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Certificati bianchi per edifici più efficienti e smart

Certificati bianchi per edifici più efficienti e smart

Dario-DiSanto-FIREL’opinione

Dario Di Santo, direttore FIRE, spiega come il meccanismo dei certificati bianchi, che sta per essere rinnovato, deve evolvere per sostenere l’efficienza energetica negli edifici


Si sta aprendo una nuova stagione per i certificati bianchi. Il sistema di incentivi di più lunga data per l’efficienza energetica sono allo studio per una modifica attesa dalle parti interessate. Il rinnovamento è richiesto per cercare di ridare smalto a uno schema che ha permesso di risparmiare quasi 26 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) dal 2005 al 2017, rappresentando così l’incentivo più produttivo per l’efficienza energetica.

Il calo c’è stato, certificato dal GSE (Gestore Servizi Energetici) nel suo ultimo rapporto, presentato quest’anno: rispetto al 2017 c’è stata una riduzione del 34% di Titoli di Efficienza Energetica. Cosa si sta facendo per rinnovare questo meccanismo e permettere di ridargli nuovo vigore? Per comprendere bene quanto sta accadendo, abbiamo chiesto un parere a Dario Di Santo direttore FIRE – Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia, realtà da sempre dedicata all’efficienza energetica e a fornire supporto agli attori interessati. L’occasione è la Sesta Conferenza nazionale SECEM – Sistema Europeo per la Certificazione in Energy Management, avviato dalla stessa Federazione e dedicato alla certificazione delle competenze degli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE).

Come sta evolvendo il quadro sui certificati bianchi?

Lo schema dei certificati bianchi è stato avviato nel 2005 ed è il più longevo incentivo per l’efficienza energetica. Nel tempo ha subito alcune modifiche e negli ultimi anni sono state adottate alcune regole che hanno di fatto reso più difficile presentare progetti, per esempio introducendo tempistiche più restrittive rispetto alla prima fase di applicazione del meccanismo.

Alle modifiche effettuate, che hanno generato di conseguenza una riduzione di offerta, non si è accompagnata una riduzione della domanda, quindi dei target. Forse si è sovrastimata la capacità del meccanismo di produrre titoli; di certo ciò che più ha inciso negli ultimi anni nel mancato raggiungimento dei target è stato un progressivo restringimento delle regole accompagnato da un atteggiamento del GSE troppo restrittivo, in cui non si è aperto al dialogo. Ciò ha creato incertezza, difficoltà, e una minore fiducia nello schema e quindi più limitate possibilità di considerare il meccanismo dei TEE come un reale incentivo. A ciò si è aggiunto anche il fenomeno delle truffe emerse in maniera preoccupante nel 2017. Questo ha provocato da una parte il blocco dei progetti fraudolenti colti in flagrante, ma dall’altra ha inasprito il meccanismo dei controlli, causando un blocco generalizzato, specie dei progetti sui punti più critici che ha fatto venire meno nel 2018 1.300.000 titoli rispetto all’anno precedente. Da qui il problema tra domanda-offerta, del picco dei prezzi e della necessità di intervenire sulle regole di informazione del prezzo di mercato (che viaggia tra i 250 e i 260 euro), trasformandolo da variabile a fisso, eliminando in pratica il mercato stesso.

Cosa è cambiato oggi?

Si è avviato un approccio più collaborativo col Gestore Servizi Energetici, aperto al dialogo, fondamentale perché l’efficienza energetica è un tema complesso e va spiegato correttamente, illustrando le regole e comprendendo le difficoltà incontrate da chi li richiede e quindi rimodulando le regole in funzione di questo aspetto. È un percorso avviato, a breve si terrà un incontro al Ministero dello Sviluppo economico col GSE e le parti interessate.

Dal lato offerta, cosa occorre fare?

Occorre magari togliere qualche vincolo eccessivamente rigido sulla tempistica di presentazione dei progetti, che oggi va presentata necessariamente prima dell’avvio dei lavori o della consegna dei materiali. Questo, in molti casi, è un limite oneroso.

Inoltre sarà il caso di reintrodurre la possibilità di presentare progetti molto semplificati, tolti a causa dell’emergere delle truffe e del loro conseguente e necessario contrasto. Si è passati così alla necessità di misurare, su tutti i progetti, i consumi reali. Se questo può essere doveroso sui progetti grandi, sui piccoli può essere un problema. Penso ad esempio ai progetti legati a edifici e trasporti, due settori prioritari considerando gli obiettivi Clima ed Energia attesi al 2030.

