Cerca
  • Integrazione
  • Opinioni

Facility manager, ruolo chiave nella digital transformation

Facility manager, ruolo chiave nella digital transformation

Elisabetta Bracci comitato tecnico Lumi

L’opinione

Elisabetta Bracci, esperta in facility management e digitalizzazione del settore terziario, fondatrice del network JUMP Facility e membro del comitato tecnico di LUMI.


La digitalizzazione in atto in molti processi e ambiti richiede determinate competenze, profili professionali che sappiano agire in uno scenario in continua evoluzione, in cui la digital transformation sta permeando i settori più disparati. Si pensi, per esempio, al real estate e ai servizi immobiliari, in cui la digitalizzazione porta alla realizzazione non più di semplici edifici, ma di smart building. Tutto questo richiede un significativo ripensamento dei ruoli, specie quello del Facility Manager.

Spesso identificato con le sue funzioni strettamente operative, il Facility Manager è invece una figura professionale pronta ad assumere un valore strategico, anche grazie al grado d’innovazione e integrazione tecnologica e alla capacità di gestirla e metterne in atto i benefici.

Di tutto questo ne parliamo con Elisabetta Bracci, esperta in facility management e digitalizzazione del settore terziario, fondatrice del network JUMP Facility e membro del comitato tecnico di LUMI, che recentemente ha preso parte a un convegno organizzato da Internet4Things, in collaborazione con IBM Italia dal titolo “La sfida del digitale e il valore dei dati nel Facility Management”.

In che modo il digitale sta cambiando il ruolo del facility manager?

Partiamo da alcune considerazioni: il settore delle costruzioni pesa il 4% nel PIL del nostro Paese, il settore servizi/assistenza in cui si inserisce il facility management pesa il 12% sul PIL. Inoltre, il comparto facility dal 2014 a oggi è cresciuto del +6% e conta 2,5 milioni di occupati in tutta Italia.

I servizi e le infrastrutture sono uno strumento strategico per permettere alle aziende di ottenere i sempre crescenti livelli di produttività e flessibilità richiesti dal mercato. La digitalizzazione e l’interpretazione del dato sono quindi fattori chiave di successo e crescita. Per questo il facility manager deve essere sempre più vicino al core-business aziendale, per gestire i cambiamenti e il difficile equilibrio tra efficienza ed efficacia in maniera rapida e assicurando la continuità di business.
L’innovazione sta nel fatto di capire qual è l’esigenza da soddisfare e quali strumenti mettere in capo per interpretare bisogni e fornire soluzioni anche tecnologiche.
Si arriva così al tema dei dati e alla difficoltà a utilizzarli perché spesso non storicizzati o non facilmente localizzabili. Per riuscire a trarne profitto occorre siano correttamente gestiti perché il processo cognitivo possa aver luogo. Tutto questo avviene soprattutto nella dimensione degli smart building, progettati per coniugare bellezza e strumenti hi-tech e per fornire comfort alle persone, permettendo al contempo di garantire efficienza energetica e sistemi efficaci di raccolta dati.

Uno degli ambiti dove il facility manager sta iniziando a erogare servizi in base ai dati e alle informazioni raccolte dal campo è lo smart working, settore in cui utilizzare strumenti per ottenere informazioni rispetto all’occupazione degli spazi di lavoro diventerà sempre più importante. Un recente rapporto McKinsey sull’occupazione degli edifici terziari in Europa indica che il 40% degli spazi all’interno degli edifici ad uso ufficio non viene utilizzato con continuità, rimanendo vuoto per la maggior parte del tempo.

Elisabetta Bracci, membro del comitato tecnico di LUMI, ha portato l’esempio della case history trattata in uno dei convegni della scorsa edizione. Si tratta dello smart building The Squaire, edificio nei pressi dell’aeroporto di Francoforte, lungo 800 metri e dotato di 20mila sensori wireless. Un vero e proprio edificio cognitivo, che parte da una piattaforma di raccolta dati e arriva a essere un intero edificio ottimizzato. A livello impiantistico, l’unione di Internet of Things, algoritmi di data analytics e tecnologie di machine learning permettono di valutare in anticipo potenziali anomalie e guasti e a identificarne le cause, potendo mettere in campo attività di manutenzione predittiva.

Il facility manager cardine della digital transformation

Sull’importanza dei dati e sulle potenzialità della loro gestione per migliorare comfort ed efficienza non solo degli edifici, ma anche dell’intero contesto aziendale e rispondere al meglio alle nuove sfide cui si trovano ad affrontare le imprese entra, quindi, in gioco il facility manager. Si tratta di una professione che assume un’importanza strategica, ha spiegato Elisabetta Bracci, specie in un contesto di digitalizzazione:

«se volessimo paragonare un’azienda a un corpo umano, il facility manager è lo scheletro, poiché gestisce la struttura di sostegno al core-business. Il suo ruolo è rendere le infrastrutture e i servizi un booster per la flessibilità e la crescita aziendale. La sua sfida è puntare sulla digitalizzazione, uscire dal concetto di puro taglio verticale ai costi e comunicare al meglio il valore delle attività strategiche che gestisce quotidianamente».

La fondatrice di JUMP Facility ha spiegato di come oggi si occupi di consulenza strategica nell’area facility, evidenziando l’importanza dei dati nel cambio culturale:

«Sono i dati che ci fanno uscire dalla dimensione della pura operatività. Lavorare su di essi ci aiuta a non confinarci nell’angusto spazio della riduzione dei costi, ma ci consente di avere solide basi per spostarci verso nuove dimensioni strategiche, decisionali, a valore».

Abbiamo parlato del convegno dello scorso anno a LUMI. Nel 2019 smart spaces e facility management come si integrano?

logo LUMI smart spaces for humans

Nel 2019 LUMI (evoluzione di ILLLUMINOTRONICA) si focalizza sul tema SMART SPACES 4 HUMANS, sposando l’obiettivo del facility manager che prima di tutto deve generare valore per i propri clienti interni, che devono essere al centro di ogni azione e intervento. Del resto il facility manager è colui che dà valore al dato, utilizzandolo per generare servizi che rispondano a bisogni reali, che incrementino l’efficienza delle infrastrutture dell’azienda e generino benessere per e supportare al le persone che ne fanno parte.

LUMI è la mostra-convegno di settore, che valorizza ogni passo della filiera della tecnologia: dal produttore della componentistica, al progettista, all’installatore, al produttore di software e infine all’end-user, ovvero il Facility Manager. LUMI è quindi uno spazio dove aziende e professionisti dello smart building e della building automation s’incontrano per condividere competenze, conoscenze e tecnologie.

In quest’ottica LUMI accoglie il Facility Manager che vuole affrontare la digital trasformation, approfondendo la conoscenza delle best practices tecnologiche e la loro applicazione concreta. La vera sfida che ci siamo posti per il 2019 è quella di parlare sia al Facility Manager che si accosta per la prima volte allo “smart spaces”, che a quello che ha già un grado di sensibilità sull’argomento. Il tutto tramite casi pratici reali, testimonianze aziendali e formazione.

LUMI 2019 si terrà il 21 e il 22 Novembre a Bologna Fiere. Per maggiori informazioni e per entrare in contatto con l’organizzazione vai al sito della manifestazione

Scritto da
Andrea Ballocchi