Cerca
  • Efficienza energetica
  • Attualità

Illuminazione: lo Human Centric Lighting entra nei luoghi di lavoro

Scritto da
Andrea Ballocchi
Illuminazione: lo Human Centric Lighting entra nei luoghi di lavoro

Il 2020 porterà novità interessanti a livello normativo per l’illuminazione: è attesa la nuova edizione della EN 12464-1:2020 “Illuminazione dei luoghi di lavoro”, in cui si parlerà, per la prima volta, in maniera esplicita di human centric lighting.

immagine guida

Illuminazione dei luoghi di lavoro: cosa prevede la nuova norma

Daniele Lizzani, membro GL2 UNI, ha illustrato le principali novità in occasione dell’incontro Lighting Open Day, organizzato da ASSIL – Associazione Nazionale Produttori Illuminazione.

La norma EN 12464-1 “Illuminazione dei luoghi di lavoro”, fornisce ai progettisti illuminotecnici i riferimenti per la corretta illuminazione degli ambienti di lavoro. La norma, di fondamentale importanza nell’ambito illuminotecnico progettuale, andrà a sostituire la precedente edizione, UNI EN 12464-1: 2011.

Come segnalato da Lizzani e dalla stessa Assil:

Saranno introdotte nuove appendici informative per supportare gli utilizzatori con approfondimenti tecnici ed esempi pratici di calcolo dei requisiti progettuali. Tali aggiornamenti consentiranno di allineare la EN 12464-1 alle nuove esigenze progettuali, scaturite dall’utilizzo massivo dei LED e dalla crescente considerazione degli effetti non visivi della luce. Gli effetti non visivi della luce sono, infatti, alla base di soluzioni applicative che da qualche tempo vengono sintetizzate con il temine “Human Centric Lighting” (HCL) e che possono avere un grande impatto sul benessere e sulle prestazioni degli occupanti di un edificio, in primis dei lavoratori.

Oggi è in corso l’attività di revisione della norma i cui criteri principali in agenda comprenderanno anche un nuovo capitolo dedicato al “Lighting Design considerations”. In esso verranno date indicazioni sulle modalità di selezione corretta dei requisiti per l’illuminazione durante l’attività (Visual task) o per l’area (task Area). Inoltre, verranno fornite le indicazioni per la progettazione del corretto funzionamento dell’impianto di illuminazione, in relazione alla specifica applicazione e agli aspetti non visivi che possono essere determinati dall’illuminazione ambientale.

Si tratterà di Ambient Lighting, introducendo un criterio sviluppato nel nuovo allegato informativo in cui si sottolinea l’importanza della luminosità su tutte le superfici dei locali per il benessere visivo e il comfort visivo delle persone nel luogo di lavoro. «I requisiti che il progettista dovrà quindi considerare dipenderanno dall’applicazione specifica così pure per gli aspetti non visivi che possono essere determinati dall’illuminazione ambientale», ha segnalato Lizzani, sottolineando quanto oggi ci sia una forte evidenza scientifica sulla luce, non solo essenziale per la visione, ma in grado di suscitare effetti biologici ed emotivi che sono altamente rilevanti per la prestazione e il benessere umano.

«La luminosità percepita di uno spazio è importante per il benessere degli occupanti perché nel campo della visione, la luminosità percepita è il risultato dell’interazione tra illuminazione e la proprietà di riflessione degli oggetti e delle superfici della stanza». Per garantire questo concetto sono stati inseriti, in evidenza sulla tabella dei requisiti, anche specifici parametri.

Ulteriore aspetto segnalato nella norma è l’importanza dei benefici della luce diurna, evidenziando come durante il giorno e la stagionalità può fornire quantità significative di luce all’interno dei locali, elevata resa cromatica, variabilità dei livelli e diversa direzione.

Illuminazione dei luoghi di lavoro: lo Human Centric Lighting è a norma

Ma la norma ha il merito di introdurre il concetto di illuminazione umano centrica. In essa infatti si ragiona sugli effetti della luce, visivi e non. «Per la prima volta si parla di questo concetto», sottolinea Lizzani, segnalando che nell’allegato C, alla voce Effects of light se ne parla espressamente, «un nuovo criterio che entra a far parte, anche a livello informativo, nello studio degli impianti di illuminazione. Gli effetti non visivi della luce sono alla base dei concetti applicativi che da tempo vengono sintetizzati, appunto, con il termine Human Centric Lighting.

I punti trattati riguardano la luminosità dell’ambiente percepito, l’influenza della distribuzione spettrale sugli effetti biologici, le condizioni d’illuminazione variabili e la penetrazione della luce del giorno.

«Il vero valore della luce sta nella combinazione di diversi elementi che apportano benefici visivi, biologici ed emotivi», ricorda il membro GL2 UNI, facendo notare che nella norma c’è anche un riferimento riguardante la possibilità di prendere in considerazione le preferenze individuali derivanti, per esempio dal genere e dalla cultura. Non solo: ogni applicazione necessita di specifiche soluzioni illuminotecniche e condizioni variabili dell’illuminazione nel tempo possono migliorare il benessere delle persone. Quindi, l’illuminazione degli uffici dovrà essere differente da quella in ambito industriale. «Gli scenari di luce preimpostati nell’arco della giornata possono migliorare il benessere degli occupanti, consentendo nel contempo il risparmio energetico».

Infine, a questo riguardo la norma considera anche la penetrazione della luce del giorno. «Occorre dare massima importanza all’integrazione tra l’illuminazione diurna e quella artificiale, potendola controllare nel tempo sia in quantità sia in qualità dello spettro luminoso per consentire condizioni standard nella giornata», ha concluso Lizzani.

Scritto da
Andrea Ballocchi