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Quanta energia consumano Data Center e IA?
Quanta energia consuma l’intelligenza artificiale? E quanta ne richiederà con l’aumentare del suo utilizzo in ogni ambito applicativo? E’ da…
Per guidare le imprese in un momento di trasformazione profonda occorre puntare su tre leve fondamentali: sostenibilità, tecnologia e finanza. Così è possibile affrontare le sfide di un mercato complesso e in evoluzione. È quanto hanno deciso di fare tre importanti aziende piemontesi, percorrendo strade nuove, facendosi accompagnare da un partner in grado di affiancarli nel loro cammino che li ha portati a ottenere risultati, quantificabili, potendosi proporre su nuovi mercati e creare opportunità.
Per parlare di innovazione ed efficienza nel settore vitivinicolo occorre partire dal contesto nazionale. Secondo i dati 2025 del report redatto dall’ICQRF sulla base dei dati contenuti nei registri telematici del vino negli stabilimenti enologici italiani, a livello nazionale sono presenti 49,7 milioni di ettolitri di vino: un livello che racconta una dinamica strutturale, fatta di una produzione in costante crescita e di consumi che calano, a livello nazionale.
L’export cresce (+5,5% in valore), raggiungendo 8,1 miliardi di euro, ma è una crescita moderata, che non basta ad assorbire gli stock. Il consumo interno è stabile o in lieve calo, e le previsioni 2025 parlano di una crescita contenuta: +1,7% nelle vendite e +2% nell’export.
Questa fotografia racconta di un settore che è nel pieno di un cambiamento strutturale. E quando cambia la struttura del mercato, devono mutare anche le strategie delle imprese.
Questa vocazione ad attuare innovazione ed efficienza nel settore vitivinicolo è bene esemplificata da tre aziende vinicole del Piemonte, che da tempo hanno deciso di investire sulla capacità di presentarsi su mercati esteri, sapendo rispettare standard e requisiti sfidanti per essere competitivi a livello internazionale. Stiamo parlando di Terre del Barolo, Santero e Toso, realtà prestigiose che hanno chiesto di essere affiancate, nel loro percorso verso innovazione ed efficienza nel settore vitivinicolo da un partner di riferimento come Trigenia.
Per comprendere il percorso fatto da ognuna delle aziende vanno illustrati i loro passi più significativi.
Nell’azienda, nel 2022, è stato approntato il monitoraggio energetico tramite il sistema Cloven e nello stesso anno è stato implementato il sistema SCADA che permette di accogliere in un unico sistema tutti i dati provenienti da diverse apparecchiature e scambiare informazioni sia in scrittura che in lettura con ogni macchinario, in grado di soddisfare il requisito Industria 4.0 dell’interconnessione.
L’anno successivo, l’azienda ha ottenuto la certificazione Equalitas (certificazione di sostenibilità in ambito vitivinicolo) e nel 2024 è stato ideato e realizzato il software Green Cloven per il monitoraggio ambientale, potendo contare sul Fondo Europeo GreenSME. Grazie a Green Cloven, Terre del Barolo possiede carbon e water footprint, consultabili digitalmente e in tempo reale.
Il percorso verso l’innovazione e la sostenibilità nel vitivinicolo intrapreso dalla azienda è partito nel 2014, quando è stato approntato il monitoraggio energetico tramite Cloven. Nel 2018 Toso ha ottenuto la certificazione ISO 50001, mentre nel 2022 è stato implementato il Sistema SCADA per l’Industria 4.0. Nel 2025 Toso ha ottenuto la certificazione Equalitas; sempre nello stesso anno l’azienda ha deciso di redigere il proprio bilancio di sostenibilità.
Nel 2021 la realtà piemontese ha ottenuto la certificazione ISO 50001 e nello stesso anno è stata implementata anche la ISO 14064 per il calcolo della carbon footprint di organizzazione. Due anni dopo Santero ha ottenuto la certificazione Equalitas. Nel 2024 è stata sviluppata la water footprint di stabilimento ed è stato implementato il Progetto CO2 free: un vino senza alcool a zero impatto di CO2.
Per comprendere le strategie di innovazione ed efficienza nel settore vitivinicolo adottate dalle tre aziende è bene capire i motivi che le hanno portate a determinate scelte.
«Tutte e tre le realtà sono accomunate da una spinta verso l’internazionalizzazione del prodotto. Questo comporta la necessità di rispettare vincoli specifici. Per esempio, in alcuni Paesi, la vendita di alcolici è ancora soggetta a monopoli statali. In questi casi, confrontarsi con un interlocutore unico richiede criteri di accesso sfidanti, che comportano il rispetto di determinati standard, riguardanti anche aspetti di sostenibilità, sotto forma di riduzione delle emissioni, di risparmio energetico e idrico», spiega Stefano Dessi, Team Leader dell’area Energy di Trigenia.
Le tre realtà hanno deciso negli anni di investire in questo percorso virtuoso, partendo dalla digitalizzazione e da un necessario monitoraggio, per arrivare a certificarlo. «tutti e tre hanno scelto di svolgere questo cammino non spinti da un obbligo, ma perché hanno avuto la percezione che rispondere a determinati standard può rivelarsi un elemento di competitività per affrontare mercati esteri in modo vincente». Si spiegano così, passi quali la certificazione Equalitas da parte di Santero e di Terre del Barolo e la redazione del bilancio di sostenibilità da parte di Toso.
«L’apporto di Trigenia prosegue anche nella personalizzazione del percorso per ogni azienda-partner – specifica Dessi –. Per ognuno di loro sono stati intrapresi passi specifici: per esempio, Terre di Barolo sviluppa e fa incentivare tramite un fondo europeo un tool di monitoraggio evoluto, che dall’energia consumata comprende anche la quantificazione delle tonnellate di CO2 emesse, assoluta e relative, su qualunque aspetto in un unico software per giungere alle azioni di compensazioni necessarie».
Tutto il percorso svolto dalle tre aziende, oltre che orientato all’innovazione e all’efficienza nel settore vitivinicolo, è caratterizzato da una assoluta trasparenza e precisione, per rispettare pienamente le norme e poter dimostrare la bontà del percorso svolto e di tutti i passaggi necessari.
Alla leva tecnologica si affianca anche quella finanziaria. Trigenia ha in sé una divisione di finanza pubblica agevolata, che gli permette di individuare gli strumenti più adatti per sostenere le azioni di transizione, energetica ed ecologica delle imprese e creare i presupposti per renderle pronte a nuove opportunità. «Strumenti di rendicontazione come SCADA-Cloven hanno potuto beneficiare di un credito d’imposta per l’Industria 4.0; in altri casi, c’è stata la possibilità di accedere a fondi europei, in altri a bandi regionali. Per ogni strumento si può contare su specifici meccanismi incentivanti», illustra Dessi.
Tuttavia, alla base, va considerato il beneficio ottenuto dall’efficientamento energetico e idrico, che riduce consumi e spese e permette di rendere decisamente sostenibile il percorso. «Occorre considerare la spesa iniziale per avviare un cambiamento virtuoso come un investimento necessario per essere competitivi e per aprirsi a nuovi mercati. Non è un percorso che s’improvvisa: le tre aziende in oggetto da anni hanno deciso di puntare sull’adozione di criteri di sostenibilità. Ma la loro lungimiranza gli ha consentito di affacciarsi su nuovi mercati, di contare su nuovi clienti e di avviare nuove potenzialità di mercato», conclude il Team Leader area Energy di Trigenia.