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Efficienza energetica 2020: cosa cambia per i Certificati bianchi

Efficienza energetica 2020: cosa cambia per i Certificati bianchi

Efficienza energetica in edilizia e nell’industria, Certificati Bianchi, Energy Service Company. Cosa cambierà con il nuovo anno nel mondo dell’energy management? Alcune risposte arrivano dal Rapporto annuale “Investire nell’efficienza energetica: mercati chiave e strategie delle imprese” pubblicato dal CESEF – Centro studi sull’Economia e il management dell’Efficienza Energetica – che alla luce di quanto prospetta il Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) si pone quesiti riguardanti la possibilità di centrare gli obiettivi di risparmio energetico, domandandosi quali siano i settori a più elevato potenziale di efficientamento energetico, come reagiranno le imprese e come affronteranno le ESCo tutto questo scenario.

Efficienza energetica e Piano energetico nazionale: si punta su edilizia ed ecobonus

Si parte dal PNIEC e dalla sua volontà di puntare di più sul residenziale che sull’industria per raggiungere determinati obiettivi di efficienza energetica. “Occorre, infatti, generare 9,3 Mtep/a di nuovi risparmi da politiche attive al 2030: 3,3 Mtep/a nel residenziale, 2,6 Mtep/a nei trasporti, 2,4 Mtep/a nel terziario e 1 Mtep/a nell’industria”. Quindi, il Piano prevede che circa il 35% del target si raggiunga grazie alle detrazioni fiscali, il 29% mediante i Titoli di Efficienza Energetica e la Cogenerazione ad Alto Rendimento; il resto dovrà provenire da un mix di misure alternative (18%) dal Fondo Nazionale Efficienza Energetica (10%) e dal Conto Termico (7%).

Un primo elemento da considerare è il peso specifico ridotto dei Certificati Bianchi: come rileva lo studio, all’epoca della prima formulazione del PAEE (Piano d’Azione italiano per l’Efficienza Energetica) nel 2014 pesavano per il 63%, mentre nella revisione di quattro anni più tardi calavano al 49%, mentre oggi valgono meno del 30%. Il ridimensionamento va visto innanzitutto dalla maggiore considerazione del ruolo del residenziale sull’industriale nella convinzione che l’edilizia abbia ampi margini di miglioramento, mentre il comparto industriale abbia già dato il meglio di sé.

Da qui la spinta all’ecobonus, strumento per la riqualificazione energetica in edilizia, riconfermando ad esempio al 2021 la Cessione del credito per gli interventi sulle parti comuni e introducendo lo ‘Sconto in fattura’; dall’altro, il report evidenzia una “non ben definita riforma profonda del meccanismo dei TEE, lasciando di fatto lo strumento da metà 2018 in una sorta di limbo che ne sta compromettendo pesantemente l’efficacia, la sostenibilità e la fruibilità”.

Efficienza energetica e PNIEC: Certificati Bianchi ed ecobonus a confronto

Lo studio rileva una sorta di competizione per le risorse pubbliche tra residenziale e industriale, che va a influenzare scelte e comportamenti degli operatori, soffermandosi in particolare sul ruolo delle Energy Service Company: alcune, più strutturate, nate dagli accordi di fusioni e acquisizioni tra ESCo e utility, possono cambiare facilmente i propri focus strategici dotandosi delle competenze necessarie per aggredire nuovi settori (il residenziale); “altre, soprattutto le piccole ESCo, credono ancora nel potenziale nell’industria, ma fanno sempre più fatica a convincere gli imprenditori a investire”.

Ma tutto questo rischia di sbilanciare i meccanismi che regolano la possibilità di fare una gestione energetica nei vari ambiti. Da qui la convinzione degli analisti del report che i potenziali di efficientamento energetico siano ancora elevati in tutti i settori: industria, residenziale, trasporti; e che per estrarli occorra dirigere le risorse sulla creazione di un’industria dell’efficienza energetica “piuttosto che sul mero raggiungimento degli obiettivi”.

Tra le varie considerazioni, una piuttosto importante riguarda il peso dei Certificati Bianchi. Nell’analisi fatta dal Centro studi si rileva come i Titoli di Efficienza Energetica e le detrazioni fiscali abbiano costi “radicalmente diversi, a fronte di obiettivi paragonabili”. In particolare,

“seppur gli investimenti sbloccati dalle detrazioni siano pari a 82,5 miliardi di €, la leva è inferiore a quella dei TEE, che, inoltre, hanno un costo-efficacia (€/tep) decisamente più favorevole”.

Esaminando infatti gli impatti di misure e investimenti previsti dal Piano Energia e Clima, i Titoli di Efficienza Energetica nell’industria generano risparmi per 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), investimenti per 13,7 miliardi di euro con un costo per lo Stato di 6,83 miliardi, mentre l’ecobonus ristrutturazioni genera risparmi per 18 Mtep a fronte, però, di investimenti per 82,5 miliardi “e costa allo Stato 45 miliardi”. In altre parole, per risparmiare una tonnellata equivalente di petrolio lo Stato incentiva con 455 euro i Certificati Bianchi e con 2.500 euro le ristrutturazioni edilizie. Così risulta il costo-efficacia molto più favorevole dei TEE. Da qui risulta che questi ultimi sono la misura maggiormente penalizzata dalla nuova pianificazione al 2030. A motivare questa situazione gli analisti non mancano, però, di notare i problemi che hanno limitato l’efficacia di questo strumento e che neppure le ultime modifiche normative introdotte con il decreto correttivo di luglio 2018 hanno migliorato.

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Scritto da
Andrea Ballocchi