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Riconoscimento facciale e mascherine anti virus: ecco quando sono incompatibili

Scritto da
Paola Cozzi
Riconoscimento facciale e mascherine anti virus: ecco quando sono incompatibili

Tra le telecamere con riconoscimento facciale e le mascherine anti virus, indossate in tutti i Paesi colpiti dall’emergenza covid-19, esiste un rapporto problematico.

È stata proprio la Cina – da dove è partito lo sciame virale che sta investendo tutto il mondo e dove vige il riconoscimento facciale di massa, finalizzato al controllo della popolazione da parte delle Autorità – a evidenziare la questione.

Le mascherine rappresentano un ostacolo per gli algoritmi di Intelligenza Artificiale: celando bocca e naso, impediscono di rilevare con chiarezza i tratti del volto ripreso dalla telecamera, invalidando così i processi di identificazione e di riconoscimento.

Questo limite ha spinto diverse aziende del settore IA – cinesi e non – a intraprendere studi volti a implementare gli attuali sistemi di face recognition. Ma quali sono, in Italia, i contesti in cui sono presenti telecamere con riconoscimento facciale che, in questo momento di emergenza sanitaria, potrebbero essere messe in difficoltà dall’utilizzo esteso di mascherine anti virus?

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Riconoscimento facciale: il quadro normativo italiano

L’Italia non è la Cina. Ricordiamo, infatti, che nel nostro Paese, in linea con il GDPR – General Data Protection Regulation e il Provvedimento generale del 2010 del Garante della Privacy, le telecamere con riconoscimento facciale possono essere installate solo all’interno di quei contesti definiti “critici”, in merito ai quali è comunque d’obbligo chiedere un parere preliminare al Garante Privacy, al quale spetta l’esame di ogni singolo caso.

L’Autorità Garante – solo per citare alcuni esempi – in passato ha emesso provvedimenti che consentono l’utilizzo di sistemi di face recognition in ambito sanitario, col fine di videosorvegliare gli accessi ai reparti speciali dell’ospedale, nei laboratori orafi e in quegli ambienti in cui sono presenti materiali pericolosi.

Riconoscimento facciale negli aeroporti: attenzione alle procedure che incrociano scansione dei documenti e del volto

Un altro contesto in cui, in Italia, le telecamere con riconoscimento facciale sono consentite, è l’aeroporto. Qui, la loro funzione – in fase sperimentale e solo per chi lo desidera – è, ad oggi, di controllo dei passaporti nelle aree sicurezza e imbarchi. Con una finalità: sveltire, ridurre i tempi di attesa e le code che si formano ai varchi.

È l’aeroporto di Roma Fiumicino ad avere installato per primo un sistema in grado di incrociare scansione del passaporto e scansione del volto dei passeggeri, seguito dall’aeroporto di Roma Ciampino.

A questi scali, lo scorso febbraio – poco prima che, nel nostro Paese, scattasse l’emergenza coronavirus – si è aggiunto l’aeroporto milanese di Linate, dove è ora attivo il progetto “Face Boarding”, in fase sperimentale fino al 31 dicembre 2020, che permette ai passeggeri di imbarcarsi semplicemente mostrando il proprio viso alla telecamera, senza esibire documenti di identità e carte di imbarco.

Ebbene, in tutte le procedure aeroportuali che incrociano scansione del passaporto, scansione della carta di imbarco e scansione del volto, le mascherine anti virus rappresentano un impedimento al corretto processo di riconoscimento dei passeggeri. Motivo per cui, per utilizzare i sistemi di face recognition aeroportuali, le mascherine devono essere momentaneamente tolte, al fine di non invalidarli e non rischiare un blocco ai gate di imbarco.

centrale di polizia
La Polizia italiana utilizza un Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini, in grado di associare, all’immagine del potenziale criminale, le generalità di chi è già presente nelle sue banche dati

Riconoscimento facciale nelle attività investigative della Polizia

Dopo gli aeroporti, un altro ambito in cui, nel nostro Paese, il riconoscimento facciale è lecito e i volti semicoperti – da mascherine anti virus, così come da altri elementi – rappresentano una criticità, sono le attività investigative condotte dalle Squadre Mobili delle Questure.

Nello specifico, la Polizia italiana utilizza il software SARI – Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini, in grado di associare, all’immagine di un potenziale criminale, le generalità di chi è già presente nelle sue banche dati.

Il database di SARI raccoglie 16 milioni di volti di coloro che hanno commesso reati (ogni persona schedata può avere più foto), riconoscibili dagli algoritmi di riconoscimento facciale: inserendo l’immagine di una data persona all’interno della banca dati, il sistema risponde con un elenco di soggetti somiglianti al volto cercato.

In supporto a SARI, esiste un altro sistema di riconoscimento automatico dei volti – SARI Real Time – attualmente non in funzione perché ancora in fase di perfezionamento. SARI Real Time, in particolare, analizzerà le immagini dei volti provenienti dai dati video delle telecamere di videosorveglianza e verrà utilizzato dalla Polizia solo in situazioni specifiche e critiche dal punto di vista della sicurezza come, ad esempio, nel caso di un evento sportivo, con l’obiettivo di controllare il flusso dei tifosi.

Scritto da
Paola Cozzi