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Teleriscaldamento: cos’è, come funziona ed esempi in Italia

Scritto da
Andrea Ballocchi
Teleriscaldamento: cos’è, come funziona ed esempi in Italia

Il teleriscaldamento offre benefici per l’efficienza energetica, per l’ambiente e per abilitare la transizione energetica. Ha tutte le caratteristiche per espandersi in maniera significativa in Italia, dove riscalda circa 1 milione e 300mila appartamenti e dove ha registrato una crescita anche negli ultimi anni.

Per comprendere bene i vantaggi offerti, è importante comprendere prima cosa è il teleriscaldamento, a cosa serve e quali sono i pro e i contro: quali caratteristiche ha, quali vantaggi ne derivano e quando conviene.

In sintesi:

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Cos’è il teleriscaldamento

Vediamo innanzitutto cosa significa teleriscaldamento. Con “teleriscaldamento” si intende un sistema per riscaldare e per produrre acqua calda sanitaria a distanza. Attraverso una rete di tubazioni, il sistema trasporta il calore generato da centrali di cogenerazione alle singole abitazioni.
Una definizione puntuale di teleriscaldamento la offre il decreto legislativo 102/2014, attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica. Quando si parla di rete di teleriscaldamento e teleraffrescamento significa:

“qualsiasi infrastruttura di trasporto dell’energia termica da una o più fonti di produzione verso una pluralità di edifici o siti di utilizzazione, realizzata prevalentemente su suolo pubblico, finalizzata a consentire a chiunque interessato, nei limiti consentiti dall’estensione della rete, di collegarsi alla medesima per l’approvvigionamento di energia termica per il riscaldamento o il raffreddamento di spazi, per processi di lavorazione e per la copertura del fabbisogno di acqua calda sanitaria”.

Lo stesso D.Lgs 102/2014, inoltre, indica che una rete di TLR (tele riscaldamento) efficiente deve usare, in alternativa, almeno: il 50% di energia derivante da fonti rinnovabili; il 50% di calore di scarto; il 75% di calore cogenerato; il 50% di una combinazione delle precedenti.

Come funziona il teleriscaldamento

Il teleriscaldamento, quindi, è un sistema a rete nel quale il calore prodotto dagli impianti di generazione, o recuperato da fonti terze, viene distribuito agli utenti tramite un fluido vettore (acqua per lo più, oppure vapore). Quest’ultimo distribuisce il calore agli utenti mediante le tubature di “mandata”, e ritorna alla centrale, ormai raffreddato, attraverso le tubature di “ritorno”. Normalmente la rete è alimentata da almeno una centrale di generazione che sostiene il carico di base e può quindi funzionare in maniera efficiente.

Teleriscaldamento: le tre componenti del sistema

In particolare, un impianto di teleriscaldamento è costituito da tre elementi:

  1. una centrale termica che produce calore, eventualmente in cogenerazione con l’energia elettrica, a cui si possono affiancare più sotto-centrali di supporto;
  2. una rete di trasporto costituita da tubature di “mandata” che veicolano, mediante fluido termovettore, il calore al consumatore;
  3. un sistema di tubature di “ritorno” che riportano il fluido freddo alla centrale; sotto-centrali di utenza, la cui tecnologia varia in funzione del sistema utilizzato per la trasmissione (diretto o indiretto).
teleriscaldamento in città
Come funziona una rete di teleriscaldamento (Fonte: Power Solutions France/Wikipedia)

I benefici del teleriscaldamento

I benefici del teleriscaldamento sono molteplici e si possono riassumere in:

  • Efficienza energetica: permette di incrementare i livelli di efficienza energetica con maggiore sicurezza degli approvvigionamenti e un recupero del calore di scarto. Quest’ultimo beneficio è possibile leggerlo sia dal punto di vista dell’economia circolare sia ambientale.
  • Minore impatto ambientale: un impianto efficiente di teleriscaldamento contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO2 e degli inquinanti locali, oltre a ridurre le superfici impiegate per lo stoccaggio dei rifiuti.
  • Migliore comfort degli ambienti: contare sul teleriscaldamento conviene in quanto permette l’incremento del comfort indoor evitando l’uso di vettori pericolosi nell’ambiente domestico.

Inoltre, la manutenzione è limitata e l’uso combinato di fonti rinnovabili apre a nuove opportunità in direzione della transizione energetica. Oltre alle biomasse, altre fonti di energie rinnovabili utilizzate per il teleriscaldamento sono la geotermia e il solare termico (si parla in questo ultimo caso di teleriscaldamento solare).

Quando conviene il teleriscaldamento

Prima di rispondere, vale la pena segnalare che il teleriscaldamento è una fonte plurisecolare. Le sue origini vengono datate al XIV secolo: nel villaggio francesce di Chaude-Aigues, gli abitanti ricevevano mediante delle condutture in legno acqua riscaldata da una fonte geotermica, per il cui servizio, ancora in funzione, veniva corrisposto un canone. Si deve invece all’ingegnere statunitense Birdsill Holly la realizzazione del primo sistema di teleriscaldamento moderno nei pressi di New York, a Lockport, nell’Ottocento. Fu lui a “inventare” il primo sistema di teleriscaldamento commercialmente sfruttabile.

Ma quando conviene? Poniamola così: in Europa se tutto il calore di scarto fosse impiegato in sistemi di teleriscaldamento, questo sarebbe in grado di coprire la domanda di tutti gli edifici residenziali e terziari. A segnarlo è il report di Bocconi/A2A. Non solo: nelle grandi città, l’integrazione del teleriscaldamento con diversi servizi e sistemi tecnologici potrebbe garantire una più efficace gestione di calore, acqua, rifiuti ed energie rinnovabili.

