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Proof of Concept: tutto quello che c’è da sapere sui POC

Proof of Concept: tutto quello che c’è da sapere sui POC

La sigla POC e le parole Proof Of Concept risuonano spesso quando si parla di innovazione. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Quali sono le caratteristiche essenziali di un POC? Cerchiamo di andare con ordine, azzardando una definizione che aiuti a circoscrivere l’ambito di applicazione.

Cosa significa Proof of concept: una definizione

In maniera estremamente sintetica, il Proof of Concept può essere descritto come una sorta di test che viene condotto per determinare se un prodotto, un’idea o servizio possa essere portato in una fase di commercializzazione. Il Poc, in buona sostanza, consente alle aziende di determinare la fattibilità tecnica ed economica di un’idea o di un prodotto, prima di mettere risorse umane ed economiche dietro a un’idea non testata. Ma a cosa serve? Di norma, il proof of concept – il più delle volte presentato sotto forma di documento o di presentazione – viene fornito a potenziali investitori, gestori e terze parti interessate così da dimostrarne la fattibilità e ottenerne l’approvazione e il finanziamento.

Che cos’è e a che cosa serve il proof of concept

Lo sviluppo di un proof of concept può aiutare gli sviluppatori del prodotto/servizio a identificare potenziali problemi tecnici e logistici che potrebbero interferire con il successo. Ma il POC è qualcosa di più di una semplice operazione di marketing e pubblicitaria per attrarre potenziali investitori e clienti. Piuttosto, porta gli stessi promotori a interrogarsi sulle effettive necessità dei mercati e ad avviare un rigoroso feedback interno, così da ridurre al contempo rischi ed esposizioni non necessari e offrendo l’opportunità alle parti interessate di valutare le scelte di progettazione nelle prime fasi del ciclo di sviluppo. Ovviamente, a seconda della complessità del progetto o dell’idea, un POC può essere più o meno dettagliato, anche se in linea di massima la sua stesura dovrebbe avere tempistiche contenute (nell’arco cioè di settimane o mesi). Quando i proof of concept sono relativi alla tecnologia, devono soprattutto illustrare le capacità della stessa e le innovazioni rispetto alla potenziale concorrenza.

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In questi casi, una volta dimostrata la fattibilità, si può arrivare in una fase successiva alla vera e propria realizzazione di un prototipo che, naturalmente, dovrà essere sottoposto a veri e propri test. Quando invece il POC riguarda soprattutto idee e servizi “immateriali”, solitamente il focus è più concentrato sugli aspetti strettamente finanziari, mirando a individuare elementi che ne garantiscano la sostenibilità nel tempo. In ambedue i casi, comunque, un buon proof of concept dovrebbe necessariamente includere anche criteri per procedere alla valutazione dello stesso (anche tramite appositi KPI) e a una proposta su come procedere nel caso in cui il POC fosse considerato efficace.

I POC come strumento per l’Open Innovation

I Proof of concept sono spesso associati all’ambito startup, perennemente alla ricerca di fondi e finanziamenti per diffondere sul mercato le loro idee. In effetti, le grandi aziende cercano sempre più di innovare e integrare nuove tecnologie nei loro processi per renderli più veloci, migliori e più accurati. In questo senso, le startup possono fornire un contributo estremamente importante in termini di idee innovative, tanto che si tende a parlare sempre di più di Open Innovation. Un paradigma in cui anche l’innovazione nelle grandi imprese industriali (compreso il mondo dell’energia) passa dalla contaminazione e dallo scambio di idee, spesso in concerto con le giovani aziende innovative. Una formula a cui non fanno eccezione le utility del mondo energetico, come ha messo in evidenza un recente rapporto dell’Energy & strategy Group del Politecnico di Milano.

Lo stesso European Reasearch Council (ERC) mette a disposizione dei finanziamenti proprio per supportare i POC a favore di progetti di ricerca e innovazione all’interno dell’UE.

Come realizzare un proof of concept

Per scrivere un Proof of Concept bisogna seguire alcuni passaggi che possiamo individuare in 5 punti principali:

  1. Descrivere il problema a fronte del quale viene proposta la soluzione, definendone i benefici che ne derivano e gli aspetti innovativi.
  2. Individuare tutti i soggetti coinvolti nel problema e nella soluzione.
  3. Effettuare uno studio preliminare per raccontare l’approccio e la strategia legati al modello proposto, con i relativi vantaggi e risultati.
  4. Approfondire i vari aspetti attraverso un’analisi di fattibilità che tenga in conto dei costi, delle fonti di finanziamento, degli strumenti, delle risorese e delle competenze necessarie, del processo di pianificazione e sviluppo dell’idea e del contesto in cui si andrebbe a inserire.
  5. Assicurarsi di poter accedere a tutto quanto è necessario per portare avanti il PoC, dalle singole componenti alle persone, dalle risorse agli strumenti. Inoltre, condividere strumenti di misurazione e modalità di risoluzione di eventuali problemi o malfunzionamenti.

Alcuni esempi di Proof of Concept

In questo contesto, il metodo preferito da un’azienda strutturata per testare una soluzione innovativa (magari appunto proposto da una startup partner) è proprio un Proof of Concept (POC). Gli esempi non mancano di certo: in Italia, fa esplicito riferimento alla formula del Proof of Concept un apposito fondo Enea, previsto dal Piano Triennale 2018-2020. Si tratta di un fondo che sostiene lo sviluppo di tecnologie con un basso grado di maturità tecnologica e di favorirne il trasferimento tecnologico verso l’industria.

A questo scopo sono state rese disponibili risorse finanziarie a breve termine per realizzare esperimenti che dimostrino la fattibilità di una tecnologia o del concept di un prodotto. A livello internazionale, il gestore della Austrian Power Grid (APG) ha realizzato con Energy Web Foundation un PoC per verificare la compatibilità tra Blockchain, gestione della rete e risorse energetiche distribuite. Con questo PoC, APG ha cercato di dimostrare che quando la domanda di energia aumenta o diminuisce sulla rete di trasmissione, l’equilibrio può essere ripristinato da molte piccole fonti di energia distribuita. I prosumer partecipanti collegati tramite Blockchain possono guadagnare denaro mettendo a disposizione i propri impianti per fornire energia, garantendo così un efficace bilanciamento della rete. Un poc proof of concept di questo tipo, insomma, ha affrontato un tema di cui si parla da tempo nel mondo dell’energy (ovvero la possibilità di collegamento con la Blockchain), aprendone la strada a una possibile realizzazione. Esempi di questo tipo ormai sono molto diffusi e interessano tutti gli attori presenti nel mondo dell’energia. Il tema, nel mondo dell’energy, così come in altri settori, resta quello di andare oltre il POC, evitando che le idee innovative restino ferme a questo passaggio, per quanto prezioso.

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Giornalista, mi occupo da tredici anni di tecnologia e innovazione per le imprese ed energia, dalle rinnovabili all'efficientamento energetico.