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Ristrutturazione e riqualificazione degli edifici: cos’è il Deep Retrofit

Ristrutturazione e riqualificazione degli edifici: cos’è il Deep Retrofit

L’efficienza energetica è la vera ricchezza su cui puntare. Costa meno di qualsiasi fonte di energia, rappresentando il modo più economico per ridurre l’inquinamento atmosferico e le emissioni climalteranti. Ma è anche un’eccellente fonte di risparmio in bolletta. Per questo occorre puntare a efficientare il patrimonio edilizio, ma va fatto in maniera programmatica, significativa ed efficace. In poche parole serve attuare il deep retrofit.

Cos’è il deep retrofit

Con deep retrofit s’intende la ristrutturazione profonda di un edificio in grado di elevare sensibilmente le sue prestazioni energetiche. In poche parole, grazie a questo intervento lo stabile passa da una classe energetica infima alla classe A, puntando così all’obiettivo “energia quasi zero” o nZEB.

Secondo quanto dispone la Commissione Europea, nella Raccomandazione UE 2019/786 dell’8 maggio 2019 sulla ristrutturazione degli edifici, questi interventi

“comportano un ammodernamento tale da ridurre il consumo energetico sia fornito che finale di un edificio in una percentuale significativa rispetto ai livelli precedenti alla ristrutturazione, conducendo a una prestazione energetica molto elevata”.

Più precisamente, secondo quanto afferma il documento di lavoro dei servizi della Commissione sul Sostegno finanziario all’efficienza energetica negli edifici:

“ le ristrutturazioni profonde possono essere considerate quelle che generano miglioramenti significativi dell’efficienza energetica (di norma oltre il 60%). Più in generale, per essere considerata ‘profonda’ una ristrutturazione dovrebbe generare efficienza in termini sia di energia che di emissioni di gas a effetto serra”.

Per definire quali altri tipi di intervento si possano prevedere in termini di efficientamento energetico, l’Osservatorio europeo del parco immobiliare(EU Building Stock Observatory), sulla base dei risparmi di energia primaria, ha individuato tre livelli di ristrutturazione:

  • leggera (inferiore al 30%);
  • media (tra il 30 e il 60%);
  • profonda (oltre il 60%).

In ogni caso, l’Unione Europea intende creare i presupposti per un sistema energetico sostenibile, competitivo, sicuro e decarbonizzato entro il 2050. Per rispettarlo, gli Stati membri e gli investitori devono dotarsi entro quella data di misure finalizzate a “raggiungere l’obiettivo di lungo termine relativo alle emissioni di gas a effetto serra e a decarbonizzare il parco immobiliare, cui è riconducibile circa il 36% di tutte le emissioni di CO2 nell’UE”, si specifica nella direttiva UE 2018/844.

Nello stesso atto normativo si fa esplicito riferimento al deep retrofit. È scritto che per arrivare a contare su di un parco immobiliare green e ad alta efficienza energetica e garantire che le strategie di ristrutturazione a lungo termine occorre dar luogo a progressi necessari alla trasformazione in edifici nZEB del parco immobiliare esistente, “in particolare mediante un aumento delle ristrutturazioni profonde”. Stando, infatti, alla valutazione d’impatto della Commissione UE, il tasso di ristrutturazioni dovrebbe raggiungere il 3% l’anno per centrare gli obiettivi.

Anche negli Stati Uniti ci si è dati quale priorità quella di affrontare una riqualificazione energetica degli edifici esistenti. Per questo il Department of Energy ha stilato un programma denominato DOE Building America che, nella sua finalità di ridurre del 40% entro il 2030 l’attuale consumo energetico domestico, prevede tra gli strumenti il deep energy retrofit.

E proprio negli States è stato avviato quello che può essere considerato l’esempio più significativo di ristrutturazione profonda: si tratta dell’Empire State Building, uno degli edifici più famosi al mondo, realizzato nel 1931. Per la sua ristrutturazione sono stati previsti lavori per 550 milioni di dollari, con l’obiettivo di mettere in atto un intervento innovativo e replicabile su qualsiasi edificio, per arrivare a un risparmio energetico consistente: si parla del 38,4% annuo.

Le differenze tra deep retrofit, ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici

Gli interventi per migliorare lo stato degli edifici e condurli a un risparmio energetico più o meno consistente si differenziano in modo significativo.

Partiamo da cosa dice la legge: stando al decreto legislativo 28/2011, un edificio sottoposto a ristrutturazione rilevante può essere o uno stabile esistente con una superficie utile superiore a 1000 mq, soggetto a ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l’involucro, oppure un edificio esistente soggetto a demolizione e ricostruzione anche in manutenzione straordinaria. Aggiunge, inoltre:

“Nel caso di edifici nuovi o edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti, gli impianti di produzione di energia termica devono essere progettati e realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria e delle seguenti percentuali della somma dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento”.

riqualificazione energetica
riqualificazione di una abitazione

Con riqualificazione energetica s’intendono, invece, quegli interventi in grado di elevare il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti, passando dalla riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento, dal miglioramento termico dell’edificio sotto forma di coibentazioni all’installazione di pannelli solari fino alla sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale. Sono tutti interventi che beneficiano delle detrazioni fiscali al 65%, i cosiddetti ecobonus.

