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Cosa possono imparare le città dalle start-up?

Cosa possono imparare le città dalle start-up?

Tutte le città del mondo, a prescindere dalla loro grandezza e ubicazione, stanno affrontando in questo momento delle importanti sfide relative ad una o più transizioni. Parliamo principalmente di digitale e ambientale, ma potremmo allargare lo spettro a transizione sanitaria, sociale, … ed altro ancora. Dette transizioni sono mosse da nuove grandi trasformazioni che spesso nascono da tecnologie emergenti. Negli ultimi 10 anni ho lavorato nel mondo startup ed ecosistemi dell’innovazione e, quando nel 2019 ho avuto l’opportunità di lavorare con una delle smart city più interessanti a livello europeo, mi sono posto questa domanda: cosa possono imparare le città dalle startup?

 

Crescita delle tecnologie per smart city
Figura 1: la tavola periodica delle tecnologie esponenziali, Imperial College London 2018

Innovazione al servizio della città

Ci sono almeno cento differenti tecnologie esponenziali che da ora ai prossimi anni porteranno un alto impatto socio-economico nelle nostre città e comunità, ce lo dice Richard Watson, un famoso futurologo dell’Università di Cambridge (Figura 1). Tra queste tecnologie emergenti spiccano nicchie tecnologiche come “Internet of DNA”, “AI board members”, “Scudi invisibili”, “Space elevators”, “Pollution eating buildings”, “Telepatia”.

Queste tecnologie emergenti arrivano come delle onde alte, e per navigarle è necessario saper adottare l’innovazione in modo molto veloce, appunto esponenziale. I cittadini, in qualità di consumatori finali, hanno dimostrato negli ultimi decenni di saperlo fare. Infatti se consideriamo che il telefono ci ha messo circa trent’anni a raggiungere il 40% di adozione da parte dei cittadini (base di dati: città Americane), i social media ci hanno messo il 10% di tempo (ovvero appena qualche anno) a raggiungere il doppio di adozione.

Le città, invece, sono più lente nell’adozione di nuove tecnologie, ci mettono alcuni anni in più che i loro cittadini. Come dimostra la tipica S-curve sul rapporto tra tecnologie emergenti e città, ci vogliono anni e in alcuni casi persino un decennio affinché l’adozione da parte della municipalità possa generare una vera e propria transizione. Allo stesso tempo, sia la ricerca che alcuni casi di successo di città particolarmente abili, hanno dimostrato che le città possono rompere il copione di una curva di adozione lenta ed innescare accelerazioni puntando su alcuni driver dell’innovazione urbana.

Se guardiamo alle sfide presenti e future delle nostre città oggi, dobbiamo capire almeno come affrontare questo problema: le città hanno una capacità lineare di adozione delle tecnologie mentre i loro cittadini esponenziale (Figura 2).

Crescita lineare delle ctàà rispetto all'adozione di nuove tecnologie
Figura 2 – Crescita lineare delle città rispetto all’adozione di nuove tecnologie – nostra elaborazione

La strategia smarting city

Non abbiamo, probabilmente, una soluzione confezionata per rispondere a questo problema. Abbiamo però la possibilità di guardare all’opportunità di ridurre questa differenza tra capacità di adozione dell’innovazione delle città e dei loro cittadini, mettendo insieme alcune risposte che le città più intelligenti del pianeta stanno dando:

  1. Sperimentazioni: le città possono diventare laboratori urbani per abilitare sperimentazioni di nuove tecnologie coinvolgendo il loro territorio e tessuto sociale.
  2. Ecosistemi dell’innovazione: le città non possono fronteggiare da sole queste sfide epocali che le tecnologie esponenziali comportano. Hanno bisogno di creare attorno ad esse degli ecosistemi dell’innovazione, composti da organizzazioni pubbliche e private di differenti dimensioni, in grado di supportare la città nelle sue transizioni.
  3. Start-up: le città possono diventare degli hub per start-up internazionali sviluppando dei programmi di supporto in base alle loro caratteristiche ed ai loro asset territoriali. Le start-up per definizione hanno una capacità esponenziale di creare e adottare tecnologie emergenti.

In questa ottica la città passa da un focus “smart city” ad una strategia “smarting city”, ovvero città che incrementalmente si adopera per diventare ogni giorno più intelligente grazie ad un lavoro di squadra con il suo ecosistema locale e internazionale.

La smarting city agisce più come una start-up che come una corporation, in primis decide di aprire il suo contesto urbano a sperimentazioni invitando innovatori globali e locali.

Le città unicorno
Figura 3: Le città unicorno, StartupGenome  Report 2021.

Le città unicorno

Considerando che nel 2021 sono nati nel mondo due unicorni in media al giorno (ovvero società con un valore di mercato di oltre un miliardo di dollari americani) e che possiamo contare su centosettanta città unicorno, ovvero città che hanno almeno una di queste aziende nata o domiciliata nel proprio territorio, la smarting city può ambire a diventare una città unicorno (Figura 3) e  beneficiare degli impatti di tale azienda nel territorio.

Quali sono le città italiane che potrebbero o dovrebbero puntare a diventare città unicorno?

Video presentazione. 

Scarica la presentazione.


persona con premio

Autore: Nicola Farronato
Dopo anni passati a capo del team innovazione del Comune di Torino e a di Torino City Lab, Nicola Farronato è oggi responsabile delle sperimentazioni di start up innovative sul tema smart city presso la città di Torino. Inoltre è Entrepreneur in Residence del programma Techstars.