- Interviste
Continuità produttiva e Decarbonizzazione: la sfida industriale di Trigenia Plants
Quando si parla di imprese manifatturiere, le priorità possono cambiare: velocità, efficienza, costo. Ma ce n’è una che viene prima…
Sono oltre 40mila le diagnosi energetiche inviate a ENEA nel primo decennio di obbligo (2015-2025) da circa 10mila aziende, equamente divise tra grandi imprese e realtà a forte consumo di energia. Un patrimonio informativo senza precedenti, che ha permesso di attivare oltre 17mila interventi di efficientamento, generando un risparmio superiore a 1,3 Mtep, pari ai consumi medi annuali di più di 4 milioni di famiglie. È quanto emerge dai dati presentati durante l’evento La diagnosi energetica a dieci anni dall’introduzione dell’obbligo, organizzato poco tempo fa da ENEA.
Dal quadro illustrato risulta che il 65% delle diagnosi energetiche proviene dal settore manifatturiero, mentre circa il 25% riguarda il terziario. Un segnale della crescente attenzione alla gestione efficiente dell’energia anche oltre le filiere tradizionalmente energivore. Negli anni, infatti, la diagnosi energetica ha assunto un ruolo sempre più strategico: da semplice adempimento normativo a leva concreta di competitività, capace di orientare le imprese verso investimenti mirati e tecnologie avanzate, spesso sostenuti da premialità e meccanismi di incentivazione.
«Grazie all’obbligo normativo si è creato un vero e proprio ecosistema di imprese, operatori e associazioni di categoria», sottolinea Marcello Salvio, responsabile del Laboratorio ENEA Efficienza energetica nei settori economici.
Un ecosistema che ha contribuito a rendere le aziende più consapevoli dei benefici dell’efficienza, favorendo la diffusione di una cultura orientata al miglioramento continuo.
L’importanza dell’efficienza energetica, del resto, va ben oltre il risparmio in bolletta. In un contesto caratterizzato da prezzi dell’energia instabili, obiettivi climatici stringenti e necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, l’efficientamento rappresenta una delle leve più immediate e vantaggiose per innovare i processi, ridurre le emissioni e aumentare la resilienza delle imprese. Le diagnosi energetiche, con il loro approccio sistemico e misurabile, continuano così a guidare le aziende verso scelte consapevoli, contribuendo agli obiettivi nazionali ed europei di transizione.
Accanto agli interventi tecnici, rimane però fondamentale anche un altro tema: quello dell’informazione corretta. In questo ambito Legambiente ha avviato una campagna contro le fake news energetiche, per contrastare la diffusione virale di notizie fuorvianti che ostacolano la transizione. Un lavoro impegnativo ma prezioso, perché offre l’opportunità di intercettare cittadini e imprese che, pur non avendo competenze specifiche, sono disposti ad approfondire.
Il settore dell’efficienza energetica — soprattutto in relazione alla sicurezza e ai materiali isolanti — è tra i più colpiti dalla disinformazione, come dimostrato dal clamore che ha accompagnato l’uscita della Direttiva Case Green. Per questo è importante chiarire alcuni falsi miti: il cappotto termico non prende fuoco facilmente; l’isolamento parziale non è inutile; le pareti non devono “respirare”; l’isolamento non serve solo nei climi freddi; migliorare le prestazioni energetiche non è necessariamente costoso. Sfatare questi pregiudizi significa creare un contesto più consapevole e favorevole all’efficientamento, completando così il lavoro tecnico e normativo avviato in questi dieci anni.