Presentato lo scorso 25 novembre, l’Electricity Report 2020 a cura dell’Energy & Strategy Group ha fotografato la situazione attuale del sistema elettrico italiano definendo alcuni dei trend che si stanno delineando all’orizzonte.
In questo articolo, vi evidenziamo alcuni dei risultati emersi per macro-argomenti.
Stando al Rapporto, il cambiamento esistente all’interno del sistema elettrico e la progressiva transizione energetica sta portando a una crescita importante delle fonti di energia rinnovabile all’interno del mix energetico nazionale.
In particolare, la produzione da impianti eolici e fotovoltaici, per loro natura non programmabili, ha raggiunto circa 43 TWh nel 2019, pari al 15,3% della produzione complessiva di energia elettrica.
Pur essendo interessante, il tasso di crescita mostrato dalle energie rinnovabili rispetto agli anni precedenti è ancora insufficiente. Per raggiungere gli obiettivi europei e nazionali il ritmo dovrà aumentare. Basti pensare che, entro il 2030, l’obiettivo che il nostro Paese si è dato è quello di raggiungere il 55% di copertura della domanda di elettricità da fonti rinnovabili.
Per facilitare questo percorso, dovrà esserci una significativa evoluzione del sistema elettrico italiano, che dovrà essere in grado di rispondere alle esigenze di maggiore elettrificazione dei consumi. Inoltre, per evitare problemi di congestione di rete, la potenza eolica e fotovoltaica installata andrebbe meglio distribuita a livello geografico su tutto il territorio (Figura 1).
Per effetto dell’emergenza sanitaria e del lockdown, la domanda nazionale di energia elettrica si è ridotta del 12% rispetto allo stesso periodo del 2019 mentre si è assistito a un aumento della produzione di energia proveniente da fonti rinnovabili.
C’è stato un aumento delle quantità di energia scambiate nel MSD (Mercato dei Servizi di Dispacciamento) ma, a fronte di un calo generale dei prezzi, è cresciuto il costo di gestione del sistema.
In generale, la capacità di generazione del sistema elettrico italiano è diminuito negli ultimi anni (circa 119 GW attuali, contro i 128 GW del 2012-2013).
La sperimentazione relativa alle UVAM ha riportato un numero crescente di unità abilitate. A fine luglio 2020 si parla di 246 UVAM abilitate, con un incremento del 58% rispetto all’anno precedente.
Più di due terzi delle UVAM considerate è composto da un unico POD, e più della metà degli aggregati risulta essere di tipo “misto”, ossia vede la presenza sia di consumi che di impianti di generazione, all’interno dello stesso POD o di POD diversi. All’interno delle UVAM abilitate sono presenti 402 impianti di generazione di tipo termoelettrico, idroelettrico e solare fotovoltaico.
In generale, si identifica una buona affidabilità delle UVAM, che hanno garantito la fornitura dell’85,5% delle quantità accettate nel periodo da maggio 2019 a marzo 2020.
A seguito delle disposizione comunitarie e nazionali e di una sempre maggiore spinta verso le rinnovabili, sta emergendo un nuovo soggetto nel mercato elettrico: le Energy Community.
Queste comunità energetiche possono avere diverse configurazioni sia dal punto di vista regolatorio sia da quello tecnologico e si presentano come modello interessante per quanto riguarda sostenibilità economica e possibile diffusione in Italia.
Secondo l’Energy & Strategy Group, nei prossimi 5 anni la diffusione delle comunità energetiche potrebbe portare all’installazione di oltre 3,5 GW di impianti fotovoltaici, generando un volume d’affari di 4 miliardi di euro supportati dagli incentivi esistenti. Entro il 2025, questo significa che le energy community e gli autoconsumatori collettivi di energia rinnovabile potrebbero contribuire al 45% della nuova potenza di fotovoltaico installata con una altrettanto importante riduzione di emissioni di CO2 in atmosfera, pari a circa 23 milioni di tonnellate.
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