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Droni con telecamere: cosa prevede il GDPR per la tutela privacy

Scritto da
Paola Cozzi
Droni con telecamere: cosa prevede il GDPR per la tutela privacy

I droni con telecamere rappresentano l’ultimo traguardo della videosorveglianza aerea. In grado di volare a lunga distanza con telecamere ad alta risoluzione installate sull’aeromobile, restituiscono al pilota immagini in tempo reale del territorio da sorvegliare, consentendo alla centrale operativa di coordinare eventuali interventi e operazioni di sicurezza.

Oggi, i droni per uso professionale hanno finalità che comprendono la sicurezza del territorio, il monitoraggio ambientale, il tele-rilevamento, operazioni di ricerca e di soccorso in collaborazione con la Protezione Civile e operazioni anticrimine in collaborazione con le Forze dell’Ordine. Ma cosa sono esattamente i droni? E che cosa sono in grado di fare?

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Cosa sono i droni

Nato per scopi militari, il drone è un aeromobile “guidato” da remoto: il pilota, dunque, non si trova a bordo, ma controlla il mezzo attraverso comandi che vengono trasmessi a un computer presente sul drone stesso.

È, però, l’ENAC – l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, al quale si deve la regolamentazione del settore in Italia – a darne una definizione puntuale: Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto.

Sempre l’ENAC distingue tra droni per uso professionale (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto – SAPR) e droni per uso ricreativo o sportivo, non considerati aeromobili e, dunque, non soggetti al Codice della Navigazione.

I droni per uso professionale, invece, devono sottostare a specifiche regolamentazioni, tra cui il divieto dell’uso indiscriminato. La motivazione è quella di non intralciare il traffico aereo e di non interferire con strumentazioni militari come i radar.

In particolare, l’ICAO – Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile riconosce un drone come “aeromobile” e le normative non subiscono variazioni rispetto a qualsiasi altro tipo di aeromobile, con le stesse responsabilità e certificazioni, tra cui il certificato di immatricolazione, di aero-navigabilità, licenza di pilota e licenza di operatore.

Tra le specifiche dettate dall’ICAO, quella per cui i droni di peso inferiore ai 150 kg sono di pertinenza delle singole autorità aeronautiche nazionali, l’ENAC per l’Italia.

Droni con telecamere in supporto alle Forze dell’Ordine

Nell’ambito della videosorveglianza per la sicurezza pubblica, l’utilizzo dei SAPR sta diventando prassi. Adatti per la videosorveglianza dall’alto di vaste aree e per la rilevazione e il monitoraggio di potenziali minacce, costituiscono un prezioso strumento operativo in aiuto alle Forze dell’Ordine.

Il drone con videocamera, grazie agli aggiornamenti delle immagini in tempo reale, è in grado di fornire una documentazione visiva dettagliata e puntuale del territorio, basilare per l’analisi dei rischi e la pianificazione di misure di sicurezza anticrimine, soprattutto laddove non è possibile la presenza fisica immediata da parte delle unità di Polizia.

In particolare, è di estremo interesse l’utilizzo dei SAPR da parte del corpo di Polizia Penitenziaria nei servizi di sorveglianza armata e di videosorveglianza dei perimetri delle carceri, in collaborazione con la sala operativa, alla quale i droni possono trasmettere dati video in tempo reale.

Alcuni istituti penitenziari del nostro Paese ne stanno testando il concreto utilizzo e, a marzo del 2019, è stato proposto un Disegno di Legge il cui testo prevede l’utilizzo dei droni da parte della Polizia Penitenziaria “per finalità di pubblica sicurezza, con particolare riferimento al contrasto del terrorismo e alla prevenzione dei reati di criminalità organizzata e ambientale”.

