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Progettazione edilizia innovativa grazie alla digitalizzazione

Progettazione edilizia innovativa grazie alla digitalizzazione

L’edilizia si deve aprire all’innovazione tecnologica. Lo chiede il mercato, i tempi, ma soprattutto la sua stessa sopravvivenza passa da un necessario cambiamento. La digitalizzazione può aiutare in questo percorso evolutivo. Occorre però avere la volontà e la mentalità giusta per farlo. Per riuscire bisogna aggiornarsi, informarsi, raccogliere e condividere stimoli come quelli emersi dal convegno “industrializzazione, nuovi modi di costruire, organizzare e gestire il cantiere, tenuto questa settimana da Assimpredil Ance presso la propria sede, a Milano.

Digitalizzazione, driver del cambiamento in edilizia

Si è partiti dalla visione complessiva del mondo edilizio, «che è un mercato di mercati, molto frammentato e con diversi problemi e complessità», ha affermato il direttore tecnico di Cresme, Lorenzo Bellicini, sottolineando che «occorre rilanciare la bella costruzione mediante l’integrazione, l’innovazione tecnologica». Serve un’inversione di tendenza, che sia in grado prima di tutto di attrarre i giovani verso i mestieri legati al settore edile. Oggi sono proprio loro i primi a essersene allontanati. Inoltre, a livello europeo, il livello di competitività dell’Italia sul tema evidenzia un ritardo significativo.

convegno su edilizia 4.0
Convegno Assimpredil Ance sulla industrializzazione edilizia

Come uscire da questa situazione? I driver del cambiamento, illustrati dallo stesso Bellicini, sono sei: il primo passa proprio dalla digitalizzazione dei prodotti e processi, dall’adozione di strumenti quali il BIM (Building Information Modelling), dalle tecnologie adattative, da Internet of Things e Big Data. Anche le energy technology, ovvero le soluzioni che coniugano efficienza energetica e in generale la gestione dell’energia con l’intelligenza, sono chiamate in causa in questo processo.

Ulteriore driver è l’industrializzazione e prefabbricazione, la robotizzazione e l’automazione. Ma per cambiare, occorre ripensare al modello puntando alla sostenibilità, all’economia circolare, alla resilienza, convinti che la vera sfida delle costruzioni passi dal rispetto ambientale. C’è spazio anche, in tutto questo, anche alle nuove scienze e nuovi materiali edili. C’è altrettanto bisogno che una filiera competitiva, qual è oggi l’edilizia, diventi collaborativa.

È un percorso lungo e complicato, anche per chi ha puntato sin da subito su questi concetti: prendiamo l’esempio di Katerra. Si tratta di una startup statunitense di prefabbricazione nata nel 2015 il cui valore attuale è di 3 miliardi di dollari; è specializzata nell’industrializzazione edilizia, spaziando dalla progettazione immobiliare alla costruzione. Secondo CB Insight, pur avendo investito molto nell’automazione nei suoi stabilimenti sta incontrando difficoltà nell’introdurre nuovi processi produttivi in un’industria. “Potrebbero volerci decenni prima che Katerra e altre start-up pre-fab possano lavorare a pieno regime nei nuovi processi di costruzione e aumentare la portata dei loro progetti”. Tuttavia la strada intrapresa è buona e lo sottolinea la stessa società di ricerca:

“Lo stato attuale dell’industria delle costruzioni indica enormi guadagni di efficienza e rendimenti per gli investitori, se aziende come Katerra lo fanno bene.”

Prefabbricazione in edilizia, un modello a cui guardare

Una strada percorribile per giungere all’attuazione del cantiere digitale può essere quella della prefabbricazione? È un tema interessante e toccato nel convegno dove sono stati esposti vari esempi che mostrano come la dimensione “off-site” offra opportunità nuove. Sebbene non sia nuova, negli ultimi anni si sono avuti vari esempi di un progressivo interesse non solo per le nuove costruzioni, ma per le ristrutturazioni. Lo abbiamo scritto più volte: prima ancora di mettere mano al nuovo, c’è bisogno di riqualificare l’esistente. Serve però un intervento mirato alla ristrutturazione rilevante, capace di elevare le prestazioni energetiche degli edifici al massimo grado, creando cioè edifici nZEB. In sintesi, servirebbe investire sul deep retrofit.