La ristrutturazione riguarda operazioni mirate a trasformare, in maniera più o meno consistente, un organismo edilizio. In questo rientrano il ripristino, la sostituzione, l’eliminazione, l’inserimento o la modifica di nuovi elementi e impianti.

Il deep retrofit prevede anch’esso un miglioramento significativo della prestazione energetica dell’edificio, ma è la modalità dell’intervento che cambia rispetto alle tradizionali. L’elemento centrale è la progettazione integrata e l’industrializzazione di processi mirati a rendere più efficace, rapido e quanto meno impattante per i residenti i lavori necessari per migliorare le loro abitazioni. Un esempio di tali interventi è quello attuato nei Paesi Bassi dove è stato messo in pratica un programma finanziato dal governo per migliorare gli standard di efficienza energetica nel mercato olandese. Oggi, nei Paesi Bassi, oltre 5000 case sono state riqualificate come net zero energy senza costi aggiuntivi per i residenti.

Da qui è nato il modello Energiesprong, che intende rendere scalabile questo approccio in vari Paesi, creando un vero e proprio approccio industriale in grado di occuparsi di tutti gli aspetti, dalla progettazione alla ristrutturazione profonda.

I vantaggi del deep retrofit per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica

Il deep retrofit opera, quindi, a un miglioramento olistico dell’edificio. Punta sì al risparmio energetico, ma anche al comfort dei residenti, generando un generale miglioramento delle condizioni dell’edificio che dal riscaldamento e all’isolamento spaziano ai costi e ai consumi energetici ridotti oltre a un minore impatto ambientale.

Secondo uno studio condotto da alcuni membri dell’Eurac Center, che guarda in particolare ai benefici molteplici ottenuti grazie a progetti di smart city europei, un aspetto virtuoso è determinato dagli interventi volti alla riduzione del consumo energetico. Un beneficio indiretto riguarda la salute. “La maggior parte dei risanamenti energetici migliorano il comfort interno degli edifici, riducendo così malattie e mortalità, quindi migliorando la produttività dei lavoratori e la qualità della vita degli occupanti”. Gli autori dello studio evidenziano che questi benefici hanno delle ricadute anche sui budget pubblici, riducendo le spese ospedaliere e i giorni di malattia o assenza dal lavoro.

“I benefici per la salute si verificano anche attraverso la riduzione della produzione di energia elettrica e termica da impianti di generazione che utilizzano combustibili fossili, e da impianti di teleri-scaldamento”.

Altrettanto importante è il volano economico-occupazionale. Investire nel risanamento energetico degli edifici significa creare posti di lavoro. Secondo il più recente Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica, pubblicato da ENEA, dalle stime sull’impatto occupazionale nel quadriennio 2013-2016, gli investimenti incentivati in termini di riqualificazione energetica e di ristrutturazione edilizia hanno generato in tutto qualcosa come 270mila posti di lavoro diretti ogni anno, che superano i 400mila considerando anche l’indotto.

Il deep retrofit in Italia

Per parlare della diffusione della pratica di deep retrofit in Italia occorre partire dagli obiettivi fissati per legge: dal 2021 tutti gli edifici, privati e pubblici, nuovi o esistenti, dovranno essere a fabbisogno/consumo di energia quasi zero. Stiamo parlando degli edifici nZEB (near zero energy building)

il cui numero sta aumentando progressivamente, segnala l’Osservatorio nazionale predisposto da ENEA. Tuttavia si tratta di percentuali esigue. Nel triennio 2016-2018 si prospettano circa 1400 edifici. Come migliorare lo stato dell’arte?

La leva finanziaria sarebbe decisamente importante al proposito: ma, come rilevato da alcuni docenti del Politecnico di Torino, “Il finanziamento delle ristrutturazioni profonde (deep retrofit) si è dimostrato particolarmente impegnativo per le istituzioni finanziarie, in ragione del periodo di ammortamento lungo (usualmente pluri-decennale), delle specifiche competenze tecniche nella loro valutazione, degli elevati costi amministrativi, dovuti alla specifica dimensione e importo”.

La ricerca costituisce un sostegno a trovare nuove forme di applicazione di deep retrofit. Esempi in questo senso non mancano.

Lo stesso osservatorio segnala che un apporto alla prestazione energetica in edilizia e agli nZEB potrà anche essere fornito dalla qualificazione in materia di BIM, strumento che grazie al Decreto Ministeriale 560 del 1 dicembre 2017, renderà obbligatorio questo strumento per tutti gli edifici dal 2025.

Scritto da
Andrea Ballocchi