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Autoconsumo Collettivo: Cos’è e Come Funziona

Autoconsumo Collettivo: Cos’è e Come Funziona

Autoconsumo collettivo e comunità energetiche rinnovabili sono al centro delle nuove configurazioni che stanno trasformando il sistema elettrico nazionale in funzione di un modello più sostenibile, meno costoso e indipendente dalla situazione geopolitica internazionale.

Le normative e i regolamenti attuativi pubblicati in questa direzione sono tesi a “favorire la transizione energetica del sistema elettrico italiano, con benefici ambientali, economici e sociali”.

Cos’è l’autoconsumo collettivo

Con la definizione di autoconsumo collettivo si fa riferimento alla possibilità di produrre energia elettrica da fonti di energia rinnovabile per poi consumarla per le proprie necessità, non come singolo ma come insieme o gruppo di entità differenti. Si può trattare di un condominio, di aziende o soggetti che condividono uno stesso edificio, di enti pubblici e persone fisiche.

Come definito nella Direttiva UE 2018/2001, gli “autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente sono un gruppo di almeno due autoconsumatori che si trovano nello stesso edificio o condominio che intendono produrre energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo e accumulare o vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta in rete, purché tali attività non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale”.

In questa nuova configurazione, il consumatore diventa prosumer ovvero produttore e consumatore di energia allo stesso tempo, creando un meccanismo virtuoso con una serie di vantaggi economici, energetici e ambientali.

Come funziona

Il Decreto MISE del 15 settembre 2020, che ha fatto seguito al Decreto Milleproroghe e alla delibera ARERA n. 318/2020/R/eel del 4 agosto 2020, ha individuato le modalità di incentivazione dei gruppi di autoconsumo collettivo e delle comunità energetiche. Agevolazioni e incentivi volti a spingere l’acceleratore sulla costituzione di queste tipologie di configurazioni basate su energia rinnovabile.

Quali sono gli incentivi

Per l’autoconsumo collettivo, la tariffa stabilita è pari a 100 €/MWh.

L’incentivo viene riconosciuto per un periodo di 20 anni ed è gestito direttamente dal GSE. Inoltre, è cumulabile con l’ecobonus 110 rispetto alla creazione di impianti fotovoltaici.

Per rientrare nell’agevolazione, però, l’impianto di autoconsumo deve essere collegato alla rete elettrica e non deve superare una produzione di 200 kW.

Gli incentivi puntano a supportare l’autoconsumo anche attraverso sistemi di accumulo (o energy storage) che si differenziano dal meccanismo dello scambio sul posto perché permettono di immagazzinare l’energia in accumulo per poi utilizzarla quando serve.

Proprio per supportare cittadini e imprese nella valutazione e scelta rispetto all’adozione di un impianto fotovoltaico per autoconsumo collettivo o per una comunità energetica, lo stesso GSE ha creato un portale dedicato. Il sito permette di analizzare e prevedere i possibili vantaggi dell’investimento sia in termini di risparmi energetici ed economici in bolletta, sia di riduzione dell’impatto ambientale. Consente inoltre l’accesso agli incentivi e il loro calcolo.

Il funzionamento del sistema

Come specifica la legge, i soggetti partecipanti condividono l’energia prodotta utilizzando la rete di distribuzione esistente.

Come funziona: ogni utente dispone di un proprio contatore, necessario per calcolare l’energia consumata. Per calcolare poi quanta energia venga immessa in rete serve un ulteriore contatore.

L’energia condivisa per l’autoconsumo è definita, in ogni ora, come “il minimo tra la somma dell’energia elettrica immessa e quella prelevata dalla rete”. Tutta l’energia prodotta viene quindi riversata nella rete pubblica prima di essere prelevata dagli utenti.

Autoconsumo collettivo e comunità energetiche: le differenze

Anche se si fondano su obiettivi comuni, basati su una gestione più efficiente della produzione e utilizzo di energie rinnovabili, autoconsumo collettivo e comunità energetiche presentano alcune differenze sostanziali.

La differenza principale riguarda la loro costituzione.
Si parla di autoconsumo collettivo quando si ha un singolo edificio con una molteplicità di utenze (ad esempio un condominio o un centro commerciale).

Quando un gruppo di privati, enti, Pmi o persone fisiche si costituiscono in forma giuridica per produrre e condividere energia si parla invece di comunità energetica.

Come dicevamo prima, però, gli obiettivi dei due tipi di configurazione sono i medesimi ovvero:

  • Promuovere l’uso delle fonti rinnovabili;
  • Ridurre l’impatto ambientale complessivo;
  • Aumentare i livelli di risparmio ed efficienza energetica;
  • Favorire i processi di transizione energetica e decarbonizzazione;
  • Raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica al 2050.

Questi modelli, unitamente ai sistemi di incentivazione ad essi collegati, stanno inoltre spingendo la collettività a effettuare delle scelte in modo consapevole e condiviso e a portare un cambiamento culturale e sociale.

Giornalista e communication manager è stato collaboratore, capo redattore e direttore di riviste specializzate con focus su smart technologies, industria elettronica, LED e illuminazione e sostenibilità ambientale. Laureata in Lingue, ha acquisito nel corso degli anni forti competenze in ambito Smart City e Smart building. Da oltre 10 anni, segue progetti editoriali speciali in tema di città sostenibili e intelligenti e promuove e organizza il premio Ecohitech Award. Negli ultimi 8 anni si è specializza in content marketing, editoria online e scrittura SEO-oriented. Oggi è Direttore editoriale di LUMI4innovation.it