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Certificati bianchi, truffe e dubbi sui Titoli di Efficienza Energetica

Certificati bianchi, truffe e dubbi sui Titoli di Efficienza Energetica

Si torna a parlare di “scandalo certificati bianchi”, sotto forma di truffa perpetrata allo Stato in materia di Titoli di Efficienza Energetica (TEE).

Dopo gli episodi del passato, è emerso di recente un nuovo caso smascherato dalla Guardia di Finanza di Treviso che, nell’operazione “Energia Cartolare”, ha disposto il sequestro in via preventiva di beni per 110 milioni di euro, in profitti illeciti, ma ha stimato un danno allo Stato superiore al mezzo miliardo di euro. Sono 28 gli indagati per truffa aggravata per il conseguimento indebito di erogazioni pubbliche.

Le indagini hanno fatto luce su 15 Energy Service Company (ESCo), colpevoli di aver attestato falsamente al GSE – Gestore dei Servizi Energetici, organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di aver eseguito più di 3.900 interventi di efficientamento energetico. Le operazioni fittizie spaziavano dalla sostituzione di doppi vetri fino all’isolamento termico degli involucri edilizi.

La questione ha sollevato polemiche. Federesco ha preso posizione e, condannando innanzitutto l’episodio, ha però dichiarato in una nota stampa che:

“sono troppi anni che, ormai, a causa di una gravissima mancata ‘manutenzione’ da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e di una intenzionale politica ‘distruttiva’, ‘ritorsiva’ e non propositiva da parte della passata amministrazione del GSE, il sistema dei Titoli di efficienza energetica non rappresenta più uno strumento attrattore di investimenti e non è più una leva di mercato per gli Operatori del settore, malgrado gli obblighi del PNIEC”.

Certificati bianchi, “assenza di controlli”

Federesco ha segnalato una “assenza di controlli e verifiche sistematici e a campione”, previsti per legge “da parte dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, prima, e da parte del GSE, poi”, lamentando anche una “assordante e perdurante assenza di indicazioni in tal senso da parte del Ministero dello Sviluppo Economico”.

Di fatto questo stato di fatto, che si è protratto “per più di dieci anni” ha provocato, a causa della mancata prevenzione, “il dilagare di azioni illegali e di vere e proprie truffe da parte di organizzazioni criminali”. Mettendosi a disposizione per cercare di uscire dalla situazione, la federazione chiede

“ancora una volta che il Ministro dello Sviluppo Economico e il Ministro dell’Economia e delle Finanze intervengano immediatamente ed efficacemente considerando il GSE qual è: quarto gruppo italiano per giro d’affari e, soprattutto, motore indispensabile il “settore della transizione energetica”.

Certificati bianchi, le verifiche del GSE

Il GSE, sui TEE ha segnalato pochi giorno dopo, sempre via comunicato stampa, di aver effettuato tra il 2017 e il 2019 circa 14.400 verifiche relative a RVC Standard (Richieste di Verifica e Certificazione dei risparmi). Il Gestore ha posto sotto la lente d’ingrandimento il meccanismo dei Certificati bianchi e ha affermato che:

proprio in ragione delle criticità relative ai meccanismi di incentivazione basati sulla mera autocertificazione, in particolare alle RVC Standard, già dal 2015, il GSE, in accordo con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha avviato azioni che hanno portato all’abrogazione – con Decreto del 22 dicembre 2015 – delle schede standard 36E, 40E e 47E, all’intensificazione dei controlli in fase di qualifica e soprattutto, anche in collaborazione con la Guardia di Finanza, all’avvio di un numero consistente di verifiche sui progetti di efficienza che hanno beneficiato dei TEE”.

Per far comprendere l’entità dell’analisi ha segnalato che delle 10.600 verifiche concluse, “circa il 95% ha comportato la revoca degli incentivi per un controvalore economico di circa 600 milioni di euro”.

Il fenomeno, quindi, assume dimensioni notevoli. Le cause? Per lo stesso Gestore Servizi Energetici sono da individuare nelle “criticità relative ai meccanismi di incentivazione basati sulla mera autocertificazione”, affrontandole attraverso verifiche e ispezioni.

Certificati bianchi, dubbi e critiche

Nessuno mette in dubbio la validità dei TEE e la loro funzione virtuosa in termini di promozione dell’efficienza energetica. Lo abbiamo scritto e lo ricordiamo come il meccanismo dei certificati bianchi ha permesso di garantire un risparmio energetico di circa 26 milioni di Mtep dal 2005 al 2017 (si veda “Certificati bianchi: cosa sono e come funzionano).

Certo è che qualcosa non quadra. Come ha sottolineato Fiper, Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili, attraverso il proprio presidente Walter Righini.

“Non è in discussione l’attività di verifica del Gestore, funzione attribuitale dal Ministero dello Sviluppo Economico; la nostra preoccupazione risiede nel constatare che al GSE, oltre alla collaborazione con il MISE nell’emanazione delle norme e dei regolamenti vari, è stata demandata anche l’interpretazione delle norme stesse e la determinazione delle linee guida per l’accesso ai titoli di efficienza energetica. Di fatto il GSE ha assunto nel tempo un ruolo legislativo e di controllo senza alcuna possibilità per la controparte se non i sempre più numerosi ricorsi al TAR o la rinuncia a sviluppare nuovi progetti”.

Righini sottolinea i gravi ritardi che tutto questo ha portato: “sono trascorsi quasi tre anni dall’emanazione del DM 11 gennaio 2017”, il cosiddetto Decreto Certificati bianchi. “Un tempo di attesa assai lungo per le imprese: significa bloccare i piani di investimento e fermarsi”.

Scritto da
Andrea Ballocchi