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Economia circolare e Covid-19: come gestire i rifiuti sanitari e non solo…

Scritto da
Laura Baronchelli
Economia circolare e Covid-19: come gestire i rifiuti sanitari e non solo…

Una crescita del 300% o 400%. Sarebbe questo l’aumento vertiginoso dei rifiuti sanitari registrato nel mese di marzo in alcune aree della Lombardia, come nella bergamasca, a seguito della pandemia da coronavirus. Un problema che riguarda tutto il Paese dato che, in generale, i rifiuti ospedalieri sono cresciuti molto anche a livello nazionale.

Questo quantitativo enorme di rifiuti speciali si è andato ad aggiungere a una situazione già complessa creando un’emergenza nell’emergenza e richiedendo lo sforzo di tutti gli operatori del settore per far fronte alla situazione.

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Rifiuti sanitari speciali: un modello virtuoso

Tra coloro che, in prima  linea, si stanno occupando di salvare la situazione ci sono aziende come Eco Eridania, specializzata nello smaltimento dei rifiuti ospedalieri e responsabile della gestione di almeno 70-80mila rifiuti l’anno (pari al 45-50% del totale italiano).

Il suo è un approccio virtuoso che si ispira ai principi di economia circolare. Una volta raccolti, i rifiuti vengono infatti trattati nel massimo rispetto delle normative sanitarie secondo una procedura molto rigida per poi essere trasformati in energia attraverso l’uso di termovalorizzatori dedicati. L’energia così creata viene immessa nella rete procurando un beneficio alla comunità.

Economia circolare: un modello per la gestione dei rifiuti sanitari (e non)

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Così il chimico Lavoisier aveva a suo tempo anticipato i principi dell’economia circolare. Stando al modello della circular economy, infatti, il sistema economico lineare tradizionale basato sullo schema “estrarre-produrre-usare-gettare” non può più essere valido. Nel caso dei rifiuti, l’approccio da adottare deve essere quello del recupero, del riciclo e del riutilizzo, o, come nel caso della termovalorizzazione dei rifiuti sanitari, della trasformazione in energia. Solo in questo modo si può pensare di allungare il ciclo di vita dei prodotti per generare nuovo valore all’interno dell’economia.

Ecco cosa prevede la “Gerarchia dei rifiuti” sulla base dell’economia circolare.

  1. Prevenzione dei rifiuti: attraverso una ri-progettazione dei prodotti e dei processi, una diminuzione degli imballaggi all’origine ecc. si parla di eco-design.
  2. Riutilizzo: prodotti che possono avere una seconda vita (come contenitori, ma anche oggetti ricaricabili ecc.)
  3. Riciclo: la raccolta dei vari materiali come plastica, vetro, carta ecc. prevede poi un processo di riciclaggio con l’obiettivo di reimmettere i vari materiali nei cicli produttivi.
  4. Recupero di energia: quando i rifiuti non possono essere riciclati o ricondizionati, si può pensare di usarli in processi di termovalorizzazione e conversione in energia. Ovvero trasformazione in altro tipo di risorsa, come nel caso appena visto dei rifiuti ospedalieri.
  5. Smaltimento in discarica: è la fase in cui “non ci può essere più niente da fare” e quindi la discarica sia l’unica opzione possibile.

La valorizzazione dei materiali di scarto e dei rifiuti pericolosi (come quelli sanitari) secondo i principi di economia circolare diventa importante, così come evidenziato anche da alcuni studi della Commissione Europea, come “Communication on waste-to-energy”. Diventa ancora più importante se parliamo di smart city che deve avere, tra gli obiettivi primari, l’ottimizzazione delle risorse, il risparmio dell’energia e la riduzione del proprio impatto ambientale.

grafico sull'economia circolare
Economia circolare: la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Fonte: WHO (World Health Organization)

Economia circolare: l’Italia si sta comportando bene

Nel rapporto di ENEA e del Circular Economy Network (CEN) sull’economia circolare in Italia, pubblicato a marzo 2020, emerge che il nostro Paese è tra i primi cinque a livello europeo per indice di circolarità. Questo significa che si sta comportando bene e che sta registrando un buon livello di efficienza dei processi. Per contro, mancano ancora normative chiare, incentivi e maggiori investimenti in eco-innovazione, fattori questi che potrebbero dare un’ulteriore spinta in avanti. Il nostro Paese non può però permettersi di rallentare il passo, nemmeno nella situazione attuale legata al coronavirus.

Qualche tempo fa, il rapporto GreenItaly, realizzato da Symbola e Unioncamere, aveva riportato come siano 432mila le imprese italiane che hanno scelto di investire nella green economy negli ultimi 5 anni. Un dato che segnala in modo forte come ci si stia muovendo verso l’economia circolare e la riconversione energetica, con un diffuso ricorso all’energia da fonti rinnovabili e ad altre forme di efficienza.

 

Scritto da
Laura Baronchelli