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Body cam, droni e fototrappole: tecnologie per la sicurezza urbana

Scritto da
Stefano Manzelli
Body cam, droni e fototrappole: tecnologie per la sicurezza urbana

Oltre alle telecamere c’è di più. Tra i numerosi strumenti che le forze di polizia e gli enti locali impiegano per controllare il territorio alcuni sono particolarmente diffusi, come le fototrappole, le body cam e i droni. Si tratta di tecnologie in grado di catturare immagini anche in condizioni difficili che possono risolvere numerose questioni critiche. Ma rilevarsi anche un potenziale boomerang se utilizzate in modalità maldestra.

La polizia di prossimità, ma anche Comuni e Provincie, utilizzano sempre più spesso strumenti tecnologici molto evoluti, indossabili, mobili o volanti – come body cam, droni e fototrappole -. In questo articolo tratteremo delle nuove opportunità tecnologiche a disposizione dei poliziotti e delle amministrazioni locali per potenziare la sicurezza delle città nel pieno rispetto delle disposizioni normative che governano il corretto trattamento dei dati personali.

Bodycam, droni e fototrappole: cosa sono e come funzionano

Qualche piccola definizione per introdurre il tema.
La body cam è una micro telecamera attaccata alla divisa dei vigili urbani o dei poliziotti che riprende situazioni di vita cittadina ed è in grado di registrare e salvare in memoria per un certo numero di ore.

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Il drone è un apparecchio tecnologico, dotato di telecamere a bordo, che vola tramite un sistema di eliche e viene pilotato da remoto. e’ considerato la nuova frontiera del monitoraggio urbano.

Le fototrappole, infine, sono particolari sistemi di videosorveglianza che, quando rilevano un movimento, scattano foto e video, di giorno ma anche di notte, grazie all’uso di LED infrarossi.

Fototrappole utili a Comuni e polizia, ma occhio alla criptazione dei dati

Negli ultimi anni è aumentata la corsa all’acquisto di fototrappole per contrastare il degrado ambientale e sanzionare chi abbandona impunemente i rifiuti. Anche per questioni contabili, è facile per un Comune acquistare una fototrappola, posizionarla e attendere il trasgressore per poi spedirgli la multa a casa. Del resto, l’attività sanzionatoria con l’impiego di strumenti tecnologici risulta ancora possibile nelle normali attività di polizia amministrativa regolate dalla legge n. 689/1981. Come confermato dall’autorità Garante con il provvedimento 8 aprile 2010 che al punto 5.2 specifica che “l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza risulta lecito con riferimento alle attività di controllo volte ad accertare l´utilizzo abusivo di aree impiegate come discariche di materiali e di sostanze pericolose solo se non risulta possibile, o si riveli non efficace, il ricorso a strumenti e sistemi di controllo alternativi”.

In pratica è possibile posizionare fototrappole per rilevare comportamenti anomali e notificare le sanzioni successivamente alla visione del filmato. Ma attenzione ai facili entusiasmi. Innanzitutto anche queste telecamere dovranno essere regolate come gli altri strumenti di videosorveglianza e sottoposti a una valutazione preventiva di impatto privacy. Quindi non potranno essere posizionati sistemi senza criptazione dei filmati che in caso di furto rappresentano poi un grosso problema per il titolare del trattamento. Inoltre, questi dispositivi sono comunque finalizzati a svolgere attività di polizia per cui le mani sui filmati non potranno certamente metterle operatori carenti della necessaria qualifica di organi accertatori.

Body cam: strumento importante nell’attività di polizia

In questo momento non c’è una dotazione più utile delle telecamere indossabili (bodycam) per salvaguardare il buon operato della pubblica amministrazione. L’enorme diffusione che stanno avendo le body cam in tutto il mondo rappresenta infatti una risposta adeguata alla crescita incontrollata dei dispositivi privati di ripresa.

Spesso, le pattuglie della polizia vengono filmate dai cittadini e i video finiscono in rete evidenziando solo porzioni di un’attività operativa. E quindi forniscono allo spettatore una mezza verità. Le telecamere indossabili degli agenti documentano tutto lo scenario operativo critico e sono molto utili per ricostruire tutta la scena in caso di contenzioso. Le immagini potranno essere conservate per almeno 7 giorni e nei dispositivi professionali non c’è alcuna possibilità di manomissione.

L’operatore indosserà il dispositivo istituzionale ad inizio del turno e riporrà la body cam solo alla fine dell’attività su un supporto che automaticamente e in massima sicurezza salverà i tracciati e curerà la conservazione delle registrazioni. Solo in caso di esigenza investigativa il filmato necessario potrà essere esportato ma in ogni caso la sicurezza informatica, nei dispositivi più evoluti, sarà sempre assicurata.

E’ evidente che queste prerogative non potranno però essere assicurate con body cam private acquistate dai singoli operatori di polizia. Innanzitutto perché se applicate sulla divisa ingenerano una falsa aspettativa nell’utente. Poi perché i filmati catturati con body cam private escono dal percorso logico organizzativo istituzionale che deve stare alla base di un corretto trattamento dei dati personali.

I droni ovvero le telecamere volanti

A differenza delle telecamere di campagna (le fototrappole) e delle telecamere indossabili (le body cam), i droni sono occhi volanti che catturano immagini molto particolari. Anche su questo fronte, la tecnologia è letteralmente esplosa negli ultimi anni e per questo motivo le norme sono state aggiornate soprattutto per l’importanza della sicurezza fisica degli utenti coinvolti.

Si tratta infatti di macchine volanti classificate da oggetti poco significativi, di peso inferiore a 250 grammi, fino a piccoli elicotteri di peso inferiore a 25 kg, che possono ospitare telecamere tradizionali, termiche o ad altissima definizione. L’utilità di queste dotazioni è evidente. Possono agevolare la ricerca di persone o di cose all’interno di zone difficilmente raggiungibili ovvero recuperare informazioni in tempo reale in caso di scenari operativi critici come importanti sinistri stradali, problematiche di protezione civile e indagini di carattere ambientale o edilizio.

Si tratta solo di comprendere, innanzitutto, che a differenza dei droni istituzionali delle forze di polizia dello Stato i droni in dotazione agli enti locali sono parificati a quelli in dotazione ai privati per cui dovranno rispettare ulteriori regole e limitazioni di volo, oltre alle norme sulla privacy. Ma soprattutto che non è opportuno avventurarsi nell’acquisto di un drone per un ente locale senza avere personale qualificato in grado di gestire regolarmente tutte le operazioni di volo.


stefano manzelliArticolo a cura di
Stefano Manzelli, direttore di www.sicurezzaurbanaintegrata.it
Coordinatore della sicurezza urbana e della protezione dei dati

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Scritto da
Stefano Manzelli