Non tutti, però, possono allacciarsi a una rete di “riscaldamento a distanza”. Lo specifica il Gruppo Hera, segnalando che, “per essere teleriscaldata, un’abitazione deve essere collegata a una rete di teleriscaldamento: un’infrastruttura di una certa importanza la cui realizzazione è legata alle scelte di programmazione territoriale delle città”. L’unico vincolo imprescindibile è che il condominio si trovi in prossimità di una condotta di teleriscaldamento. Ma se questa condizione c’è, dal punto di vista tecnico, il teleriscaldamento si può utilizzare in qualsiasi tipo di edificio, sia nuovo che esistente, e può essere applicato a impianti di riscaldamento condominiali centralizzati o autonomi.

Teleriscaldamento in Italia: qualche numero

Conta 368 reti che si estendono su circa 4446 km il teleriscaldamento in Italia, dove si segna al 2020 un +2,5% di incremento rispetto al 2017, riporta il report “Valutazione economica dei benefici sociali dello sviluppo del teleriscaldamento in Italia”, a cura dell’Università Bocconi e di A2A. Il problema è che si sviluppa quasi totalmente nel Nord Italia, con il 98% dei 358 milioni di metri cubi totali allacciati, segnala AIRU. La stessa Associazione registra una capacità installata a sostegno di queste reti corrispondente a 885 MWe (elettrica) e 8.908 MWt (termica). L’energia utile prodotta è pari a 5.945 GWhe (94% della produzione), a 9.289 GWht (82,5% circa dell’energia immessa nelle reti) e a 131 GWhf (98,5% della produzione).

La produzione di energia termica lorda registra un timido aumento dello 0,9% rispetto al 2017, ma in termini di energia erogata all’utenza questa aumenta del 2,3%, probabilmente anche per miglioramenti nell’efficienza del sistema.

Esempi di rete di teleriscaldamento si hanno a Milano, Brescia, Cremona e Torino.

 

teleriscaldamento in Italia
Teleriscaldamento: cos’è e come si sta diffondendo in Italia

Un esempio virtuoso: il teleriscaldamento a Brescia

L’Italia ha esempi di assoluta eccellenza tecnologica che dimostrano la fattibilità di uno sviluppo efficiente del teleriscaldamento. L’ultimo è quello rappresentato dal progetto iRecovery dell’acciaieria Ori Martin, grazie al quale il calore dei fumi del forno elettrico dell’acciaieria, per la prima volta in Italia, sarà recuperato per produrre energia elettrica per l’autoconsumo ed energia termica che sarà ceduta alla rete del teleriscaldamento della città di Brescia.

Un esempio che mette insieme sostenibilità energetica e ambientale e focalizza anche le potenzialità offerte dalla ricerca: il progetto, infatti, trae origini da una ricerca sul recupero di calore dai processi industriali sviluppato a Brescia dal Csmt, il Centro servizi multi settoriale e tecnologico, partecipato da Aib e dall’Università di Brescia.

A Varese, un esempio di teleriscaldamento e solare termico

A Varese, sempre in Lombardia, è stato realizzato il 1° impianto solare termico integrato in una rete di teleriscaldamento: si tratta di un impianto in cui il solare termico raggiunge una dimensione di circa 1000 m2, 73 collettori di 14 mciascuno con una inclinazione di 35° sul piano orizzontale. La produzione dell’impianto è di circa 450 MWh/anno destinati al riscaldamento dell’acqua.

Il potenziale futuro del teleriscaldamento

Il potenziale di crescita del teleriscaldamento in Italia si attesta intorno al 400% rispetto la dimensione attuale. Come ha affermato Lorenzo Spadoni, presidente Airu – Associazione italiana riscaldamento urbano, che rappresenta l’85% dell’energia erogata tramite teleriscaldamento. Tra i fattori penalizzanti, cita lo stesso Spadoni, l’evoluzione normativa recente che penalizza il TLR tra cui l’esclusione dal DL Rilancio e dal Superbonus 110%, sottolineato anche da Utilitalia – ma soprattutto la mancanza di una mancanza di una visione nazionale di medio lungo periodo, come ha sottolineato anche Fiper.

Resta il fatto che in Italia – sottolinea il sopra citato report – il teleriscaldamento possiede “un grande potenziale di espansione che viene sempre più incoraggiato delle politiche comunitarie e nazionali, le quali ne riconoscono la natura strategica per il raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica”.

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Impianto di teleriscaldamento in un edificio: come funziona

Teleriscaldamento, cogenerazione e trigenerazione

Unendo una rete di teleriscaldamento a un impianto di cogenerazione o trigenerazione, i benefici in termini di efficienza energetica e di ottimizzazione dei consumi vengono ulteriormente amplificati.

All’Aeroporto militare di Cameri (Novara), è stato realizzato ad esempio un impianto che coniuga trigenerazione e rinnovabili a biopmasse per rispondere ai bisogni di riscaldamento e raffrescamento. L’impianto, realizzato da Carbotermo, storica azienda milanese specializzata, si fonda su 4 aree: una per la produzione di energia termica, una per produzione di energia frigorifera, una per la produzione di energia elettrica e, infine, una rete di teleriscaldamento.

L’installazione dell’impianto ha permesso di raggiungere una importante diminuzione delle emissioni di CO2 legate all’uso di fonti rinnovabili (biomassa) o ad alta efficienza, come la combinazione tra condensazione a gas metano e cogenerazione.
Complessivamente si parla di un risparmio medio annuo pari a 3053 tonnellate di CO2 nell’atmosfera.

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Andrea Ballocchi