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Face detection: quale ruolo all’interno degli aeroporti?

Face detection: quale ruolo all’interno degli aeroporti?

L’opinione

Gianni Andrei è docente a contratto del corso di formazione per Security Manager presso l’Università di Roma Tor Vergata e presidente onorario di A.I.PRO.S. – Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza.


 

La presenza, negli aeroporti, di telecamere dotate di software di riconoscimento facciale non segue dinamiche lineari.

In fase sperimentale in molti scali, e già operative in altri, sia europei che extra Europa, la loro funzione è, ad oggi, prevalentemente di controllo del passaporto in due aree precise del sito: sicurezza e imbarco. Con una finalità: velocizzare le procedure, smaltire rapidamente le code.

In Italia è l’aeroporto di Roma Fiumicino ad avere installato per primo un sistema in grado di incrociare scansione del passaporto e scansione del volto dei passeggeri, seguito dall’aeroporto di Ciampino.

L’aeroporto internazionale di Atene si è spinto oltre: qui, i passeggeri che lo desiderano (il sistema è in fase di test), possono superare check-in e controlli di sicurezza solo per mezzo della scansione facciale, senza mostrare passaporto, né carta di imbarco.

Ma è il Changi Airport di Singapore a detenere il primato, sia per il numero di dispositivi di facial recognition installati, sia per le tecnologie di ultima generazione utilizzate.

Un appunto a parte va, poi, alla Cina, dove il riconoscimento facciale è ormai di massa e pare non tenere conto delle implicazioni riguardanti la privacy.

Sull’argomento abbiamo chiesto un parere a Gianni Andrei, esperto in sicurezza integrata, docente a contratto di “Risk analysis” e “Organizzazione di sicurezza ed emergenza” nell’ambito del corso di formazione per Security Manager del Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università di Roma Tor Vergata, nonché presidente onorario di A.I.PRO.S. – Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza, partendo dall’analisi dei rischi di quello che è un sito, per sua natura, complesso, critico, sotto il profilo della security.

Quali rischi, dal punto di vista della security, presenta l’aeroporto?

Rispetto ad altri luoghi di transito ad alto flusso di passeggeri quali porti, stazioni ferroviarie e stazioni metropolitane, negli aeroporti sono meno frequenti fenomeni di micro criminalità identificabili in scippi e furti. Il rischio maggiore è, invece, legato alla macro criminalità che, nella percezione comune, è l’attacco terroristico. Un altro rischio è dato da quegli episodi che creano allarme e panico tra la folla, con conseguente pericolo per l’incolumità dei presenti.

Qual è il livello di sicurezza degli aeroporti nazionali e, più in generale, di quelli europei?

È elevato. Si tratta di siti ben controllati. Ma un attacco terroristico mediante esplosioni multiple come quello che ha colpito l’aeroporto di Bruxelles nel 2016, ci insegna che un rischio di questo tipo non è difficile da individuare, quanto da contrastare. Un trolley imbottito di esplosivo trascinato nella sala di accesso ai check-in, come fosse un normale bagaglio, è problematico da monitorare.

Di quali soluzioni anticrimine disponiamo?

In tutti gli aeroporti è attivo un impianto TVCC – Televisione a Circuito Chiuso con funzione di sorveglianza di sicurezza. Le telecamere di un impianto di questo tipo vengono gestite e visionate 24 ore su 24 dalla sala di controllo, dove si trova solo personale specializzato. La caratteristica fondamentale di questo sistema è data dalla possibilità di orientare le telecamere, di zoomare scene e particolari ritenuti sospetti e, in caso di un evento riconosciuto come anomalo, di prevedere un immediato intervento di contrasto con la presenza delle Forze dell’Ordine.

L’utilizzo di telecamere con riconoscimento facciale rientra tra le soluzioni di contrasto al crimine?

Contro il rischio di attacco terroristico, il riconoscimento facciale può fare ben poco. In un aeroporto, le zone da presidiare non sono solo i punti in cui avviene il controllo dei passaporti e le aree di imbarco. L’aggressore, il terrorista può agire fin dal suo primo ingresso alla struttura, fin dalla hall e dalle sale di accesso al check-in. Ed estendere all’intero impianto TVCC il riconoscimento biometrico, diventerebbe di non facile gestione da parte della sala di controllo, oltre che oneroso. Il riconoscimento facciale di tutti coloro che mettono piede in aeroporto, tracciando tutti i visi indistintamente, è improponibile anche dal punto di vista della privacy.

Per quali applicazioni, dunque, è raccomandato il facial recognition in ambito aeroportuale?

Il riconoscimento facciale per l’accesso a zone speciali, strategiche, quale, ad esempio, la torre di controllo, è un’esigenza indiscutibile per la security di ogni aeroporto.

E il suo utilizzo per il controllo dei passaporti?

Si tratta senz’altro di una procedura utile a facilitare, a sveltire le pratiche di controllo, a ridurre i tempi di attesa e le code che si formano ai varchi. Così come la scansione del volto utilizzata come carta di imbarco e altre applicazioni finalizzate, un giorno, a muoversi liberamente in aeroporto senza esibire i documenti. Ma, in questo caso, non siamo più nell’ambito di una strategia anticrimine, che vede al centro azioni volte a contrastare i fenomeni di macro criminalità di cui abbiamo parlato all’inizio.

Di riconoscimento facciale e di altre tematiche riguardanti la sicurezza, se ne parlerà a LUMI 2019 (Bologna Fiere, 21 e 22 novembre). Per maggiori informazioni e per entrare in contatto con l’organizzazione, vai al sito della manifestazione.

Scritto da
Paola Cozzi