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Analisi predittiva dei reati: le ultime frontiere della sicurezza urbana

Scritto da
Stefano Manzelli
Analisi predittiva dei reati: le ultime frontiere della sicurezza urbana

Dall’analisi video al riconoscimento facciale fino agli strumenti di analisi predittiva dei reati. Il mercato della videosorveglianza offre tanti metodi innovativi per potenziare la sicurezza urbana che possono essere messi al centro dei progetti per il governo delle città solo previa adeguata ponderazione dei rischi e dell’impatto sulla protezione dei dati.

Il panorama tecnologico a disposizione delle città ha ormai raggiunto traguardi importanti. Come tutte le nuove avventure si profilano ricche opportunità per gli amministratori e i cittadini, unitamente però a tanti rischi rappresentati da scenari imprevisti che possono facilmente emergere dietro l’angolo in relazione ai diritti e alle libertà fondamentali delle persone fisiche. Ed è proprio su questi temi centrali che il legislatore sovranazionale ha dedicato la massima attenzione. Consapevole di una progressione tecnologica non prevedibile che deve essere sostenuta e valorizzata necessariamente in modalità bilanciata con la tutela dei diritti fondamentali delle persone. In questo articolo tratteremo delle nuove opportunità “a portata di norma”.

Il riconoscimento facciale per la sicurezza urbana

Quasi tutti i Comuni, ormai, dispongono di impianti di videosorveglianza sempre più performanti e in grado di riconoscere le persone e i comportamenti. Ma la raccolta dei dati biometrici e in particolare il riconoscimento facciale restano ancora fuori gioco. Lo ha chiarito il Garante della privacy con il provvedimento n. 54 del 26 febbraio 2020.

L’autorità conferma che un impianto di videosorveglianza urbana deve necessariamente fare riferimento, come basi giuridiche del trattamento, all’art. 6 l. n. 38/2009, alla direttiva Ue 2016/680 e al conseguente d.lgs. n. 51/2018, al regolamento Ue 2016/679, al d.lgs. n. 196/2003 e infine al regolamento comunale. Pur applicandosi anche agli impianti di videosorveglianza cittadina e sicurezza urbana, specifica la nota, «la disciplina di cui al d.lgs. n. 51/2018 in ragione dei fini perseguiti dal Comune, relativamente alle attribuzioni di polizia giudiziaria della polizia locale o comunque a esigenze di tutela della sicurezza urbana nella componente di prevenzione dei reati, le disposizioni richiamate dall’ente non prevedono specificamente una raccolta di dati biometrici e loro conservazione, nei termini indicati nella richiesta. Tali norme si limitano infatti, in particolare, a consentire l’identificazione dell’indagato e delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti, a indicare le modalità di attuazione dei principi del codice in materia di protezione dei dati personali relativamente al trattamento dei dati effettuato, per le finalità di polizia, da organi, uffici e comandi di polizia, ovvero a legittimare l’installazione di videocamere per fini di tutela della sicurezza urbana e comunque in assenza della specifica previsione normativa della raccolta di dati biometrici, necessaria ai sensi dell’art. 7 d.lgs. n. 51/2018».

In buona sostanza, il riconoscimento facciale per il momento è ancora un tabù. Non certo per la tecnologia.

Sicurezza urbana: l’analisi predittiva dei reati e dei rischi

Poter anticipare il comportamento illecito di un malvivente è il sogno di ogni investigatore. Sia che si tratti di un operatore privato dedicato alla tutela del patrimonio aziendale che di un poliziotto alle prese con il contrasto dei reati predatori. Ma è anche il sogno di ogni amministratore locale alle prese con le politiche di sicurezza urbana integrata.

Parlare di analisi predittiva dei reati a molti interlocutori appare ancora fantascienza. Invece in Italia, complice l’euristica e la ricerca applicata all’intelligenza artificiale, il tema è di grande e concreta attualità.

Il caso del Comune di Caorle

Con un software di analisi predittiva, per esempio, il Comune di Caorle inaugurerà a breve la sperimentazione del contrasto preventivo degli assembramenti, dei rumori molesti e dei comportamenti anomali. Grazie all’idea di un’azienda partenopea che ha brevettato un innovativo meccanismo nato per agevolare le forze di polizia e già sperimentato, con una diversa configurazione, in una decina di questure.

In Italia, Caorle sarà il primo Comune ad avere a disposizione nella centrale operativa della polizia locale dell’elegante centro turistico un software in grado di modificare il classico paradigma ladro-poliziotto. Invece di dover intervenire a seguito di un evento spiacevole, la polizia locale quest’estate potrà confidare sulla disponibilità di allarmi preventivi di situazioni a rischio. Sulla classica cartografia territoriale, infatti, verrà evidenziato con un anticipo di almeno 60 minuti un possibile evento negativo. Che consentirà agli operatori di intervenire con azioni mirate finalizzate a impedire l’accadimento molesto.


stefano manzelliArticolo a cura di
Stefano Manzelli, direttore di sicurezza urbana integrata
Coordinatore della sicurezza urbana e della protezione dei dati

Scritto da
Stefano Manzelli