Nel contesto della transizione energetica, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano uno degli strumenti più promettenti per promuovere un nuovo modello di produzione e consumo dell’energia, basato su criteri di sostenibilità, partecipazione e inclusività. Questo modello si fonda sul principio dell’autoconsumo collettivo e consente a cittadini, imprese, enti pubblici e terzo settore di condividere l’energia prodotta da fonti rinnovabili, spesso fotovoltaiche, su scala locale.
Secondo i dati più recenti forniti dal GSE, a marzo 2025 risultano operative in Italia 212 comunità energetiche, per una potenza installata complessiva di circa 18 MW e con il coinvolgimento di circa 1.956 utenze. Tuttavia, il numero di iniziative in fase di costituzione o progettazione è significativamente più alto: fonti istituzionali e associative parlano di quasi 600 progetti attivi, segno di un interesse crescente da parte di territori e attori locali.
Nonostante questo slancio, i numeri restano distanti dall’obiettivo fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che prevede – lo ricordiamo – il raggiungimento di 1.730 MW di potenza installata attraverso le CER entro giugno 2026. Le ragioni del rallentamento sono molteplici: ritardi normativi, complessità burocratiche, scarsa conoscenza del modello e difficoltà nell’accesso al credito e ai fondi dedicati.
Una svolta significativa è arrivata lo scorso Maggio 2025 con l’approvazione di un nuovo decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che mira a semplificare l’iter di costituzione delle comunità energetiche. Il decreto introduce procedure più snelle per la formazione delle CER, consente anche ai comuni con meno di 30.000 abitanti di promuovere progetti di comunità e posticipa i termini per l’entrata in esercizio degli impianti finanziati dal PNRR fino a novembre 2025. Questo intervento legislativo si inserisce in una strategia più ampia di promozione della generazione distribuita e della resilienza energetica locale.
In particolare, le principali novità del Decreto sono:
Il provvedimento è applicabile anche alle richieste già presentate.
Anche a livello europeo, le comunità energetiche sono riconosciute come attori fondamentali nella strategia di decarbonizzazione e. partecipazione attiva dei cittadini. Il Parlamento Europeo, nel giugno 2025, ha adottato una serie di misure per agevolare la diffusione delle CER. Tra queste, si segnala l’eliminazione di alcune barriere all’accesso alle reti di distribuzione, la promozione di una regolamentazione più omogenea tra i diversi Stati membri e il rafforzamento dei supporti tecnici e informativi per le realtà locali.
Un esempio è rappresentato dal Citizen Energy Advisory Hub, piattaforma lanciata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di fornire assistenza tecnica, formazione e strumenti digitali a cittadini, amministrazioni pubbliche e associazioni che intendono avviare comunità energetiche nei propri territori. Questo ecosistema di supporto mira a creare un ambiente favorevole alla nascita di progetti locali innovativi e replicabili.
Uno degli aspetti più interessanti è l’evoluzione tecnologica e gestionale delle CER. Non si tratta più solo di installare impianti fotovoltaici sui tetti e condividere l’energia prodotta.
Le comunità energetiche più avanzate stanno integrando nei propri modelli soluzioni come:
Queste innovazioni permettono alle CER di incrementare l’autoconsumo, ridurre i costi energetici per i membri, fornire servizi ancillari alla rete e contribuire alla stabilità del sistema elettrico.
Un altro filone emergente è rappresentato dalle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (CERS), un modello che unisce la transizione verde alla giustizia sociale. Le CERS mirano a coinvolgere attivamente le fasce più vulnerabili della popolazione, offrendo accesso a energia pulita a prezzo equo e promuovendo meccanismi di redistribuzione dei benefici economici generati dalla comunità.
Esperienze pilota in varie città italiane (Torino, Milano, Bologna, Napoli) mostrano come l’integrazione tra progettazione urbanistica, politiche abitative e iniziative CER possa generare impatti positivi sul piano ambientale, economico e sociale. Queste realtà si pongono anche come laboratori di innovazione civica e partecipazione democratica.
Tuttavia, permangono alcune criticità. La governance è spesso poco chiara o dominata da soggetti tecnici, a scapito della dimensione partecipativa. Inoltre, l’assenza di meccanismi chiari per la valorizzazione dell’energia condivisa e per la remunerazione equa degli investimenti rappresenta un ostacolo alla replicabilità dei modelli di successo.
Le comunità energetiche rappresentano una straordinaria opportunità per l’Italia di realizzare una transizione energetica dal basso, resiliente, giusta e sostenibile. Gli strumenti normativi e le risorse economiche ora disponibili possono consentire un’accelerazione significativa, a patto che vengano superati gli ostacoli legati alla burocrazia, alla frammentazione amministrativa e alla carenza di competenze locali.
Nel prossimo futuro, sarà fondamentale accompagnare i territori con strumenti di formazione, piattaforme collaborative e assistenza tecnica stabile. Solo così le CER potranno trasformarsi da nicchia sperimentale a pilastro del sistema energetico nazionale, capace di generare benefici ambientali, economici e sociali diffusi sul territorio.
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