tratteggiato (la ricerca è solo avviata e quindi occorrerà attendere la sua conclusione per comprendere meglio cosa è stato e cosa sarà dell’efficienza energetica), oggi la realtà si chiama Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il Recovery Plan è pronto a tradursi in reale opportunità entro pochi mesi.

Sul PNRR ha parlato Leonardo Santi, ricordando che le due missioni di maggiore peso specifico sono digitalizzazione e transizione ecologica. Più nello specifico:

  • digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo;
  • rivoluzione verde e transizione ecologica, all’interno della quale vi sono la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

Insieme le due missioni assommano oltre la metà delle risorse stanziate.

A giudizio del vicepresidente AssoESCo il PNRR risponde bene sul piano dei requisiti per quanto attiene al settore residenziale, in particolare per il meccanismo del Superbonus (di cui si attende la proroga) a cui si accompagnano misure per lo snellimento delle procedure. «Perché è bene ricordare che il PNRR non significa solo investimenti ma è anche e soprattutto riforme».

Non altrettanto si può dire guardando al settore industriale. «A questo proposito, al netto degli investimenti previsti per la digitalizzazione, si poteva fare obiettivamente di più. Non ci sono interventi che rivitalizzano o potenziano il meccanismo dei Certificati Bianchi o che dispongono l’istituzione di meccanismi alternativi e capaci di catturare il potenziale inespresso che l’industria può esprimere in termini di efficienza energetica. Avremmo anche auspicato meccanismi incentivanti per le imprese energivore, destinati a interventi strutturali, in modo da spostare progressivamente i benefici tariffati destinati alle energivore e che pesano sulle bollette dei consumatori, in direzione di interventi capaci di fare efficienza in maniera fondamentale».

Santi ha fatto anche alcune considerazioni sugli strumenti attuativi. «Ci si trova di fronte a una vera e propria ondata di risorse che devono essere spese nell’arco di pochi anni, con un apice tra fine 2021 e fine 2023 in cui dovranno essere spesi circa 90 miliardi. Quindi è necessaria una capacità di attuazione senza precedenti». Da qui la necessità di miscelare semplificazioni e capacità di meccanismi efficienti con la necessità di modulare progettualità concretamente attuabili entro gli orizzonti temporali stabiliti. «Ma servono poi bandi specifici perché è necessario fornire stimoli duraturi con un elevato effetto moltiplicatore dei benefici indotti». In quest’ultimo caso si devono pensare a strumenti di finanziamento pubblico privato, per esempio.

Infine, Santi ha rilevato che nel PNRR «c’è un’enorme potenzialità di rafforzamento negli ambiti infrastrutturali sia per la comunicazione che per i servizi di rete». In questo senso c’è da rilevare l’importante capitolo riguardante le smart grid, che abiliteranno una serie di servizi innovativi utili anche per le imprese ESCo nonché per il mondo dell’energia. «Qui il punto chiave è la possibilità di intavolare collaborazioni tra pubblico e privato, sotto forma di partnership che possano concretizzare le grandi possibilità di sinergia e di collaborazione perché la sfida è grande».

Transizione digitale e interoperabilità

La collaborazione è importante, quanto lo è la concretezza, concetto espresso dal past president AssoESCo Andrea Tommaselli, che ha messo in risalto il valore delle Energy Service Company nello scacchiere dell’efficienza energetica e chiave per raggiungere la transizione energetica (di cui sono parte integrante digitalizzazione e transizione ecologica). Ma l’importante, nel realizzare PNRR e obiettivi, è che «si punti alla concretezza, a una transizione intelligente, attivando tutti i sistemi di mitigazione possibili per ridurre le emissioni in modo progressivo». In questo senso si risalta il valore della digitalizzazione, capace di fornire il proprio contributo anche all’efficienza energetica e alla stessa energia.

