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Sicurezza urbana integrata: strumenti operativi tra tecnologia e data protection

Scritto da
Stefano Manzelli
Sicurezza urbana integrata: strumenti operativi tra tecnologia e data protection

Proseguono gli approfondimenti a cura di Stefano Manzelli, coordinatore del progetto di ricerca sulla sicurezza urbana integrata, sulle complesse regole che sovrintendono alla gestione degli impianti di sicurezza e di videosorveglianza delle smart city. In questo articolo, in particolare, il focus è legato all’uso delle nuove tecnologie e alle problematiche legate a privacy e data protection.

La videosorveglianza urbana integrata di nuova generazione

La nuova frontiera del controllo delle città è rappresentata da una crescente integrazione tra sistemi tecnologici e utilizzatori degli impianti. Nel mondo in divisa la tradizionale frammentazione tra le forze di polizia è quindi destinata a essere superata, ovvero travolta dall’impossibilità concreta di arrestare uno sviluppo tecnologico che sta modificando anche il modo di lavorare del poliziotto.

Oltre al potenziamento dell’analisi video e delle performance generali dei sistemi di videosorveglianza, la ricerca è infatti atterrata sui sistemi investigativi predittivi. Ovvero su software in grado di prevedere in anticipo la scena di un crimine grazie all’impiego di modelli matematici già sperimentati con successo in alcune questure, Comuni e nella grande distribuzione. Si tratta di sistemi di analisi basati su processi di calcolo molto complessi che permettono all’operatore di conoscere in anticipo, per esempio, che in un preciso punto della città una persona con uno scooter rosso di circa x anni commetterà un reato di tipo y. Insomma siamo all’avvento di una nuova era. Quella dei sistemi integrati e performanti in grado di prevenire i reati oltre che di reprimerli. Ma sempre nel pieno rispetto della tutela dei dati personali e delle diverse prerogative degli organi di polizia.

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Il patto per la sicurezza al centro delle strategie urbane

In uno scenario così complesso torna di grande attualità il dettato normativo che è stato valorizzato dal dl 14/2017 (ndr. il pacchetto sicurezza Minniti), mettendo al centro della progettazione strategica il patto per la sicurezza che deve essere necessariamente sottoscritto tra prefetto e sindaco prima di avviare sistemi integrati di controllo particolarmente innovativi.

Il patto per la sicurezza è un accordo fondamentale per la sicurezza urbana integrata, necessario per regolarizzare i rapporti tra forze di polizia locale e dello Stato. Ma anche per intraprendere, fin da subito e in maniera ordinata, il percorso di regolarizzazione del trattamento dei dati personali, considerato che un caposaldo della privacy è proprio rappresentato dalla necessità di stabilire, da parte dei titolari del trattamento, finalità e mezzi dell’attività da intraprendere.

Un moderno patto per la sicurezza rappresenta quindi un momento fondamentale sia per avviare le strategie interistituzionali sia per intraprendere una corretta azione privacy verso la direttiva polizia in relazione alle nuove tecnologie in corso di sviluppo. Non dimentichiamoci, tra l’altro, che ogni moderno progetto di videosorveglianza urbana integrata richiede sempre una valutazione preventiva di impatto sulla tutela dei dati personali. Ovvero una certificazione sulla sicurezza del sistema valutata dal punto di vista dell’utente.

Le regole per i rapporti interforze e la direttiva privacy polizia

I rapporti tra la polizia locale e le forze di polizia a competenza generale (carabinieri, polizia di stato ecc.) sono da sempre stati contrassegnati da ampi margini di incertezza operativa.

Da una parte, infatti, abbiamo la disciplina degli organi statali ricompresi all’interno della Legge n. 121/1981 che stabilisce il nuovo ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza. Dall’altra la Legge n. 65/1986 sull’ordinamento della polizia locale. Due mondi paralleli e sempre più convergenti. Anche alla luce delle recenti indicazioni della Corte costituzionale che di fatto ha definito la sicurezza secondaria (la sicurezza urbana) come necessariamente complementare alla sicurezza primaria, riservata allo Stato (la sicurezza pubblica).

Per agevolare lo scambio informativo e i rapporti operativi tra le forze di polizia locale e dello Stato, il pacchetto sicurezza Minniti valorizza sia i patti per la sicurezza che una serie di azioni convergenti che devono essere sempre valutate e coordinate dall’autorità provinciale di pubblica sicurezza, unitamente al sindaco. In questa logica di collaborazione interistituzionale deve essere necessariamente valutato anche il rispetto della disciplina sulla tutela dei dati personali. Con particolare riferimento oltre al GDPR alla Direttiva Ue 2016/680 o Direttiva polizia che è stata recepita in Italia con il dlgs 51/2018.


stefano manzelliArticolo a cura di
Stefano Manzelli, direttore di www.sicurezzaurbanaintegrata.it
Coordinatore della sicurezza urbana e della protezione dei dati

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Scritto da
Stefano Manzelli