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Diagnosi energetica per le aziende, cosa c’è da sapere

Diagnosi energetica per le aziende, cosa c’è da sapere

Entro il prossimo 5 dicembre le aziende energivore e le grandi imprese devono eseguire diagnosi energetica. Si tratta di una misura prevista dal Decreto legislativo 4 luglio 2014, n.102, più conosciuto come legge 102 sull’efficienza energetica che dispone l’obbligo già dal 2015 “e successivamente ogni 4 anni”.

Ma cos’è la diagnosi energetica? A quali aziende è richiesta? Chi può effettuarla? Ma, soprattutto, le aziende sono pronte a eseguirla nei tempi indicati? Il rischio di ritardi c’è.

Diagnosi energetica, cos’è e per chi vale l’obbligo

Innanzitutto, partiamo dalla definizione di diagnosi energetica o audit energetico. A fornirla è il Dlgs 141/2016 che ha modificato il decreto legislativo 102/2014, attuazione della direttiva europea sull’efficienza energetica (2012 /27/UE):

“procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati”.

La procedura per eseguire diagnosi energetiche, chiarisce il Ministero dello Sviluppo Economico, prevede la messa a punto della “struttura energetica aziendale” che, attraverso un percorso strutturato a più livelli, consente di avere un quadro completo ed esaustivo della realtà dell’impresa.

A livello industriale la diagnosi energetica è obbligatoria per le grandi imprese e per quelle a elevato consumo di energia. Nel primo caso rientrano le realtà con più di 250 dipendenti e con un fatturato annuo superiore ai 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio annuo supera i 43 milioni di euro.

Le aziende energivore sono quelle iscritte nell’elenco annuale CSEA – Cassa per i servizi energetici ambientali, e sono caratterizzate da:

  • utilizzo annuo di energia elettrica o di altra energia, pari ad almeno 2,4 GWh
  • un’incidenza del costo dell’energia elettrica utilizzata, rispetto al fatturato, non inferiore al 2%
  • un codice ATECO prevalente, riferito ad attività manifatturiera

Obbligo diagnosi energetica delle aziende: scadenza, sanzioni e chi la fa

Se il 5 dicembre 2015 era la prima scadenza per la consegna della diagnosi energetica, quest’anno ricorre la seconda scadenza. Le aziende che non effettuano l’analisi energetica rischiano sanzioni da quattromila a 40mila euro, mentre quando la diagnosi non è effettuata in conformità alle prescrizioni di legge si applica una sanzione amministrativa pecuniaria che va da duemila a 20mila euro.

Le imprese soggette all’obbligo sono tenute, specifica il Ministero dello Sviluppo economico, a trasmettere la diagnosi unitamente a tutta la documentazione richiesta entro e non oltre il 22 dicembre dell’anno d’obbligo di riferimento. Queste tempistiche e modalità sono state pensate per consentire a ENEA di effettuare i controlli sulla conformità delle diagnosi stesse alle prescrizioni del decreto.

Detto che l’audit energetico è obbligatorio, occorre dire chi lo può svolgere. Da luglio 2016, è materia esclusiva delle ESCo (Energy Service Company), degli EGE – Esperti in gestione dell’energia, figure certificate ai sensi della norma UNI CEI 11339, oppure da un auditor energetico, qualificato secondo la norma UNI CEI EN 162475:2015.

Perché puntare sull’audit energetico

Questi gli obblighi. Ma perché non pensare alle opportunità che il monitoraggio dei consumi e delle prestazioni energetiche può offrire, per migliorare i livelli di efficienza energetica delle aziende? Perché non prendere in considerazione questo strumento anche in maniera volontaria per una certificazione energetica della propria azienda, anche Pmi? Proprio le piccole e medie imprese italiane sono le più svantaggiate in Europa. Lo conferma l’Osservatorio Energia realizzato dal Centro Studi di CNA secondo cui il divario tra l’Italia e la media europea nel 2018 rimane molto ampio e supera il 17%. Ancora più pesante il peso per le micro e piccole imprese, raggiunge il 24,8% nella classe di consumo tra 500 e 2mila MWh e del 19,3% per la fascia fino a 20 MWh.

Diagnosi energetica, com’è percepita in Italia

Intanto lo stato dell’arte in materia di diagnosi energetica lo fotografa il FIRE, Federazione Italiana per l’uso razionale dell’energia. L’ultimo rapporto sugli energy manager si è concentrato sul tema e dall’indagine svolta, si è appurato che c’è ancora da fare per migliorare la situazione.

Se è vero che le aziende intervistate per il 51% dei casi ha dichiarato di ritenere utile la diagnosi energetica, relativamente alla domanda sui risparmi energetici ottenuti, il 25% non sa indicare i risparmi ottenuti.

Esemplare la risposta offerta dal campione alla questione riguardante le sensazioni di ESCO ed EGE sull’implementazione, da parte delle imprese, di un piano di monitoraggio, per il quale l’ENEA ha anche predisposto una linea guida. Il 53% afferma che solo in parte questo è stato fatto e solo l’11% ha dato una risposta completamente positiva. Il restante 36%, sembra non essere proprio in linea con le indicazioni di Enea, con un responso totalmente negativo.

Anche a livello di strumenti adeguati, la situazione è migliorabile: alla domanda posta ai fornitori di tecnologie se, secondo loro, le aziende si sono adeguate a predisporre un piano di monitoraggio dei consumi energetici in base alle linee guida dell’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica, il 47% ha risposto di no, mentre il 47% lo ha fatto solo in parte.

FIRE, nelle conclusioni dell’indagine segnala come la diagnosi energetica, considerando tutte le difficoltà delle imprese e degli operatori, considerando ciò che avviene negli altri Paesi europei, ha comunque sortito effetti positivi nella gran parte dei casi.

“Circa il 95% delle imprese intervistate lo ha ritenuto uno strumento utile, ma ci sono tuttavia ampi margini di miglioramento, soprattutto per quanto concerne la realizzazione di investimenti, il monitoraggio dei consumi e dei risparmi, la considerazione dei benefici multipli da essi derivanti e un approccio volto al miglioramento continuo.”

Scritto da
Andrea Ballocchi