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Efficienza energetica e imprese: perché sfruttare la diagnosi energetica

Efficienza energetica e imprese: perché sfruttare la diagnosi energetica

Il mese di dicembre è assai “caldo” per l’efficienza energetica in Italia. Scaduto l’obbligo di diagnosi energetica lo scorso 5 dicembre, entro il 22 dicembre le aziende energivore e le grandi imprese devono trasmettere la diagnosi unitamente a tutta la documentazione richiesta all’ENEA.

Ma a oggi qual è lo stato dell’arte? «Emerge un quadro di grande interesse da parte delle imprese, ma anche di EGE ed ESCo che eseguono le diagnosi. Tuttiavia c’è ancora una parte del mondo imprenditoriale che si fa trovare impreparato e che a ridosso della scadenza ha contattato professionisti per adempiere all’obbligo, di fatto arrivando in grande ritardo alla data prevista» afferma Giacomo Bruni, ingegnere e ricercatore ENEA, Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica (DUEE).

Efficienza energetica e imprese: che cosa accade dopo l’obbligo di diagnosi

L’esperto per l’Efficienza Energetica di ENEA, incontrato in occasione di Enermanagement, successivamente alla data fatidica del 5 dicembre fa il quadro della situazione che emerge attraverso l’attività di registrazione al portale Audit 102, dedicato alla trasmissione della diagnosi energetica secondo quanto previsto dall’articolo 8 del Decreto Legislativo 102/2014: «in questo momento sono state caricate meno di duemila diagnosi, i professionisti registrati sono quasi 900, le imprese registrate al 10 dicembre erano 5200. Ci aspettiamo però di replicare i numeri del 2015, contando quindi di avere circa seimila imprese registrate e un numero di diagnosi superiore alle 12mila, fino alle 20mila come numero massimo, che corrispondono alla pressoché totalità delle aziende tenute all’obbligo».

La conoscenza delle scadenze c’è, quindi. Ma ora quali sono le fasi salienti per chi quelle diagnosi energetiche le deve analizzare?

Spiega lo stesso Bruni che l’ENEA ha l’obbligo, entro il 31 luglio 2020, di fornire al Ministero dello Sviluppo Economico gli indici di prestazione energetica dei vari comparti economici: «Si tratta di un lavoro molto ampio e impegnativo, che il DUEE svolgerà in maniera prioritaria».

Nel frattempo c’è la scadenza – 31 marzo 2020 – della registrazione dei risparmi ottenuti dai vecchi interventi.

Sulla base dei dati accumulati sul portale, sia delle diagnosi sia dei risparmi, ENEA produce statistiche dedicate dei risparmi relativi al rispetto degli obblighi di risparmio energetico e dell’abbattimento delle emissioni di CO2 del sistema Paese; «nel caso, invece, delle diagnosi, dopo gli indici di prestazione energetica l’obiettivo è riprendere i tavoli tematici con le associazioni di categoria e con le imprese per aggiornare le Linee guida delle diagnosi e per individuare indici di benchmark, che le aziende potranno utilizzare come target di riferimento per gli anni successivi» sottolinea il research engineer del Dipartimento Unità Efficienza Energetica.

Efficienza energetica e diagnosi: l’aiuto offerto dal monitoraggio energetico

La diagnosi energetica obbligatoria prevede un controllo attento dei parametri aziendali. Da qui discende l’importanza di adottare un sistema di monitoraggio energetico per gestire ed elevare il livello di efficientamento energetico: «… il monitoraggio è l’alleato più prezioso perché da un buon monitoraggio l’azienda acquisisce una grande consapevolezza della propria realtà e del proprio comportamento energetico – risponde Bruno – Il monitoraggio consente di disporre di informazioni relative alla realtà aziendale nella sua interezza e ai vari processi produttivi. Disponendo dei profili di consumo energetico, l’azienda si rende consapevole del proprio comportamento medio e delle distanze rispetto ad esso. Questo aiuta a individuare malfunzionamenti, problemi di carattere tecnico-pratico nei processi produttivi e a partire dai valori medi l’azienda ha la possibilità di costruire propri modelli energetici e sulla base di questi, andare a valutare gli interventi utili, le migliorie da apportare ai cicli produttivi e nuovi comportamenti, misurando così gli scostamenti. Si passa così non solo alla conoscenza dello stato attuale, ma anche alla previsione dei comportamenti futuri e sulla base di questo quadro è possibile prendere decisioni. Quindi, è di grandissimo aiuto la raccolta ed elaborazione dati».

In merito alla tecnologia più interessante in questo senso, l’Internet of Things e l’Intelligenza Artificiale entrano in pieno nel merito del discorso, anche se l’evoluzione in corso è assai rapida e passa dal machine learning e, ancor più, dal deep learning: «personalmente, ho assistito a un impiego sensibile delle reti neurali».

Diagnosi energetica: opportunità per le Pmi

A proposito di diagnosi energetica, sarebbe opportuno considerarla non solo un obbligo per determinate categorie di imprese, quanto una possibilità da considerare per tutte le aziende, anche in vista dell’accesso al meccanismo dei Certificati bianchi.

In questo senso ENEA si muove da tempo per creare attenzione su questo tema, segnala Bruno, a partire da convegni dedicati, per informare e diffondere conoscenza su questo aspetto. «La diagnosi è la fotografia della situazione attuale e la valutazione delle prospettive future; non dovrebbe essere impiegato ogni quattro anni, ma andrebbe prevista sistematicamente per la gestione energetica».

È un’opportunità preziosa anche per le Pmi. «ENEA da tempo promuove attività finalizzate a sensibilizzare le aziende piccole, medie e grandi sull’argomento. Tuttora è in corso la campagna Italia in Classe A, ma ci sono a disposizione le Linee Guida presenti sul nostro sito relative alle diagnosi energetiche, costruite sì sulla base delle indicazioni per le grandi imprese, ma utilizzabili anche dalle imprese di dimensioni più contenute». Non solo: l’Agenzia porta avanti anche progetti europei, tra cui uno proprio al momento in fieri. «Abbiamo partecipato a una call per la diagnosi nelle Pmi e speriamo possa andare in porto. Ci rendiamo conto che le proposte vanno tarate con un’attenzione per ogni territorio e per le realtà più piccole», conclude Bruni.

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Scritto da
Andrea Ballocchi