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Certificati bianchi ed ESCO: così evolve l’efficienza energetica

Certificati bianchi ed ESCO: così evolve l’efficienza energetica

Nel settore dell’efficienza energetica in Italia che momento stanno vivendo le ESCOEnergy Service Company, anche alla luce del complessivo ridimensionamento della quota attribuita dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) ai Certificati Bianchi nel complessivo mix degli incentivi dedicati?

La questione l’ha posta il CESEF nel Rapporto annuale dedicato all’efficienza energetica, domandandosi se le ESCo sono attrezzate per le nuove sfide lanciate dal Piano.

Tutto questo si pone in un momento oggettivamente difficile per i TEE (Titoli di Efficienza Energetica). «Il meccanismo è in grande difficoltà, il GSE non sta agendo in maniera proattiva, il Ministero dello Sviluppo Economico nemmeno; stiamo assistendo a una stasi, a una mancanza di iniziativa in grado di aggregare attorno a un tavolo i rappresentanti istituzionali, le autorità e le associazioni di categoria per un confronto necessario, perché altrimenti il meccanismo non procede», sottolinea Alessandro Pascucci, segretario Federesco.

Certificati Bianchi ed efficienza energetica: il ruolo delle Energy Service Company

Le ESCo sono previste dai decreti che regolano il meccanismo dei TEE, «in qualità di società accreditate a presentare progetti di efficienza energetica e ad attivare l’istruttoria per richiedere i contributi economici previsti dalla stessa regolamentazione dei Certificati Bianchi», ricordava Claudio Palmieri, Energy Manager Gruppo Hera, sottolineando che il legislatore intendeva ridurre i punti d’interfaccia tra proponenti e organismi di regolamentazione-gestione del sistema incentivante, individuando come riferimento, oltre ai distributori di energia, anche società di servizi energetici caratterizzate da uno specifico livello di organizzazione. «Di fatto, la nascita delle ESCo è stato uno degli elementi di successo più significativi del meccanismo dei Certificati Bianchi».

Alessandro Pascucci Federesco
Alessandro Pascucci, segretario Federesco

Ma oggi che tale schema incentivante è stato di fatto ridimensionato 63% nella prima formulazione del PAEE nel 2014 al 29% del 2020, come è destinato a cambiare il ruolo e lo spazio delle ESCo nello scenario complessivo del risparmio energetico? «Il focus delle Energy Service Company non deve essere l’incentivo in quanto tale, bensì promuovere l’efficienza energetica, ottimizzando l’intervento dal punto di vista tecnico ed economico, massimizzando la redditività dell’investimento – specifica Pascucci – Di conseguenza, l’incentivo deve essere considerato non il fine, ma uno strumento per agevolare l’investimento, una leva e stimolo per fare efficientamento energetico: più efficiente è l’intervento, più elevato sarà il margine degli incentivi. La ESCo punta tendenzialmente a trovare la migliore redditività dell’investimento per realizzare l’intervento di efficienza, considerando, tra gli altri aspetti, anche la presenza dell’incentivo».

Certificati bianchi ed efficienza energetica: il valore fondante del monitoraggio energetico

Con il meccanismo dei TEE, specie dopo le modifiche apportate nel 2017, ha assunto un valore fondamentale il monitoraggio energetico, «il primo passo da compiere per fare efficienza energetica, ogni volta», puntualizza Pascucci.

La ESCo, per fare una similitudine, interpreta il ruolo del buon medico che ausculta, richiede esami strumentali per comprendere lo stato di salute del paziente e solo al termine fa una diagnosi. Ed è l’unica possibilità concreta per comprendere lo stato da cui si parte e sapere dove migliorarlo. Così diviene essenziale il monitoraggio energetico: «perché è lo strumento che permette di stabilire gli esatti parametri del risparmio energetico ottenibile, definendone gli interventi e gli elementi dell’energy performance contract (EPC) se si valuta che il miglior incentivo, tra quelli disponibili, sono i titoli di efficienza energetica, allora, le misure effettuate serviranno anche per definire la baseline di riferimento e per  inviarle al GSE in fase di proposta».

Il monitoraggio energetico è strumento imprescindibile non solo per le imprese tenute all’obbligo di diagnosi energetica, ma anche per tutte le altre, Pmi comprese. «non è la tipologia di impresa a fare la differenza, ma è la bolletta energetica che questa paga: dalla sua entità discende la possibilità di fare interventi più o meno grandi e di definire  l’investimento e il tempo necessario per rientrarvi».

Certificati bianchi ed ESCO: lo scenario 2020

In prospettiva che ruolo avranno sempre più le ESCo? Sono attrezzate, quindi, per le nuove sfide lanciate dal Piano energetico nazionale? «Nell’evoluzione complessiva è cambiato il panorama del richiedente dei Certificati Bianchi. Il soggetto titolare del progetto è chi realizza l’investimento, ruolo ricoperto dal cliente finale o dalla Esco, nel caso dell’EPC», l’accordo contrattuale tra il beneficiario o chi per esso esercita il potere negoziale e il fornitore di una misura di miglioramento dell’efficienza energetica. «Se non realizza l’investimento, la ESCo può essere l’attore proponente che ha la competenza e la conoscenza necessari per seguire il titolare del progetto, ovvero il cliente finale, nel predisporre tutta la documentazione per accedere ai TEE” – spiega ancora il segretario Federesco. Le Energy Service Company hanno il know-how, ma per realizzare interventi dedicati, devono essere strutturate per assolverlo, superando i limiti stessi della loro natura di società di servizi: «devono essere in grado di creare una rete tra i fornitori di tecnologie e i realizzatori, gli impiantisti, i professionisti e tutti gli altri attori necessari». Devono avvicinarsi nella loro natura, pur senza esserlo, alla realtà del general contractor, avendo la conoscenza adeguata per gestire tutti gli altri soggetti.

Per tutti questi motivi lo scenario che già si sta delineando da tempo è, da un parte, un progressivo assottigliamento del numero delle ESCo strutturate e organizzate, contando sempre più fusioni e acquisizioni da parte di soggetti distributori di energia che le acquisiscono e le inseriscono al proprio interno, oppure, da un’altra parte, attraverso la creazione di reti di Esco su tutto il territorio nazionale che, insieme, possano offrire la capacità di gestione di tutti gli aspetti necessari a un progetto di efficienza energetica integrato: di monitoraggio, di ingegneria e di realizzazione, di verifica e validazione, finanziari e assicurativi, di garanzia di risultato.

Scritto da
Andrea Ballocchi