Inoltre, per la Polizia Penitenziaria i SAPR costituirebbero un utile strumento anche nelle attività di Polizia giudiziaria, tra cui la ricerca degli evasi, il monitoraggio di persone e di luoghi svolto dal NIC – Nucleo Investigativo Centrale e le bonifiche dei territori.

drone con videocamera
Il GDPR impone alle aziende produttrici di droni una serie di regole relative alla struttura dell’apparecchio: devono essere costruiti per raccogliere, attraverso le videocamere, meno dati personali possibile

Droni e trattamento dati personali: come tutelare la privacy

La presenza di telecamere di videosorveglianza installate sui droni – che, in volo, possono riprendere indistintamente immagini di persone nei luoghi pubblici – pone la spinosa questione del trattamento dei dati personali e del diritto alla privacy.

E il GDPR – General Data Protection Regulation (Regolamento dell’UE su trattamento dei dati personali e privacy, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Europea il 4 maggio 2016 e divenuto operativo a partire dal 25 maggio 2018) prevede restrizioni in materia.

Come prima cosa, il GDPR impone alle aziende produttrici di SAPR una serie di regole relative alla struttura dell’apparecchio, in base alle quali i droni devono essere costruiti per raccogliere, attraverso le videocamere, meno dati personali possibile in volo.

In base al Regolamento UE, il trattamento dei dati personali da parte di soggetti privati che utilizzano i droni con fini ludico-ricreativi o da parte di Enti pubblici che li utilizzano per scopi professionali, è ammesso solo previo consenso dei soggetti interessati.

Il drone in volo non deve invadere gli spazi personali altrui: più nel dettaglio, non deve riprendere – e diffondere – immagini che contengono dati personali come targhe di macchine e indirizzi di casa. Le riprese che violano gli spazi privati altrui (riprendendo, ad esempio l’interno delle abitazioni oppure il giardino) sono da evitare, per non incorrere in pesanti sanzioni penali.

In quanto è impossibile ottenere il consenso di tutti i soggetti ripresi, il GDPR ammette la pubblicazione delle immagini solo se le persone inquadrate non sono riconoscibili perché inquadrati da lontano o perché si sono utilizzati appositi software per oscurarne i visi.

Droni e trattamento dati personali: il caso della Spagna

L’Autorità spagnola per la protezione dei dati personali AGDP – Agencia Espanola de Protecciòn, a maggio del 2019, ha pubblicato una Guida ad hoc sull’utilizzo dei droni.

In particolare, la Guida specifica che, per le operazioni con droni che implicano il trattamento dei dati personali quali, ad esempio, le attività di videocontrollo di determinate aree, di monitoraggio o di videoregistrazione di eventi pubblici, resta valido quanto contenuto nel GDPR in merito al titolare (nome del proprietario del drone) e al responsabile del trattamento dei dati (chi riceve e visiona le immagini riprese).

Quando il trattamento viene effettuato dal pilota del drone incaricato da un committente, sarà quest’ultimo il titolare del trattamento e dovrà rispettare i principi previsti dal GDPR, tra i quali quello di informare gli interessati sui loro diritti e adottare tutte le precauzioni affinché la raccolta dei dati sia lecita e ridotta al necessario.

L’Autorità spagnola per la protezione dei dati personali identifica anche una serie di ipotesi per le quali l’utilizzo dei droni può richiedere una preventiva valutazione di impatto sulla protezione dei dati (D.P.I.A. – Data Protection Impact Assessment), ai sensi dell’art. 35 del GDPR.

Di che cosa si tratta? Di un documento di valutazione preventiva dei rischi derivanti dal trattamento dei dati che si intende effettuare, con l’obiettivo di analizzare la struttura del trattamento, quali sono le sue finalità e se vengono trattati solo i dati necessari.

Nella redazione di tale documento, il titolare del trattamento viene assistito dal responsabile del trattamento dei dati, il quale deve poter fornire ogni informazione necessaria alla corretta valutazione dei rischi per la privacy. Rilevati eventuali rischi per gli utenti, il titolare del trattamento deve poter individuare concrete misure atte a ridurre, o ad annullare del tutto, tali rischi. Quando, dal documento, emerge che il trattamento dei dati è causa di un rischio relativamente elevato per gli utenti, c’è l’obbligo di interpello preventivo al Garante della Privacy.

Scritto da
Paola Cozzi