A questo proposito, gli interventi di Mauro Annunziato e di Elisabetta Bracci sono stati esplicativi. Il Responsabile della Divisione Smart Energy di ENEA ha tracciato il tema della transizione digitale delle infrastrutture energivore, facendo l’esempio dell’applicazione dei Public Energy Living Lab agli edifici pubblici, mentre la fondatrice di Jump Facility e Innovation Ambassador ha focalizzato l’attenzione sullo sviluppo della digitalizzazione in azienda e l’utilizzo dell’open data.

Nel primo caso, Annunziato è partito strategia UE per la transizione digitale: «qui si stanno ponendo le basi per creare l’ecosistema come fosse un singolo mercato. È un’idea che vuole cercare di superare l’infrastruttura di servizi che si notano in città, in particolare, dove sono per lo più pensati come silos invalicabili a livello di scambio di dati. Si pensi alla possibilità di contare, per l’illuminazione pubblica, dei dati del traffico. Quando però si crea permeabilità si riescono a creare servizi funzionali». La transizione digitale avviene su più scale: «il singolo servizio urbano può diventare smart quando è sensorizzato, trasferisce le informazioni leggibili e accessibili. Inoltre avviene quando diversi servizi possano cooperare tra loro. Così si pongono le basi per le smart city ma anche per le smart land e poi per la smart nation, per poter fare programmazioni a livello nazionale.  Come possiamo immaginare un percorso di transizione digitale? Innanzitutto mediante piattaforme di interoperabilità, che fungono da raccolta di dati aggregati mettendoli poi in condivisione con un’altra infrastruttura».

ESCo nella smart city: serve un ecosistema collaborativo

L’esempio dell’attività in ENEA è legato proprio alla creazione di queste piattaforme, una delle quali è Smart City Platform e di PELL. Nel primo caso si tratta di una piattaforma ICT per la gestione dei dati urbani e si basa su un approccio che permette di integrare le soluzioni/piattaforme verticali presenti sul territorio urbano su diverse scale: distrettuale, cittadina, regionale, nazionale. PELL (Public Energy Living Lab) è uno strumento di raccolta, organizzazione, gestione, elaborazione e valutazione dei dati individuati quali strategici del servizio di riferimento. Si tratta di una piattaforma di tipo smart city as-a-service, la cui architettura generale definisce il recupero dei dati da diverse infrastrutture e gestori e la creazione di una serie di servizi per gli utenti finali. Partita come piattaforma per l’illuminazione pubblica, si è poi sviluppata e oggi lavora sugli edifici, guardando poi ad altri servizi quali mobilità e idrico.

Inoltre ENEA sta costruendo anche un framework di riferimento per le Comunità energetiche, che parte da Recon e prosegue con diverse iniziative che guarderanno anche all’impiego della clockchain nonché della focalizzazione sulle minigrid per comunità. Tutti aspetti questi che entrano in relazione con la transizione energetica e il ruolo delle ESCo, fondamentali ancor più se riusciranno a combinare digitalizzazione e transizione ecologica.

Elisabetta Bracci si è focalizzata sul valore del dato e sulla possibilità di raccoglierlo e gestirlo, tramite sensoristica e ancora meglio tramite Internet of Things. «Questi dati poi fluiscono attraverso dei tool che spesso però sono dei silos.  Che si tratti di efficienza energetica o di facility management, il dato potrebbe aiutare a uscire dall’ottica silos e concentrarsi nel raggiungimento degli obiettivi». Ha ricordato che oggi gli strumenti a disposizione sono cambiati, «dobbiamo quindi cambiare il modo di pensare l’ecosistema del dato». Da qui concetti come open data, machine learning, cognitive computing, human driven approach «possono avere senso ed essere le parole chiave del cambiamento di approccio e cultura che dobbiamo implementare su ampia scala, per creare un ecosistema collaborativo, interoperabile e foriero di innovazione condivisa».

Scritto da
Andrea Ballocchi