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Istituti di vigilanza, al fianco di enti locali e privati, per città più sicure

Istituti di vigilanza, al fianco di enti locali e privati, per città più sicure

Il settore della vigilanza privata ha fatto passi da gigante in materia di sicurezza. E non solo per quanto riguarda i servizi offerti alle aziende private ma anche per le possibili connessioni con il potenziamento della sicurezza urbana integrata. La normativa in effetti ha valorizzato solo in parte questa opportunità ma un sentiero battuto lo possiamo trovare all’interno del pacchetto sicurezza Minniti, il dl 14/2017, il quale prevede forme embrionali di collaborazione da sviluppare.

E in ulteriori indicazioni e circolari ma soprattutto nell’esperienza di alcune realtà territoriali che si sono già buttate in avventure decisamente innovative e particolari (si veda per esempio il caso di Castelnuovo di Porto). In questo commento cercheremo di illustrare le regole del secondo livello di collaborazione tra pubblico privato. Quello tra l’ente locale, i privati e gli istituti di vigilanza, in un’ottica di sicurezza urbana ulteriormente integrata.

Il ruolo degli istituti di vigilanza: riferimenti normativi

L’art. 7 del dl 14/2017 prevede che al fine di conseguire una maggiore diffusione delle iniziative di sicurezza urbana nel territorio, nonché per ulteriori finalità di interesse pubblico, gli accordi e i patti per la sicurezza tra sindaco e prefetto possono riguardare progetti (…) “per la messa in opera a carico di privati di sistemi di sorveglianza tecnologicamente avanzati, dotati di software di analisi video per il monitoraggio attivo con invio di allarmi automatici a centrali delle forze di polizia o di istituti di vigilanza privata convenzionati”.

Poi abbiamo il provvedimento del Garante della Privacy dell’8 aprile 2010, che al punto 4.6 incentiva il ricorso a sistemi di videosorveglianza integrati tra diversi soggetti, pubblici e privati, nonché l’offerta di servizi centralizzati di videosorveglianza remota da parte di fornitori (società di vigilanza, Internet service provider, fornitori di servizi video specialistici).

Infine, la Direttiva del Viminale del 2 marzo 2012 che in materia di aggiornamento e sviluppo della configurazione dei sistemi di videosorveglianza contempla anche la partecipazione degli istituti di vigilanza al concetto della sicurezza integrata in senso lato.

Istituti di vigilanza: accesso con riserva alle immagini di videosorveglianza comunale

Solo gli operatori di polizia muniti della qualifica di pubblica sicurezza possono visionare le immagini prodotte dagli impianti di videosorveglianza urbana per finalità di sicurezza. Lo evidenzia un interessante parere rilasciato dal Garante al comune di Olgiate Olona l’11 novembre 2016. Quindi, anche gli operatori delle imprese di vigilanza, muniti della qualifica di guardia particolare giurata, hanno la possibilità per poter accedere, in senso lato, alle immagini degli impianti di videosorveglianza.

Ma non è per nulla scontato che si tratti degli impianti che riprendono i luoghi pubblici per finalità di sicurezza. Di certo, per la tutela del patrimonio gli operatori di un’impresa di vigilanza privata possono aver accesso alle immagini che riprendono un bene aziendale o comunale. Se, per esempio, in una piazza è posizionata una statua importante e il comune vuole sorvegliarla 24 ore al giorno con l’ausilio di un istituto di vigilanza, nulla osta a questo tipo di finalità che ricade nell’attività istituzionale della vigilanza privata. Ma se oltre alla statua le telecamere riprendono porzioni di strada pubblica e passanti?

Per il controllo remoto di strade pubbliche da parte di istituti di vigilanza, serve un patto “ad hoc”

Qui siamo in una zona di frontiera. Occorre ricercare con attenzione la base giuridica di questo trattamento e le sue finalità. Se anche il pacchetto sicurezza Minniti ha introdotto la timida possibilità di comunicare allarmi automatici alle forze di polizia da parte degli istituti di vigilanza non è possibile prescindere dagli evidenti limiti posti in materia sull’impiego degli strumenti di videosorveglianza in ambiti pubblici o aperti al pubblico.

Solo i Comuni e le forze di polizia, infatti, possono posizionare telecamere e gestire questo tipo di trattamenti. L’eventuale collaborazione degli istituti di vigilanza per il presidio anche di porzioni di zone pubbliche potrebbe essere oggetto di un patto per la sicurezza ad hoc. In buona sostanza, se il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ritenessero opportuno avere un contributo concreto anche degli istituti di vigilanza privata per il presidio costante dei dispositivi posizionati sul territorio, una base giuridica potrebbe essere rappresentata da un robusto patto per la sicurezza dove sindaco e prefetto condividono questa opportunità. Ovvero prevedere una collaborazione attiva degli istituti di vigilanza privata anche nel controllo remoto delle strade pubbliche.

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stefano manzelliArticolo a cura di
Stefano Manzelli, direttore di www.sicurezzaurbanaintegrata.it
Coordinatore della sicurezza urbana e della protezione dei dati