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Digital energy utile alla smart city, ma va usata

Digital energy utile alla smart city, ma va usata

Digital energy fa rima con smart city. Non in senso letterale, ma nel concreto sì. Perché le tecnologie digitali impiegate per gestire i consumi e ottenere efficienza energetica possono aiutare le città a diventare intelligenti. La digital transformation implicherà un cambio radicale e virtuoso delle realtà urbane. Un cambio che tutti noi desideriamo, ma su cui c’è ancora molto da fare, specie in Italia.

La digital energy aiuta a gestire meglio le città

Mettere in relazione aree urbane e tecnologia è quanto mai necessario. Uno dei macrotrend cui si assiste a livello globale è la crescente urbanizzazione. Oggi nelle città vive il 55% della popolazione mondiale. Nel 2050 si arriverà al 68%. Nasceranno molte megalopoli: oggi se ne contano 33, nel 2030 si supereranno le 40, la maggior parte delle quali nei Paesi in via di sviluppo.

La crescente urbanizzazione crea problemi di vario genere: l’inquinamento, il traffico, ma anche la maggiore complessità di ogni servizio, per esempio la gestione e raccolta dei rifiuti.

Per questo occorre pensare sempre più a Big data analytics, Internet of Things, Intelligenza Artificiale per cercare di gestire al meglio smart city, smart building, smart spaces.

Ma a che punto siamo oggi in Italia a proposito di applicazione? Una risposta la offre l’ultimo Digital Energy Report dell’Energy & Strategy Group, think tank del Politecnico di Milano. L’analisi condotta sulle prime 15 città smart d’Italia ha messo in luce l’arretratezza sul tema: solo il 5% dei 353 progetti per la gestione sostenibile dell’energia è digitale. Parliamo delle città più avanzate ed è questo l’aspetto che preoccupa. Il 74% dei progetti è analogico, ossia non impiega soluzioni digitali né come abilitatori né come tecnologia, mentre il 21 è almeno abilitato (digital enabled).

È un problema di sviluppo e di applicazione tecnologica, ma è anche un problema socio-politico: le 15 città considerate, eccettuata Firenze, sono tutte nel Nord Italia. Un terzo sono in Emilia-Romagna, che raggruppa ben 113 progetti.

Sono pochi i progetti e sono altrettanto ridotti gli investimenti in digitale: 47 milioni di euro.

Ma «le tecnologie non sono un problema – ha fatto notare Paolo Quaini, responsabile della divisione Servizi energetici Edison – Il punto è che fuori dall’Italia le cose si fanno. Oggi serve un cambiamento di atteggiamento dell’ecosistema in grado di fornire risposte ai cittadini. Occorre creare il giusto contesto e bisogna lavorare insieme», in una logica di integrazione di competenze in modo da «aiutare la Pubblica Amministrazione a svolgere quello che deve fare».

Le tecnologie digitali abilitanti per le smart city

Posta questa situazione chiaroscurale, come si dovrebbe attuare un processo di innovazione digitale che giovi alle città, facendole diventare smart, contando su una dinamica virtuosa tra soluzioni hardware e sosftware, in un progetto di rigenerazione urbana che farebbe bene ai cittadini, ma anche alle stesse amministrazioni pubbliche? Il salto di qualità necessario, per passare da città attuali a smart city è possibile solo grazie alle tecnologie digitali.

Quali possono essere le soluzioni abilitanti? Qui il report offre una lettura attraverso tre ambiti: living, mobility, environment.

Soffermiamoci sullo smart living: significa, nel caso degli smart building, ragionare di tecnologie in grado di fare efficienza energetica, tramite consumo e monitoraggio intelligenti, applicabili sia al residenziale sia agli edifici pubblici. Si spazia dai sistemi per il controllo dell’illuminazione, all’automazione HVAC ovvero tutto ciò che sovrintende al controllo del riscaldamento e climatizzazione, fino alla autoproduzione e accumulo. Significa, quindi, vedere attuati smart spaces, in grado di garantire comfort e benessere a chi li abita e contare anche su una gestione ottimale dell’energia, non solo risparmiata ma anche auto prodotta.

In ambito pubblico, smart living significa contare su sistemi di sistemi di smart lighting adattativi, oltre che su smart street service.

I benefici portati da Blockchain e Big Data and analytics

Il report si spinge più avanti, nel complesso, guardando ai trend tecnologici che potranno affrancarsi in un domani quanto più prossimo possibile. Qui si ragiona di blockchain e di Big data and analytics, in particolare, capaci di offrire vari benefici. Nel primo caso fornirebbe, per esempio, la possibilità di diminuire l’impatto della mobilità elettrica sulla rete di trasmissione e distribuzione elettrica, abilitando la ricarica Vehicle to grid e/o Vehicle to X: si passa così a considerare un sistema di trasporto intelligente in cui tutti i veicoli e i sistemi infrastrutturali sono interconnessi reciprocamente.

Nel caso dei Big Data e nella possibilità di effettuare analisi, si sa che un passo fondamentale per poter applicare servizi ottimizzati e gestire al meglio le complessità di una realtà urbana, i dati sono un patrimonio cui attingere, debitamente analizzati. In questo caso l’impiego di soluzioni Internet of Things, sensoristica, piattaforme e varie altre applicazioni permetteranno di gestire al meglio l’immensa mole di dati a tutto vantaggio di ogni parte della smart city.

Il fattore abilitante delle energy community

A conclusione del report sulla digital energy, è emersa anche una mappa di soluzioni digitali per il settore energia, applicabili alla dimensione smart city e smart community. Proprio in tema di comunità, la tecnologia potrà aiutare a sviluppare le energy community, ma queste ultime potranno essere un fattore abilitante per lo sviluppo della digital energy. Un recente studio condotto dall’associazione Energy@home dedicato alle potenzialità dei prosumer condominiali evidenzia che in Italia potremmo installare oltre 200mila impianti  fotovoltaici sui tetti condominiali, con un potenziale di almeno 6,5 GW di nuova capacità.

La stessa Direttiva UE 2018/2001 sulle fonti rinnovabili (RED II), che ha avuto il merito di introdurre il termine di energy community, afferma che gli Stati membri “dovrebbero garantire che le comunità di energia rinnovabile possano partecipare ai regimi di sostegno disponibili su un piano di parità con i partecipanti di grandi dimensioni”. Contare sulle fonti rinnovabili e su un ruolo più attivo dei prosumer avrebbe sicuramente vantaggi, segnala ancora il Digital Energy Report: per le utenze energetiche grazie all’ottimizzazione della spesa energetica, attraverso l’ottimizzazione dell’autoconsumo e la partecipazione attiva alla gestione del sistema elettrico, ma anche per la fornitura stessa dell’energia, migliorandone la qualità e l’affidabilità e garantendo anche benefici ambientali, mediante una riduzione delle emissioni inquinanti.

Lo stesso Digital Energy Report rileva l’importanza che hanno le comunità energetiche nell’ambito dell’evoluzione del sistema elettrico verso la smart grid di cui esse “rappresentano uno dei principali elementi costitutivi della sua nuova architettura”.

Scritto da
Andrea Ballocchi