C’è chi lo ha fatto diventare una strada percorribile e ad ampio spettro: per esempio, Energiesprong. È una realtà nata nel 2011 in Olanda, ha spiegato Thomas Miorin, presidente di RE-Lab e direttore Innovazione di Habitech, che sta portando avanti il progetto per l’Italia. Energiesprong, in pratica, rende possibile l’incontro di domanda e offerta e rende finanziariamente interessante l’intervento di ristrutturazione profonda. In diversi Stati si sta sviluppando, come Germania e Regno Unito. Quest’ultimo ha dimostrato una grande attenzione verso l’innovazione in edilizia, promuovendo già anni fa una strategia dedicata. Ed è quello che manca oggi in Italia. È necessario, allora, promuovere iniziative e progetti come quello lanciato da Saint Gobain con XYLiving, un modello costruttivo innovativo composto da elementi modulari in legno, o da Investire Sgr in tema di housing sociale. In questo caso l’esempio di Merezzate (Milano) dimostra la possibilità di realizzare strutture di housing sociale capaci di coniugare tecnologia alla funzionalità e all’estetica, ma anche alla possibilità di generare occasioni di solidarietà e di buon vicinato.

Digital twin e mixed reality, strumenti dell’edilizia 4.0

Quindi, le possibilità di concretizzare forme di edilizia innovativa ci sono, economicamente sostenibili – specie se si riuscisse a renderla sistematica – e capaci di garantire benessere agli occupanti, non solo garantendo risparmio energetico, ma anche comfort.

In tutto questo la tecnologia può offrire un grande contributo e fornire i presupposti per creare un nuovo modello di business e costituire una forte leva occupazionale.

Lo dimostra l’esempio di IMEBCo (Integrated Manufacturing for Ecological Building Construction) piattaforma tecnologica che unisce concetti di fabbrica intelligente, Intelligenza Artificiale, Internet of Things, per realizzare edifici nZEB a elevato comfort abitativo. Significa coniugare componenti su misura, ma anche un sistema informatico integrato su cloud. L’integrazione tecnologica è anche alla base delle proposte di Harpaceas, che ha evidenziato il valore del BIM non solo in sede di progettazione edilizia ma anche nel processo costruttivo e nella gestione dell’edificio. Ma ha messo anche in luce soluzioni che guardano alla mixed reality, basandosi su un visore hololens, per garantire a chi opera sul posto di contare su informazioni in tempo reale. C’è chi va al di là del Building Information Modelling: IN2IT, realtà italiana di supporto per implementare la rivoluzione digitale nella filiera del Corporate Real Estate Management, estraendo valore da processi operativi e risorse facilitando l’utilizzo delle moderne tecnologie ICT. La frontiera che si prospetta è il digital twin, il gemello digitale che permette di fornire e aggiornare le informazioni sul costruito, gestendolo in tempo reale.

Il valore dei dati per il cantiere digitale

Tutte queste soluzioni hanno almeno un punto in comune: il valore dei dati. La loro gestione è fondamentale nel processo di digitalizzazione del cantiere: «i dati sono il petrolio dell’epoca contemporanea», ha sottolineato Angelo Ciribini, docente di Produzione edilizia presso l’Università di Brescia e autentico pioniere in Italia su argomenti legati all’innovazione tecnologica del costruito. È lui a introdurre il tema della digitalizzazione nella seconda parte del convegno. «Oggi siamo di fronte a una ricostruzione del mercato più che degli edifici», ha accennato, mettendo in rilievo le grandi sfide che stanno conducendo realtà quali Katerra o Wework, le loro difficoltà di farsi cogliere quali tech company, in un settore ancora fermo a “mattone e cemento”.

In ogni caso, si va verso un «processo radicale» che coinvolge il settore delle costruzioni che «ridisegna completamente le catene di forniture e i rapporti di forza di chi tiene le fila di questo mercato». La digitalizzazione è una parte integrante di questo cammino, che porterà a mutamenti significativi nel tessuto abitativo e non solo. Implicherà trasformazioni negli edifici, che saranno sempre più da considerare come strutture, ma come fornitori di servizi. Si apre quindi la stagione degli spaces as a service, degli smart spaces, ossia spazi intelligenti e su misura delle esigenze di chi li abita. Su questo occorre che tutte le forze in gioco, non solo industriale, ma anche politica ed economica comincino a ragionarci e a guardare in là e in fretta. Il tempo scorre e la necessità di imprimere cambiamenti nel mondo edilizio, rendendolo moderno e sostenibile non possono più essere rimandati.

Scritto da
Andrea Ballocchi