In tutto questo, FIRE su quali punti pone attenzione?

La Federazione ha coordinato un gruppo di lavoro di cui hanno fatto parte tutti i principali stakeholder, tra cui le associazioni dei distributori di energia, delle ESCo, degli Esperti in Gestione dell’Energia. Si sono fatte diverse proposte mirate a rimettere in moto l’offerta e per questo serve un GSE che collabori, dialoghi, informi. Dall’altro servono anche utenti che sappiano mettersi in gioco e capaci di considerare i certificati bianchi come un meccanismo per fare crescere l’impresa.

Altro punto considerato riguarda la possibilità di eliminare i vincoli temporali oggi presenti, come detto, garantendo un po’ di flessibilità sulla presentazione di un progetto, che così può essere sbloccato. Infine, va reinserita una modalità di valutazione del risparmio semplificata.

Ci sono altri fattori che hanno reso problemativo il meccanismo dei TEE?

Uno dei fattori per cui è andato in difficoltà lo schema è che il Ministero ha avuto difficoltà a intervenire in tempi brevi. Mentre nella prima fase, ogni tre anni veniva predisposto un decreto, si è poi passati a cinque anni. È un lasso di tempo eccessivo, specie se si ravvisano difficoltà che vanno risolte prima. Se si vuole uno schema incentivante valido deve essere l’utente finale, ovvero l’operatore che lo deve utilizzare per fare un intervento, a considerarlo tale.

A proposito dei certificati bianchi a beneficio degli edifici esistenti, come i TEE possono essere utili per convertirli da energivori in NZEB?

Va fatta una considerazione a priori su cosa serva realmente per smuovere questo mercato. Oggi gli interventi si attuano già sugli edifici, ma occorre: farli bene quando si mettono in pratica; accelerare il processo di riqualificazione. Nel primo caso si può riuscire mediante obblighi e accordi volontari che permettano di trovare attori qualificati a mettere in atto interventi ad hoc. Nel secondo caso si può contare già su detrazioni fiscali accessibili tramite cessione del credito che, nel caso dei condomini, possono arrivare fino all’85%. Lo strumento dei certificati bianchi può essere utile dove gli ecobonus non siano impiegabili o dove sia meno necessario: penso, per esempio, all’impiantistica o alla building automation, soprattutto se si interviene su una parte dell’intero edificio.

Quindi, a proposito di building automation, i certificati bianchi possono essere utili per rendere più intelligente ed efficiente l’edificio?

Effettivamente la building automation è uno degli interventi interessati dal meccanismo dei TEE e potrebbe essere ancora più interessante nel caso si potesse semplificare la possibilità di accedervi. Oggi, però, pensare di fare entrare interventi di deep retrofit contando su certificati bianchi è alquanto complesso a causa della complessità dei calcoli necessari a misurare le prestazioni pre e post intervento.

A proposito di certificati Bianchi e di altri temi riguardanti efficienza e gestione energetica se ne parlerà a LUMI 2019 (Bologna Fiere, 21 e 22 novembre). Per maggiori informazioni e per entrare in contatto con l’organizzazione vai al sito della manifestazione

FIRE, in sintesi

La Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia è un’associazione senza scopo di lucro nata nel 1987 e riconosciuta giuridicamente. Attiva nel settore energetico e ambientale, FIRE intende promuovere un uso esteso di buone pratiche per l’efficienza energetica, l’impiego fonti rinnovabili e la sostenibilità. Tra l’altro è nata per offrire supporto agli energy manager, agli operatori di settore e a tutti gli stakeholder del settore energetico. Inoltre provvede alla qualificazione degli energy manager, degli esperti in gestione dell’energia, delle ESCO e degli altri operatori legati all’energy management.

Dal 1992 la Federazione gestisce, su incarico a titolo non oneroso da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, le nomine degli energy manager e ne promuove il ruolo.

Nel 2008 la Federazione ha avviato il SECEM, una struttura interna senza scopo di lucro dedicata alla certificazione delle competenze degli Esperti in Gestione dell’Energia, in accordo con la norma UNI CEI 11339, e accreditata nel 2012 secondo la norma ISO 17024.

 

Scritto da
Andrea Ballocchi